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Marianna De PalmaWritten by: Città e Territorio

Ritratti di città. Bilbao e i 25 anni dal “miracolo” Guggenheim

La città basca e il museo simbolo della sua rinascita alla prova della transizione ecologica

 

I miracoli accadono ancora e Bilbao ne è la concreta dimostrazione”
(New York Times, 7 settembre 1997)

 

Venticinque anni dall’inaugurazione del Guggenheim di Bilbao. 18 ottobre la data dell’anniversario, ma il 2022 è interamente l’anno del museo a firma di Frank O. Gehry. Un programma corposo d’iniziative artistiche e culturali celebra l’importante presenza museale, che dal 1997 è stata protagonista di quel processo di trasformazione e rinascita, conosciuto a livello mondiale come “effetto Bilbao”. In concomitanza con le celebrazioni, il Guggenheim ha presentato un piano di sostenibilità, che rinnova la sua azione nella città basca e nel panorama internazionale: al centro del progetto, l’obiettivo di riduzione dell’impatto ambientale attraverso soluzioni energeticamente sostenibili e processi non inquinanti, e un’attività museale orientata verso l’eco-efficienza.

 

La scintilla della riqualificazione urbana

Il museo, che si aggiunse ai già noti di New York e Venezia della stessa Fondazione Solomon R. Guggenheim, fu negli anni novanta elemento di spicco nel piano di riqualificazione urbana. Partendo da una città soffocata da acciaierie e container del porto fluviale e industriale, si è giunti a una città moderna e tecnologica, trasformando un luogo in crisi economica, sociale e degrado in una destinazione turistica e culturale internazionale. Una città nella quale, accanto ad edifici storici, spiccano interventi che portano le firme di nomi importanti dell’architettura non solo iberica e del design: Santiago Calatrava, Norman Foster, César Pelli, Philippe Starck, Joan Coll-Barreu, Daniel Gutiérrez Zarza, Rafael Moneo, Alvaro Siza. Si parlò di “miracolo Guggenheim”, attribuendo al museo il valore di elemento trainante di un processo in realtà molto vasto e articolato, di cui fu la “punta dell’iceberg” e il simbolo.

 

Green Guggenheim

Fin dall’inizio, e in particolare nell’ultimo decennio, il museo ha posto particolare attenzione all’impatto ambientale, avviando diverse iniziative, tra le quali: l’introduzione della tecnologia Led nell’illuminazione; l’utilizzo nelle campagne grafiche degli esterni di un trattamento basato sulla fotocatalisi; nel 2021 il restauro di “Puppy”, la famosa scultura botanica di Jeff Koons, per un minor dispendio energetico e di acqua nel suo mantenimento.

Proprio l’eco-sostenibilità diventa la nuova mission del Guggenheim Bilbao, che si fa pioniere in quest’ambito. Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite guidano il piano strategico del museo, che per il 2022 prevede: una programmazione espositiva che riflette sull’ambiente e promuove la sensibilizzazione ecologica; la misurazione dell’impronta di carbonio delle attività museali; nel campo dell’efficienza energetica, oltre all’installazione di pannelli fotovoltaici, il museo varerà un progetto d’illuminazione dinamica che punterà a una combinazione automatizzata di luce solare e nuove luci Led.

 

L’arte ispira il futuro

Contestualmente, i suoi spazi vetrati in continuo dialogo con la città e le sue grandi sale si fanno protagonisti di un nuovo rilancio, scegliendo il motto “L’arte ispira il futuro”, oltre a un’edizione speciale del logotipo in cui le lettere “G” del marchio Guggenheim si muovono come ingranaggi, formando il numero 25. Così il Guggenheim annuncia le celebrazioni che arrivano dopo il biennio pandemico, che ha indotto a pensare a nuove opportunità, a una maggiore flessibilità, a un uso più intenso delle tecnologie nel diffondere l’arte; e quello sguardo continuo al futuro che è stato da guida nell’ambito della crisi sanitaria diventa leitmotiv dell’anniversario.

Le avanguardie francesi e l’Art brut di Jean Dubuffet hanno aperto un anno di eventi che riporta Bilbao sulla scena internazionale: esposizioni (con ruolo di spicco della collezione privata del museo, tra Andy Warhol, Pablo Picasso, Basquiat, Yves Klein, Yoko Ono), installazioni, concerti, teatro, danza, avranno come punto d’arrivo le celebrazioni autunnali e quel “Reflections II” che animerà le facciate del Guggenheim di nuove forme, musiche e colori, in una edizione rinnovata dell’evento messo in scena per il suo ventennale.

