Grattacielo Intesa San Paolo firmato RPBW, un nuovo spazio urbano

by • 11 Maggio 2015 • Città e Territorio3105

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TORINO. Il nuovo centro direzionale di Intesa Sanpaolo, firmato RPBW, posto a completamento del fondale scenografico della Spina centrale [l’asse urbano definito negli anni 90 dal PRG con la copertura della trincea ferroviaria; ndr], luogo dalle complesse relazioni urbane anche implicite, è stato in grado di tradurre elementi peculiari della città rimasti celati all’interno dell’involucro come lo scheletro portante di un pensiero attento. Lo specchio di un’anima fordista che cela nelle intenzioni l’eleganza della città storica e l’anima della Torino che sarà, della città del futuro in cui ampio respiro è dato alla dimensione urbana. La sensibilità e l’attenzione di Renzo Piano verso la città e il suo simbolo, la Mole, hanno contribuito a determinare un’evoluzione fisiologica del progetto, dalla fase di concorso del 2006 al progetto esecutivo, fino all’inclusione nel progetto del Giardino Grosa. Ne deriva un edificio leggero, trasparente, attento al tema della sostenibilità che riveste un delicato ruolo urbano di unione del tessuto della Spina.
Il ruolo urbano viene interpretato dall’atteggiamento armonico con il contesto circostante e in una visione allargata dall’apertura al pubblico, che diventa il valore aggiunto in grado di creare effetti indotti.
Nel grattacielo tutto ciò è permesso da un’articolata combinazione di spazi pubblici con un grado variato di apertura – dal Giardino Grosa, all’attacco a terra realizzato dal primo volume che ospita la lobby e l’auditorium al coronamento che ospita la serra bioclimatica, al cui interno sono inseriti un ristorante, una sala espositiva e una caffetteria, a uso della banca – e privati – i piani interrati, il seminterrato (B1), che ospita il ristorante aziendale e l’asilo, e il corpo principale che ospita gli uffici della banca.
Nel grattacielo, la sperimentazione della sintassi del nucleo eccentrico, del telaio in acciaio e della mega-struttura (transfer) si uniscono nella rappresentazione di una nuova espressività, una ricerca architettonica in cui ogni elemento è curato nel minimo dettaglio. Evidente come le scelte progettuali e strutturali vadano influenzandosi inserendo lo spazio e l’involucro in una ricerca estetica e comunicativa, statica e funzionale, in cui l’elemento comune è la ricerca della qualità del vivere.
La struttura del grattacielo è affascinante in una dimensione sia tecnica che estetica; si tratta di una struttura appesa che tramite il transfer, in un gioco di forze, trasferisce i carichi a sei “mega colonne“. Questa scelta, unitamente alla scelta di avere un nucleo eccentrico, permette di generare nella grammatica spaziale il vuoto, che assume la stessa importanza che il silenzio ha nella tragedia, e di conferire ai piani, all’attacco a terra (lobby) e al coronamento (serra) dell’edificio l’elevata permeabilità visiva. Ciò che il visitatore/lavoratore coglie non è l’edificio in sé, ma ciò che si scorge attraverso l’involucro.
La lobby – accoglie il visitatore e ne proietta lo sguardo verso l’immediato contesto: il Giardino Grosa, il caffè sud, il patio del seminterrato, corso Inghilterra, la rampa ecc – conduce tramite le scale mobili all’auditorium – uno spazio in grado di trasformarsi, meccanicamente, in sala conferenze e concerti da 364 posti o sala espositiva variando anche le condizioni acustiche – e successivamente attraverso gli ascensori panoramici che permettono di scoprire il paesaggio in modo graduale, come una sorta di preludio all’interno di un itinerario formale, si giunge, agli ultimi tre piani, alla serra bioclimatica. Si realizza in questo modo una sorta di adattamento psicologico allo spazio della serra, un belvedere che trasporta l’osservatore da una direzione all’altra, proiettando la vista verso le montagne, la collina e la città.
Il volume della serra segna un radicale cambiamento nell’approccio al coronamento dell’edificio alto, da elemento dello skyline a spazio urbano in grado di aprirsi ai visitatori offrendo occasioni diverse che vanno al di là della terrazza panoramica, del ristorante, della sala espositiva e della caffetteria. La vera occasione è vivere uno spazio unico nel suo genere: un giardino, uno spazio di quiete e di sensibilità. Se l’uso del verde nel grattacielo è trasversale dal Giardino Grosa, al patio del seminterrato e ai giardini d’inverno (scale sud), è nel giardino della serra che trova la sua massima espressione. La vegetazione frammentata nasconde o mette in evidenza scorci verso l’esterno. Un ambiente dinamico in cui la contrapposizione interno-esterno viene sospesa in una dimensione psicologica e insieme estetica, capace d’incoraggiare un’esperienza spaziale che stimoli l’immaginazione e trovi rinnovamento costante proprio dal passare del tempo.
La struttura assume qui una nuova connotazione: oltre al sostegno diventa il mezzo per dischiudere viste e prospettive, catturando punti di fuga diversi assolvendo così il ruolo di diverso mediatore in questo rapporto con l’ambiente naturale interno ed esterno.
Dall’interno si distinguono due dimensioni psicologiche dell’approccio al paesaggio: una più intima e riservata (l’interno del ristorante, del bar e della sala espositiva), da cui sono stabiliti opportuni scorci filtrati dal giardino, e una più attiva (le passerelle) da cui si ha una percezione aperta tramite le grandi vetrate (e la doppia pelle dall’elevata trasparenza a est e ovest) che conferiscono al giardino il ruolo di punto centrale dell’esperienza spaziale.
Ci si rende conto di come la composizione architettonica sia informata dalle linee direttrici, o dalle codificazioni, che permettono di leggere i fondamenti del Movimento moderno; tanto da poterne quasi identificare una chiara reinterpretazione in chiave contemporanea. Una particolare codificazione concettuale che ha visto allontanarsi l’attenzione dallo spazio universale modernista per orientarsi verso un primato strutturale e tecnologico che gradualmente si è permeato di nuovi significati (anche urbani). Struttura e tecnologia diventano un linguaggio architettonico, raggiunto con l’incastro controllato degli elementi, attraverso l’utilizzo dei materiali e la composizione dello spazio. Proprio in questo senso l’attenzione si allontana dallo spazio universale modernista e da quelle che, con il passare del tempo, sono diventate le sue codificazioni.
Su questa base, si può identificare il primato strutturale come l’elemento in grado di sublimare quella stessa attenzione verso nuovi stimoli in cui lo spazio è sempre al centro dell’investigazione. La creazione di nuove forme e prospettive non può prescindere dallo spazio: uno spazio vivibile e modellabile sulle esigenze fisiche e psicologiche di chi lo frequenta. Ci si trova a vivere uno spazio (architettonico) complesso nella sua ordinata essenzialità, in cui la componente psicologica del vivere diventa l’estensione della struttura al servizio della composizione.

