Massimo Gallione: Non sarà un periodo di transizione

by • 8 Ottobre 2009 • Professione e Formazione517

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Raffaele Sirica, con il suo impegno alla guida del Cnappc, ha contribuito a valorizzare la figura professionale dell’architetto anche al di fuori del mondo degli addetti ai lavori. Come pensa di gestire il periodo «di transizione» fino alle prossime elezioni, a fine 2010?
Non ritengo che questo sia un periodo di transizione, tutt’altro! Lo stato di attuale crisi ci ha spronato ad accentuare i nostri sforzi e l’impegno per approfondire temi e strategie anche di medio e lungo respiro che consentano alla professione di riprendere pienamente il suo ruolo responsabile di classe dirigente nel paese. Se qualcuno pensa che questo sia un Consiglio nazionale a scartamento ridotto, si sbaglia; non ce lo consentono i tempi, la crisi, i nostri iscritti e gli Ordini che, anzi, ci chiedono uno sforzo eccezionale proporzionato a situazioni altrettanto eccezionali. Proprio le migliori virtù di Raffaele Sirica, onestà, trasparenza e sempre il massimo impegno, c’insegnano a non recedere davanti alle difficoltà, per grandi che siano. È certo invece che vi è assoluta necessità di unità d’intenti nel nostro sistema ordinistico, tralasciando sterili polemiche e strumentali attendismi.

Tra i temi caldi e maggiormente dibattuti, che si sovrappongono all’attuale momento di crisi economica, c’è sicuramente quello delle tariffe professionali. Quale sarà la posizione del Cnappc?
Abbiamo già proposto alle istituzioni nazionali e locali un ampio e dettagliato schema di misure anticrisi che attengono ai Lavori pubblici, all’edilizia privata, all’urbanistica, a nuove regole di semplificazione in più settori, a criteri di sussidiarietà degli Ordini a favore dell’interesse pubblico e a norme di gestione economica, finanziaria, fiscale e previdenziale della professione. Abbiamo anche di fatto iniziato un percorso di riforma interna, con le nuove norme di deontologia [vedi box] e trasparenti capitolati prestazionali che agevolino i rapporti tra cliente e progettista, anticipando almeno in parte i prevedibili tempi lunghi di un’auspicata legge di riforma. La piena comprensione e attivazione delle conseguenti azioni in tema d’innovazione, concorrenza e conoscenza c’impegneranno nel nostro lavoro; a questi temi è connessa una precisa strategia operativa costituita da un nuovo modello etico del fare professione e d’identificazione di nuovi mercati, per affrontare l’attuale contingenza e contribuire allo sviluppo del paese. Tali strategie sono necessarie per uscire dallo stallo ormai cinquantennale della professione. L’architettura, in rapporto alla storia del nostro paese, si merita architetti non solo di nome ma anche di fatto, con un nuovo senso di dignità e fierezza. A questi scopi l’etica, oltre al rispetto della deontologia e delle leggi, si dovrà fondare sempre di più sul diritto dei cittadini ad abitare in case sicure, di qualità e con costi manutentivi ed energetici limitati. Parimenti, in urbanistica, l’etica dovrà fondarsi sulla qualità del progetto delle città, sul rispetto del paesaggio, sulla prevalenza della risistemazione dell’esistente disagiato e sulla limitazione del consumo di nuovo territorio. È facile comprendere che il tema delle tariffe, pur centrale, rientra in questo più ampio schema di riforma; il criterio di una concorrenza qualitativa basata sulle norme europee, interpretata al massimo del suo ribasso concettuale dal nostro Codice degli appalti, è un passo fondamentale che la nostra politica e la nostra economia stentano ancora a comprendere. L’Italia deve rapidamente decidere se rientrare nel più avanzato contesto europeo o restarne ai margini; noi abbiamo già deciso e non intendiamo recedere.

La formazione continua per i professionisti e i tirocini sono altri due temi al centro del dibattito. Come pensa di agire?
Sia la formazione continua che il tirocinio rientrano nello schema prima descritto; la qualità del progetto, il contenimento dei consumi, un progetto del paesaggio ecologicamente responsabile, un’urbanistica fatta di rigenerazione, il criterio antisismico sul nuovo e sull’antico e molto altro ancora rientrano nel nostro concetto di un’etica professionale costruita non solo sulle norme, ma soprattutto sulla conoscenza. In sostanza, il nostro è un progetto che vuole contribuire a riformare positivamente il paese; certo ci può essere sempre qualcosa di fumosamente migliore, ma a questa ponderata concretezza del fare tutti noi architetti, indistintamente e con determinazione, oggi siamo chiamati a contribuire.

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