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Diana CartaWritten by: Reviews

Half-Earth, le mini utopie di Steven Holl per il paesaggio

A cura di Fulvio Irace, una mostra sui più recenti progetti dell’architetto nordamericano, che mettono al centro la salvaguardia della biodiversità

 

RHINEBECK (STATI UNITI). L’Archive Gallery della Steven Myron Holl Foundation ospita la mostra “Steven-Holl: Half-Earth”. Attraverso disegni, acquerelli e plastici dell’architetto, si esplorano le implicazioni creative di una nuova fase del progetto di Holl, volte a esaminare le prospettive, aperte dall’emergenza pandemica, sulle responsabilità dell’architettura verso l’ambiente.

La galleria, inaugurata a settembre con una mostra dedicata a Giuliano Fiorenzoli, è estensione degli spazi dell’Architectural Archive and Research Library, dove sono conservati più di 3.700 volumi, 20.000 acquerelli e altri disegni di Holl (testimonianze di ogni fase del processo di progettazione dei suoi lavori), opere d’arte originali, schizzi, disegni e stampe di numerosi artisti, compresi i lavori di Louis Kahn, Zaha Hadid e Lebbeus Woods, oltre ai numerosi modelli architettonici (1.200 in totale, dal 1977 ad oggi).

Il complesso si trova all’interno della T Space Reserve, a Rhinebeck, avvolto dagli alberi della riserva naturale che compone il suggestivo paesaggio naturalistico a nord della città di New York. È un luogo che fin dal passato ha rappresentato una meta ambita dai pittori della Hudson River School, ispirati dal mutevole bagliore del “miracolo” giornaliero del tramonto nell’Hudson Valley. Ancora oggi, l’arte continua a essere una presenza dominante dell’area: lungo le sponde del fiume sono attivamente coinvolte nella scena artistica contemporanea numerose gallerie e istituzioni culturali.

In tale contesto, l’Archive Gallery diviene un luogo emblematico per esporre il recente lavoro di ricerca dell’architetto sulle tematiche ambientali.

 

Il monito della biologia

Negli ultimi anni Holl si è misurato attraverso la pratica progettuale con il significativo messaggio del biologo statunitense Edward Osburne Wilson (1929-2021) il quale, nel suo noto testo Half-Earth, da cui la mostra trae il titolo, pone la salvaguardia della biodiversità al centro delle sue riflessioni sul mondo naturale; Wilson scrive: “Propongo che solo impegnandoci a destinare la metà della superficie del pianeta alla natura possiamo sperare di salvare l’immensità delle forme di vita che lo compongono“. Il concetto di Wilson è sviluppato e ampliato nel particolare corpus di opere di Holl, ponendo la biodiversità come la primaria forza trainante di ogni futura teoria dello sviluppo del paesaggio.

Traslare tali concetti all’interno della disciplina dell’architettura rappresenta un impegno che, per l’architetto americano, non si manifesta solo attraverso la scelta dei materiali e dei dettagli tecnologici, ma ambisce a un obiettivo di ordine superiore: la preservazione del paesaggio. Mai come negli ultimi anni l’allarme ecologico sta segnando la comunanza di destino tra uomo e natura, quest’ultima intesa non come materia inanimata ma piuttosto come materia vivente. È la vita, e non solo l’essere umano, il motore di lunga durata che guida il mondo in divenire, ed è quindi la vita che il progetto deve imparare a servire.

In questa cornice, dove la teoria antropocentrica viene ribaltata, vengono esposti i recenti progetti più significativi di Holl attinenti al tema: Prati di Tivo (Parco Nazionale del Gran Sasso), Architectural Archive and Research Library (T Space Reserve, Rhinebeck, NY, 2019), Ex of IN House (T Space Reserve, 2016).

L’architetto risponde così alla sfida lanciata dal messaggio wilsoniano di Half-Earth attraverso ciò che lui stesso definisce delle “mini utopie” volte a ripristinare e preservare ampie porzioni di paesaggio naturale attraverso un’architettura ecologica. Il discorso non riguarda i contesti solamente naturali, dove i progetti sono a guardia dei paesaggi protetti, ma finanche quelli urbani, nei quali Holl propone sistemi d’insediamento ad alta densità, in contrapposizione allo sviluppo della città orizzontale. Difatti, il latente interesse verso le tematiche ambientali nel lavoro dell’architetto si esplicita fin dai progetti più remoti, anche questi esposti nella mostra, come ad esempio Edge of a City projects: Erie Canal (Rochester, NY, 1989), Stich Plan (Cleveland, OH, 1989), Spatial Retaining Bars (Phoenix, AZ, 1989), Spiroid Sectors (Dallas, TX, 1989), Parallax Towers (New York, NY, 1989) e la Dotted Line Desert City (tra Dallas, TX e Phoenix, AZ, 1990), che sembravano già mettere in atto quella volontà di riservare alla natura la propria legittima parte.

La mostra diviene così significativa per meglio comprendere il lavoro dell’architetto, ponendo le opere su una linea temporale e facendo emergere un fil rouge costituito dalle tematiche ambientali.

Immagine di copertina: © Susan Wides

 

“Steven Holl: Half-Earth”
Fino all’1 aprile 2024
T Space Reserve, Rhinebeck, New York
A cura di: Fulvio Irace

La mostra è stata precedentemente allestita presso la Galleria Jannone Disegni di Architettura a Milano dal 26 maggio al 28 luglio 2023

Autore

  • Diana Carta

    Architetta e saggista, avvia la professione tra l’Italia e gli Stati Uniti collaborando con studi internazionali a New York, tra i quali Richard Meier&Partners e lo Studio Fuksas a Roma. Partecipa a diversi progetti editoriali, tra cui la più recente monografia su Richard Meier. Affianca all'esercizio della libera professione l’attività di ricerca e di supporto alla didattica presso il Pratt Institute a New York e il Politecnico di Milano. Collabora con riviste di architettura quali «Domus» e «The Plan» ed è membro della redazione de «l’Architetto». Nel 2018 pubblica il libro “Lake of the Mind, a conversation with Steven Holl” e attualmente svolge la libera professione in Italia e all'estero

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Last modified: 14 Febbraio 2024