In Liguria, finalmente qualcuno contro il cemento

by • 26 Agosto 2009 • Città e Territorio652

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GENOVA. Qualcosa si è mosso in Liguria: è stata approvata in Regione la variante al Piano territoriale di coordinamento paesistico (il primo d’Italia, varato nel 1986). Sulla scia del Meeting sul paesaggio tenutosi a Genova nel novembre 2008, viene oggi sottolineata la necessità di una rigida tutela dei tratti di costa e dei promontori ancora inedificati. Nel momento in cui si sta assistendo a una seconda «rapallizzazione», finalmente qualcuno sembra accorgersi di quello che sta accadendo. Ma non avrà vita facile: numerosi sindaci e i presidenti delle Province di Savona e Imperia si sono già schierati contro questa decisione dichiarandola illegittima, in quanto presa senza consultarli. Proprio loro che da anni stanno svendendo i pochi tratti di costa ancora liberi e, con la scusa del recupero ambientale, stanno realizzando porticcioli e centri commerciali ovunque. Una marea di seconde case, inutili in una regione che ne ha d’avanzo e continua a spopolarsi. È il tipico caso italiano, che vede i sindaci finanziarsi con gli oneri di urbanizzazione, mentre in Europa chi consuma territorio viene sanzionato.
Domina l’assurdo: in un luogo la cui risorsa primaria è il turismo, non sarebbe più redditizio cercare d’incrementare le attrattive, piuttosto che perseguire l’ormai obsoleto «modello Sardegna»? E costruire villette e porticcioli invece dei palazzoni da periferia urbana sembra davvero un misero passo avanti.
Una buona occasione cresciuta male è la trasformazione in pista ciclabile della linea ferroviaria costiera dismessa tra Ospedaletti e San Lorenzo al Mare. Un Prusst (Programma di riqualificazione urbana sviluppo sostenibile del territorio) per attrezzare 24 km attraverso zone vergini e paesi costieri che riconnettono la terra al mare. Un progetto potenzialmente all’avanguardia in un territorio che più in là del turismo delle seconde case non è andato; ma ecco che a ben guardare salta fuori anche qui il ce mento. Perché alle piste ciclabili si cominciano a unire zone di sosta attrezzate, spazi commerciali, alberghi, fino all’onnipresente porticciolo, come spiega molto bene il libro Il partito del cemento (Preve-Sansa, Chiare Lettere, Milano 2008).
Entro questa grande opportunità le buone notizie vanno cercate alla microscala. La passeggiata tra Celle Ligure e Varazze e quella sul limite doganale Reefer Terminal di Bergeggi, entrambe firmate dallo studio savonese dell’architetto Marco Ciarlo, lasciano un minimo segno, di cui si apprezzano la cura e l’amore per il territorio. Ad Arenzano il Comune cede un sedime ferroviario dismesso a un privato e ne guadagna un affascinante lounge bar progettato dallo studio genovese Amw.
Una visione equilibrata volgerebbe lo sguardo all’entroterra, territorio dalle enormi potenzialità abbandonato a se stesso. Qui la lungimiranza di una società alessandrina ha ridato vita, ormai da un decennio, al borgo di Colletta di Castelbianco, che ha attirato investitori da tutto il mondo. Restaurato da Giancarlo De Carlo, questo gruppo di case in pietra aggrappato alle scoscese pendici delle Alpi Marittime e disabitato dagli anni sessanta, è stato interamente cablato secondo un progetto telematico d’avanguardia. Da questo esperimento-pilota avrebbe potuto svilupparsi nelle valli e negli affascinanti borghi ancora abbandonati il modello dell’albergo diffuso, che invece inizia solo ora a essere (malamente) considerato.
Serve una pianificazione globale, non puntuale, più interessata a demolire e lasciare spazi liberi piuttosto che a occuparne di nuovi, salvaguardando così i paesaggi in cui gli abitanti si riconoscono. E se per farlo servono soldi, far pagare finalmente il giusto prezzo ai titolari delle concessioni demaniali sulle spiagge. Proprietà di tutti i cittadini.

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