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André Corboz: non c’è territorio senza il suo immaginario

Una mostra a Mendrisio illustra il lavoro dello studioso dal ruolo chiave nella formazione di molti architetti contemporanei

 

MENDRISIO (SVIZZERA). La mostra “Il territorio come palinsesto: l’eredità di André Corboz”, a cura di André Bideau e Sonja Hildebrand (con Anna Bernardi, Elena Cogato Lanza e Frida Grahn) presso il Teatro dell’architettura, presenta alcuni dei materiali dell’archivio (ora conservato presso la Biblioteca dell’Accademia di architettura) di André Corboz (1928-2012), complessa figura di storico, teorico e docente attivo tra Svizzera, Canada e Stati Uniti.

Costruire una mostra che illustri il lavoro di uno studioso non è mai facile impresa. Tuttavia i curatori sono riusciti a presentare il “caso Corboz” attraverso un percorso d’immagini avvincente: la formazione irrituale (laurea in Giurisprudenza, per qualche anno funzionario nell’amministrazione pubblica e contemporaneamente cultore di Storia dell’urbanistica e dell’arte, ma anche poeta e insegnante), le ricerche molteplici (Palladio, Hubert Robert, Venezia e Canaletto, ma anche le strutture organizzative dei territori e delle città e le loro trasformazioni nel tempo) e i viaggi di ricerca (dalla Svizzera agli Stati Uniti, attraverso l’Italia) sono indagate non solo in relazione alle trasformazioni che hanno investito i luoghi fisici e gli ambienti culturali nei quali si sono compiute, ma anche sullo sfondo del dibattito internazionale sull’architettura, la città e il paesaggio degli ultimi cinquant’anni, evidenziando il ruolo giocato dallo storico ginevrino nella formazione di molti tra gli architetti contemporanei più impegnati nel rinnovamento della progettazione.

In questo senso le due sezioni della mostra (“Come leggere il territorio” e “Produzione di saperi e storiografia”) consentono di aprire una molteplicità di sezioni poco convenzionali sul dibattito intorno all’architettura, la città e il territorio della seconda metà del Novecento, attraversando i contorni di una disciplina che, collocando al proprio centro lo spazio alle diverse scale, si dispiega principalmente come interfaccia tra saperi differenti.

 

Il territorio come palinsesto

Al centro della mostra sta la metafora del territorio come palinsesto, della quale sono ricostruite le basi teoriche ed evidenziate al contempo le ricadute operative, mostrando in Corboz una postura nei confronti della ricerca che non rinuncia mai a mettere le mani nei processi per porre domande e trovare risposte. Questo appare evidente nell’insistita ricerca sulle mutazioni del territorio svizzero, le sue strutture insediative, la rete delle infrastrutture per la mobilità, sino al lavoro su Carouge, cittadina situata nella periferia di Ginevra.

“Inventare Carouge” inaugura una metodologia di mappatura eminentemente visiva tra ricognizione sul campo (diagrammi e fotografie dell’autore) e ricerca cartografica e iconografica che avrà esisti di grande rilevanza sia nelle successive ricerche di Corboz (l’uso della griglia nel territorio americano, la struttura degli spazi di transizione e il loro ruolo nei territori dello sprawl e nei centri storici urbani in Europa).

 

Due postulati dietro una visione

In questo approccio il paesaggio è letto come “spazio incessantemente modellato”, quindi in continua trasformazione per effetto di fenomeni naturali che coinvolgono un ambiente e la comunità dei viventi che lo abitano, ma anche di progetti intenzionali e opere concrete finalizzati a rendere abitabile il mondo umano anche e soprattutto in relazione ai processi spontanei. Sono impliciti in questa visione due postulati. Il primo afferma che il riconoscimento di questa dinamica tra naturale e antropico consente di far luce sulla complessa questione della costruzione di senso e quindi del riconoscimento delle identità dei luoghi rispetto alla loro forma fisica, superando il meccanicismo della visione classica per cui il paesaggio si dispiega nella relazione sequenziale tra cosa in sé e sua rappresentazione. Ricorrendo alle parole di Corboz: “non vi è territorio senza l’immaginario di un territorio”. L’immaginazione entra in gioco nella ricerca sui territori e sulle strutture insediative mettendo tra loro in tensione prospettiva storica e prospettiva morfologica: utilizzando tecniche di montaggio e accostamento formale di natura quasi surrealista, apre lo spazio per lanciare nuove ipotesi interpretative e per avviare nuovi percorsi di ricerca tra concetti spaziali, analogie e metafore, ben descritto nella sezione “La forma urbana”.

Il secondo postulato implicito nella metafora del territorio come palinsesto afferma che, nel continuo processo di trasformazione di un territorio, la relazione tra fenomeni di origine naturale e azione antropica è soggetta a continui aggiustamenti reciproci in cui è possibile riconoscere un’attività progettuale (collettiva e individuale) che tende a orientare il processo verso obiettivi prefissati, anche se a volte in conflitto gli uni con gli altri. Per usare le parole di Corboz, “il territorio è un progetto”, intendendo il progetto non come una prefigurazione che tende verso una forma chiusa e definita, ma piuttosto come l’insieme delle azioni che innescano processi di trasformazione secondo dinamiche e geografie spesso imprevedibili.

“Paesaggio come opera aperta” è la sezione che, muovendo dai riferimenti allo strutturalismo e alla semiologia, ricostruisce quel percorso che giunge con grande anticipo a evidenziare come ogni trasformazione coinvolge insiemi – spesso in conflitto gli uni con gli altri e non sempre ordinati al loro interno – di pratiche e valori sociali; di norme e vincoli giuridici; di aspettative, memorie, volontà, programmi e rappresentazioni. Il che ci porta all’idea contemporanea di progetto-processo multiscalare, multidisciplinare e rivolto a una molteplicità di attori differenti che impegna le esperienze più interessanti dell’architettura e, in particolare, del paesaggismo contemporaneo, tra Paola Viganò, Georges Descombes e altri.

Immagine di copertina: © Enrico Cano

 

 

«Il territorio come palinsesto: l’eredità di André Corboz»

Teatro dell’Architettura – Mendrisio
4 novembre 2022 – 5 febbraio 2023

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Last modified: 9 Gennaio 2023