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Written by: Patrimonio

Emilia-Romagna, il punto a dieci anni dal sisma

La Regione illustra la ricostruzione di beni vincolati, chiese e centri storici; ma che ne è dei beni artistici mobili?

 

BOLOGNA. A dieci anni dal terribile terremoto dell’Emilia-Romagna e delle province di Mantova e Rovigo, in Lombardia e Veneto, con le forti scosse del 20 e 29 maggio 2012 che provocarono 28 morti, oltre 300 feriti e 45.000 sfollati, la Regione presieduta da Stefano Bonaccini ha fatto il punto sulla ricostruzione. Lo stesso Bonaccini e il sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi hanno fornito un’ampia messe di numeri, spiegando che “La ricostruzione nelle province interessate dal cratere, ossia Modena, Reggio Emilia, Bologna e Ferrara, ha ormai superato il 95% degli edifici privati lesionati, che sono stati ristrutturati o ricostruiti. I danni furono di oltre 12 miliardi di euro e, oltre alle famiglie, il sisma mise in crisi anche il comparto produttivo del biomedicale che incideva al tempo per il 2% del PIL nazionale. Finora sono stati concessi poco meno di 6,5 miliardi a famiglie e imprese, permettendo di ripristinare 17.500 abitazioni, oltre a 570 scuole e migliaia di attività commerciali, artigiane e dei servizi, industriali e agricole, cui si assommano 1.100 interventi nei centri storici e 330 chiese riaperte al culto”.

 

Una gestione post-sisma esemplare: beni vincolati, chiese e centri storici

Visti i dati, dice la Regione stessa, la gestione post sismica è ritenuta senz’altro un esempio a livello nazionale per quanto riguarda la ricostruzione, tanto che il cratere sismico è passato dai 59 comuni iniziali nelle quattro province agli appena 15 di oggi, quasi tutti nella Bassa tra Modena e Ferrara. Finora, per venire alle opere pubbliche e al comparto dei beni culturali vincolati, sono stati investiti 1,477 miliardi: gli interventi eseguiti nel Programma delle opere pubbliche e dei beni culturali sono stati 1.788, di cui 1.708 con copertura completa dell’intervento, mentre sono 651 i cantieri conclusi e 611 quelli ancora in corso.

Le chiese danneggiate dalle scosse, che raggiunsero i 5,9 gradi sulla scala Mercalli, furono 495, di cui 325 risultarono inagibili. Sono stati stanziati 346 milioni (per 478 edifici di culto), e oggi sono 330 le chiese riaperte e 130 i cantieri attivi, per un importo totale di 113 milioni di lavori. Per quanto riguarda specificamente i centri storici, invece, finora sono stati stanziati 76 milioni, serviti a rimettere in piedi un ulteriore migliaio tra botteghe, uffici, attività artigianali e professionali.

 

E i beni artistici mobili?

Nelle occasioni pubbliche dei giorni scorsi, però, i vertici regionali non hanno fatto cenno a un altro importante comparto danneggiato dal sisma, quello dei beni artistici mobili. Quadri, sculture, arredi sacri, danneggiati dalle scosse: tali reperti, alcune migliaia di pezzi di proprietà perlopiù ecclesiastica e pubblica, finirono per la prima messa in sicurezza a Palazzo Ducale di Sassuolo, dove l’allora Direzione regionale Emilia-Romagna del MIC operò con la collaborazione dei tecnici dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro (ISCR) e dell’Opificio delle pietre dure (OPD). Questo settore di restauro, hanno spiegato in Regione, riguarda in particolare lo Stato e le diocesi.

 

Gli ultimi restauri completati, soprattutto chiese

Vale ora la pena riportare alcuni esempi d’importanti edifici, perlopiù chiese, restaurati nell’ultimo lasso di tempo. Nel marzo 2021 ha riaperto la storica chiesa parrocchiale di San Pietro apostolo di Cento (Fe), dopo l’esecuzione del primo stralcio dei lavori il cui costo complessivo ammonta a 1.821.000 euro. Oggi sull’edificio risultano riparate e consolidate volte, coperture e murature della navata centrale, compresi abside, presbiterio e nartece. È ora in corso la riparazione delle lesioni interne delle navate laterali, sia sull’intradosso delle volte che sulle pareti, in modo da consentire il completamento delle finiture sull’intera aula interna della chiesa. Poi si procederà al consolidamento delle navate laterali e all’intervento sul campanile dell’importante fabbrica, la cui prima costruzione risale al XIII secolo.

Già nel 2019 ha riaperto il Duomo di Mirandola (Mo), che fu particolarmente danneggiato dalle scosse: due anni di lavori preceduti da tre di progettazione per un importo complessivo di 5,3 milioni per riportare l’edificio sacro com’era nel 2012, con l’utilizzo di materiali più sicuri in caso di sisma, come legno e acciaio. Ma nella città dei Pico i lavori sono più indietro per il ripristino della chiesa più antica, San Francesco, anch’essa maggiormente danneggiata dal terremoto. Qui si è recentemente tenuto un convegno nel quale si è discusso del concorso di progettazione preliminare per la conservazione, il recupero e la valorizzazione della chiesa, affidati per quanto riguarda il progetto definitivo ed esecutivo allo studio di architettura Gnosis di Napoli.

A Ferrara, invece, ha riaperto poche settimane fa la barocca chiesa di San Carlo, edificata tra il 1612 e il 1623 su progetto del ferrarese Giovan Battista Aleotti detto l’Argenta. Interventi sulla parte strutturale e sulla decorazione pittorica, realizzati dalla Ducale restauro di Venezia e finanziati con 700.000 euro complessivi.

 

Tra completamenti e ritardi

Ma ci sono un po’ in tutte le province anche ritardi. Un esempio è rappresentato dal complicato intervento nella chiesa di San Biagio a Modena, città che ha visto comunque negli ultimi anni la riapertura di edifici sacri come il Tempio, la chiesa del Voto, il duomo romanico e l’abbazia di San Pietro. Ora siamo al miglio finale, con la partenza dei lavori della rilevante chiesa barocca, che dovrebbe riaprire tra un anno circa. Tutte le informazioni, comprese le collaborazioni con partner quali Assorestauro (Associazione italiana per il restauro architettonico, artistico, urbano), sono a disposizione agli indirizzi decennalesisma2012.it e regione.emilia-romagna.it. La Regione, inoltre, in occasione del Salone Internazionale del Restauro di Ferrara (8-10 giugno), organizza cinque incontri con interventi dedicati alla ricostruzione post-sismica.

 

Immagine di copertina: Merli del palazzo del Governatore Cento (Fe), 2012 (foto di Andrea Samaritani, © Regione Emilia-Romagna)

 

Autore

  • Stefano Luppi

    Nato in provincia di Modena, laureato e specializzato in storia dell’arte e materie affini, ha pubblicato alcuni saggi in volumi scaturiti da progetti di comuni, università e fondazioni dedicati alla storia dell’arte emiliana, ma si è anche occupato di comunicazione e organizzazione culturale. Giornalista iscritto all’Ordine dal 1995, lavora per testate locali e nazionali, generiche e specializzate, quali «Il Resto del Carlino», «la Gazzetta di Modena», «la Gazzetta di Reggio Emilia», «Il Giornale dell’Arte», «ArtDossier», «Arteletta», «Ibc rivista» sulle quali da sempre si occupa di temi artistici, urbanistici, architettonici, letterari

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Last modified: 7 Giugno 2022