Roma metropolitana 225 sì di Alemanno

by • 8 Aprile 2011 • Città e Territorio547

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Roma. Il sindaco Gianni Alemanno, ora, ha un’idea di Roma. L’ha fatta conoscere agli Stati generali della Città, il 22 e 23 febbraio, conclusi da Silvio Berlusconi, anche se l’ultimo a parlare è stato Giulio Tremonti, dopo l’inno di chiusura. Gli Stati generali sono stati convocati per presentare il Piano strategico e di sviluppo di Roma capitale (Pss; cfr. box), ma soprattutto per chiamare il governo e la città a scommettere sulle Olimpiadi del 2020, sessant’anni dopo quelle del 1960 che illuminarono la Roma del boom economico. In molti hanno risposto: Diego Della Valle, che finanzia il restauro del Colosseo e per questo omaggiato pubblicamente dal sindaco, ha dato la sua idea di città. «Roma ha già tutto, ha bisogno di poche cose e soprattutto di mettere ordine in quello che già c’è». Come dargli torto? Alemanno invece parla di 225 progetti e cose da fare. Nonostante questo sforzo la Città non viene fuori, resiste alle lusinghe dello show e resta nelle pieghe dei discorsi e delle intenzioni che mirano altrove; affiora solo se ci si addentra nei dati che corredano il Pss, lì dove pochi guardano. Un percorso progettuale che, nonostante i tre anni di gestazione e i diversi eventi, mostra una certa fretta, con il Comune relegato solo a rispondere agli interessi imprenditoriali: alcune volte per dire no (il Gran premio di Formula 1 all’Eur comunque affossato da Berny Ecclestone); altre, sempre più spesso, per dire sì. Ora con il Pss sarà più facile chiedere agli operatori del libero mercato: che cosa volete fare? Si legge, il Pss «consentirà a Roma di proporsi come territorio capace di attrarre risorse, soggetto credibile nell’assegnazione economica e politica di ruoli e funzioni», e ancora «l’azione dell’Amministrazione come leadership aperta, orientata cioè a modulare opportunamente strumenti di governance, e a perseguire in maniera efficace il coinvolgimento delle reti decisionali (partnership) […]».
Sono inoltre evidenti le contraddizioni. Mentre si professa l’idea di una città sostenibile, policentrica e solidale, capace di cogliere la sfida della competizione globale (ancora!) e di puntare sulla cultura e sull’entertainment, contemporaneamente si pensa di realizzare il secondo anello autostradale (il Gra2), o almeno un primo tratto. Però Roberto Colaninno accusa che il collegamento ferroviario con Fiumicino è da Terzo mondo.
Il dubbio che molte delle «cose da fare» restino nelle ambizioni del sindaco è oltretutto concreto: a fronte dei 22,5 miliardi d’investimenti necessari, le risorse pubbliche ammontano a soli 2,6 miliardi (di cui 1,9 da raccogliere con l’indebitamento comunale). Contributi verranno dalla Regione, si afferma, dall’Ue, si spera, e poi i privati ci metteranno, si dice, almeno 12 miliardi. Una cifra impegnativa per una classe imprenditoriale, quella romana, ancora abituata a fare affari con i soldi pubblici e meglio ancora con le aziende pubbliche, come dimostra la vicenda Acea. A questo punto più che il Piano è la conquista delle Olimpiadi a essere strategica, e forse non basta.
I progetti pilota sono 14 (cfr box), in buona parte ereditati dalla precedente amministrazione, dei quali alcuni sono in ritardo cronico: il centro sportivo di Tor Vergata, firmato Santiago Calatrava, doveva essere pronto per i Mondiali di nuoto del 2009! Molta eredità ricevuta e assunta in modo acritico. L’unica novità vera è la ricostruzione di Tor Bella Monaca: un intervento esemplare di quella «ambigua modernità» a cui sembra si voglia piegare il destino di Roma. Dopo i finti centurioni romani ai Fori, ora sono le palme, i capitelli, le logge e le fontane ispirate dal principe Carlo d’Inghilterra per mano di Léon Krier a raffigurare la Roma di domani.
Mettere ordine e governare i cambiamenti: queste azioni basterebbero a Roma, che con l’Alta velocità a Tiburtina cambierà il suo baricentro e che deve essere articolata in Comuni. Una città che deve assicurare la dignità dell’abitare. Nel Pss si legge che sono oltre 6.000 i provvedimenti di sfratti per morosità con una crescita tra 2008 e 2009 del 30,3%. Una città che deve fasi inclusiva e accettare la sfida della cittadinanza: nello stesso periodo la popolazione straniera è aumentata del 9%. Una città la cui periferia è ormai a Orte, la stessa distanza tra Milano e Alessandria. Sempre nel Pss si legge che la popolazione di Roma tra il 2001 e il 2009 è cresciuta dell’1,7%, quella della Provincia del 12,1%: un dato che da solo richiederebbe strategie d’intervento alla scala metropolitana; e invece Roma Capitale si ferma dentro ai confini comunali. E ancora, una città agricola che deve salvare il paesaggio dell’Agro minacciato dal cemento.
In assenza d’idee che si confrontino con le questioni del disagio urbano e che sappiano coniugare il futuro di Roma con la nuova geografia urbana globale che si sta formando, Alemanno propone la candidatura olimpica. La nuova idea di Roma sono le Olimpiadi 2020. Un diversivo per sfuggire alla contingenza che però bussa ogni giorno alla porta: è la città, quella che agli Stati generali non c’era.

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