La «torre orizzontale» di Rho ha 3 pelli diverse

by • 22 Settembre 2010 • Professione e Formazione808

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Rho (Milano). Nei pressi della porta Est del quartiere espositivo, apre i battenti il nuovo centro che ospiterà in un’unica sede integrata le strutture direzionali delle società consociate di Fiera Milano Spa e altri utenti. Progettata, a seguito della vittoria in un concorso internazionale a inviti nel 2008, da Alfonso Femia e Gianluca Peluffo (studio 5+1AA) con Jean Baptiste Pietri e la consulenza di Ai Engineering e IQuadro, la nuova opera, finanziata da Fondazione Fiera Milano sulla base dei programmi d’investimento immobiliare e infrastrutturale in via di completamento, è stata realizzata in poco più di 15 mesi. La «torre orizzontale», come amano definirla i progettisti, è formata da due corpi di 13 piani (con un interpiano a doppia altezza al quinto livello e un grande tetto giardino all’ultimo livello) raccolti in un unico complesso lungo 132 m, largo 16 e alto oltre 50 per una superficie di 21.000 mq. In copertura è stata anche realizzata una piattaforma del diametro di 25 m per l’atterraggio di elicotteri e un impianto fotovoltaico integrato per una potenza di picco totale di 30 kWp. L’edificio, la cui struttura è mista (elementi d’acciaio composti, bullonati in opera, e corpi scala in calcestruzzo), presenta un impianto planimetrico lungo l’asse est-ovest con la facciata principale esposta in prevalenza a sud-est, mentre la parte più chiusa, monolitica e di distribuzione è esposta a nordovest. Il sistema di facciate è realizzato secondo tre tipologie costruttive: la prima, a sud-est, è una facciata continua a cellule con orditura a moduli verticali equipaggiati di vetrocamera selettivi in diverse tonalità di grigio, cui è anteposto un sistema di brise soleil a struttura metallica con lame in vetro dorate; la seconda, sempre a sud-est, è una facciata continua a cellule con orditura a moduli orizzontali a pelle semplice (vetrocamera cui è anteposto un vetro esterno stratificato con interposta rete metallica dorata come schermatura); la terza, a nord-ovest e opaca, è una facciata ventilata in bioblocchi in argilla espansa con elevato spessore (tra 10 e 12 cm) di coibentazione e rivestimento in pannelli di fibrocemento. La trasmittanza termica delle diverse tipologie è assai più bassa dei limiti normativi; il fattore solare delle parti trasparenti è stato calibrato per garantire il miglior sfruttamento degli apporti solari in inverno, evitando al contempo il surriscaldamento e, quindi, l’eccessivo fabbisogno energetico per il condizionamento dell’aria, in estate. Tutti gli impianti, compresi quelli d’illuminazione dotati di dimmeraggio, sono pensati sia per garantire massima efficienza energetica e alti livelli di comfort ambientale, sia per seguire il modulo architettonico della facciata esterna, il quale detta la configurazione flessibile degli interni. La produzione dell’acqua calda e refrigerata e dell’acqua calda sanitaria è effettuata mediante pompe di calore che utilizzano come serbatoio e pozzo termico l’acqua di prima falda. L’acqua di falda è anche utilizzata per le cassette dei wc, per l’irrigazione degli esterni e della copertura verde. L’edificio è classificato in classe A secondo quanto previsto dalla Regione Lombardia. Il cantiere, dati gli esigui spazi per lo stoccaggio dei materiali, si è sviluppato in tempi rapidi grazie all’alta densità di attrezzature (tra cui tre gru in contemporanea) e addetti (fino a 250 uomini al giorno in una doppia turnazione).

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