Committente: Intesa Sanpaolo
Concorso: 2006
Progettisti: Renzo Piano Building Workshop: P. Vincent (partner in charge), W. Matthews, C. Pilara with J. Carter, T. Nguyên, T. Sahlmann and V. Delfaud, A. Amakasu; O. & A. Doizy (modelli)
Sviluppo progetto: 2006-2015
Design team: P.Vincent and A.H.Temenides (partner and associate in charge), C.Pilara, V. Serafini, with A.Alborghetti, M.Arlunno, J.Carter, C.Devizzi, V.Delfaud, G.Marot, J.Pattinson, D.Phillips, L.Raimondi, D.Rat, M.Sirvin and M.Milanese, A.Olivier, J.Vargas; S.Moreau (aspetti ambientali) ; O.Aubert, C.Colson, Y.Kyrkos , A.Pacé (modelli)
Consulenti: Inarco (architetti consulenti); Expedition Engineering / Studio Ossola / M.Majowiecki (strutture); Manens-Tifs (impianti); RFR (facciata); Eléments Ingénieries / CSTB / RWDI (studi ambientali); Golder Associates (idrogeologia); GAE Engineering (prevenzione incendi); Peutz & Associés / Onleco (acustica); Lerch, Bates & Associates (trasporti verticali); SecurComp (sicurezza); Cosil (illuminotecnica); Labeyrie & Associés (audio/ video); Spooms / Barberis (cucine); Atelier Corajoud / Studio Giorgetta (paesaggio); Tekne (valutazione economica); Michele De Lucchi / Pierluigi Copat Architecture (interni); Jacobs Italia (direzione lavori)

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