Salone del mobile: una settimana al massimo

by • 15 Maggio 2015 • Design1181

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MILANO. I numeri parlano chiaro: il Salone del Mobile, secondo l’organizzatore, si chiude con un totale di 310.840 visitatori con una presenza del 69% di operatori esteri di alto profilo e con forte capacità di spesa. Viene confermata la forte vocazione internazionale della manifestazione ed è confortante il segnale della presenza dei russi, mentre il primo mercato è la Cina e il secondo paese di provenienza degli operatori del settore la Germania. Particolarmente significativa è l’affluenza da Arabia Saudita, Libano ed Egitto e in crescita i visitatori da Stati Uniti, Gran Bretagna e India.
Anche la città parla chiaro: l’evento è stato più grande di sempre. Il pubblico che si accalca nella festa generale è ancora di più il protagonista di questa settimana, quasi rapito in una frenesia dionisiaca che non risparmia strada, showroom o spazio atipico dedicato al rito.
Tutto sembra indicare la ripresa, non si sa se più annunciata o desiderata, ma comunque ripresa.
Dunque non vi è nessun dubbio? Forse qualcuno.
A un osservatore disincantato il sistema appare come se avesse raggiunto un punto di saturazione, non certo commerciale ma vorremmo quasi dire chimica e fisica, che sottende forse anche a una sorta di punto di arrivo, punto che invita a fermarsi e riflettere. Come in una soluzione satura, si continua ad aggiungere l’ingrediente magico, ma gli elementi non si mischiano più, rimangono separati. Così il pubblico sembra ormai galleggiare su un sistema fatto di aziende, imprenditori, professionisti, media ed esperti del settore che non possono più riceverlo a dosi così massicce ed essere tutt’uno nell’evento prodigioso. La colpa viene data ai digital media e alla mania di catturare immagini e video: la star di Milano dell’anno è Instagram, si legge su Dezeen.com. Tutto è immagine istantanea, bruciata in un attimo sulla rete e forse con poca attenzione alla qualità. Sempre l’influente magazine on line dà voce ai grandi sacerdoti del rito, i designer e gli architetti dello star system che si divincolano irritati da un pubblico ammorbante che quasi vuole affogarli in un diluvio di selfies, in un abbraccio mortale. Proprio loro, creature miracolate da questo grande circo, che scendono a Milano per il loro annuale bagno di folla che ha creato e inverato il loro status, ora dicono basta: non si può andare avanti così. Gricic denuncia, ad esempio, che a Milano i designer siano trattati come una mandria di bestiame da portare in giro. Gli fa eco Starck, facendosi immortalare in uno scatto “no picture, please”- ossimoro new media? – parlando dell’ossessione dell’immagine come di una malattia. Le aziende corrono ai ripari, costruendo spazi fisici protetti ed eventi sempre più esclusivi, si fa per dire.
Forse bisogna fermarsi, forse bisogna fare un passo indietro. Forse fra le feste, gli anniversari e il glamour, bisogna guardare con più attenzione ai valori fondanti: alle persone, alle imprese e alle tecnologie. Forse bisogna credere fortemente e fare in modo che i giovani che si avviano a entrare nella professione della creatività attraverso le scuole e la ribalta del Salone si preparino a essere non piccole star, ma grandi futuri professionisti.

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