Quando sono gli agricoltori a occuparsi di paesaggio

by • 26 Agosto 2009 • Città e Territorio741

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Mai come oggi il paesaggio è discusso, sbandierato, legiferato e al contempo trascurato e confuso nelle sue accezioni: serviva allora un altro festival, stavolta dedicato al paesaggio agrario? Sì, e per due motivi. Primo, perché esso riconduce alla centralità delle culture/colture agricole nella formazione del paesaggio italiano, non correndo il rischio di essere ridondante; il tentativo di riallacciare il discorso sul paesaggio a partire dalla sua principale matrice costituisce un’operazione utile e necessaria, certamente non originale ma che s’avvale, con il festival, di un dispositivo di divulgazione incisivo. L’utilità non va affermata solo sulla valenza mediatica, ma soprattutto sul fatto che esso è organizzato
da coloro che producono davvero il paesaggio, senza progettarlo: gli agricoltori; e qui siamo al secondo motivo. Il Festival del paesaggio agrario (tenutosi dal 19 al 21 giugno) è stato organizzato dalla Cantina di Vinchio Vaglio, nel cuore del Monferrato, con la partecipazione di un insieme di soggetti dalla consueta composizione (istituzioni, associazioni, aree protette) messo in moto da un gruppo di agricoltori. La Cantina prova a porsi in forma consapevole come strumento di connessione tra agricoltura di qualità, tutela dell’ambiente e identità del paesaggio rurale. Di tale passaggio è corresponsabile il Comune di Vinchio (Asti; nella foto), la cui politica ambientale – con certificazione Iso 14001 (2006) e registrazione Emas (2007) – intende ridefinire i legami tra paesaggio, cultura, economia. L’idea che l’agricoltura e l’ambiente siano divenuti elementi costitutivi
e indissolubili della produzione di qualità, entro un modello di sviluppo sostenibile, aperto a nuove prospettive di formazione e lavoro, trova in Vinchio un importante esempio tra i molti piccoli comuni. Nelle colline dell’astigiano si delinea un’esperienza capace di confluire nel dibattito sul paesaggio a scala nazionale: la candidatura di quest’area al riconoscimento Unesco come Patrimonio dell’umanità sembra uscirne rafforzata.

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