Tra le esposizioni, emerge “Motion. Autos, Art, Architecture” (fino al 12 settembre), che include un focus sull’eco-sostenibilità in relazione alla mobilità e che porta tra le firme autoriali quella di Norman Foster, già legato alla riprogettazione dei trasporti in città: in mostra 38 automobili emblematiche e rare, insieme a 300 opere tra dipinti, sculture di grandi artisti, fotografie e documenti audiovisivi, bozzetti, plastici di alcuni degli architetti e designer più influenti dell’ultimo secolo. L’allestimento accoglie, nella sezione finale, la “Galleria del futuro”: uno spazio dove 16 università del design e dell’architettura affrontano le sfide della mobilità con lo sguardo rivolto all’innovazione sostenibile e alla transizione energetica. La rassegna sarà oggetto della prima “misurazione completa” di un’esposizione, comprese tutte le emissioni indirette, come il trasporto delle opere d’arte e delle automobili, gli imballaggi e gli elementi museografici.

 

Bilbao verticale e i landmark

Il Guggenheim sorge sulla sponda sinistra del fiume Nervión, nel cuore di Abandoibarra, la Bilbao all’avanguardia dei quartieri di Indauxtu, Abando e El Ensanche, con i loro grattacieli che tracciano in altezza la sagoma della città e che dialogano con gli ampi viali, i parchi e il fiume. Qui sono sorti nell’ultimo ventennio edifici che hanno legato Bilbao all’architettura contemporanea: il Palazzo dei congressi e della musica Euskalduna, di Federico Soriano e Dolores Palacio; la nuova biblioteca dell’Università Deusto, di Rafael Moneo; l’auditorium universitario Bizkaia Aretoa di Álvaro Siza.

A stagliarsi sullo skyline, con i suoi 165 metri, c’è la torre Iberdrola, progettata da César Pelli, mentre Isozaki Atea, complesso di sette edifici su disegno di Arata Isozaki e Iñaki Bilbao Aurrekoetxea, si distingue principalmente per le due torri gemelle di 82 metri e 23 piani; e quindi l’Osakidetza, inconfondibile grazie alla sua facciata poliedrica progettata da Juan Coll-Barreu. Anche il designer francese Philippe Stark ha trovato asilo nel quartiere Abando con Azkuna Zentroa: l’ex deposito vini oggi è un ampio e suggestivo spazio per la cultura e le arti, di cui forse l’elemento più famoso è costituito dalle 43 grandi colonne all’ingresso, colorate, decorate con vari elementi in riferimento a culture e luoghi del pianeta.

 

Trasporti e viabilità

La riqualificazione in chiave contemporanea ha portato la città alla ricerca del proprio futuro in ottica ecologica. In tal senso, sono stati pensati i trasporti urbani e la viabilità. La nuova metropolitana, su progetto di Foster, che collega l’intera valle del fiume Nervión, s’integra nel paesaggio urbano e ha ottenuto nel 1998, per la stazione di Sarriko, il prestigioso Premio Brunel per l’architettura ferroviaria, oltre ad aver ricevuto il riconoscimento come metropolitana più pulita d’Europa. La firma dell’architetto britannico è sui disegni di varie stazioni ed entrate della metropolitana: grossi tubi di cristallo segmentato, detti popolarmente “fosteritos”, sembrano emergere dal sottosuolo in diversi punti della città.

La ristrutturazione stradale con materiali innovativi è altro aspetto interessante in chiave ecologica: la pedonalizzazione della centrale via Lutxana è stata realizzata con materiali in grado di assorbire il diossido di carbonio; il cosiddetto Euskotran è un tram ecologico, efficace e moderno; nuovi ponti di attraversamento del fiume hanno messo in collegamento le due rive, un tempo separate come due diversi “fronti urbani”; tra questi spicca il famoso Zubizuri, griffato Calatrava, coetaneo del Guggenheim e poco distante da esso.

 

Il nuovo piano urbanistico

E mentre gli interventi urbanistici e architettonici dell’ultimo ventennio sono divenuti ormai simbolo di Bilbao e di quel rinnovamento che ha segnato un’epoca, anche il nuovo piano regolatore della città, così come la sua più importante presenza museale, punta all’eco-sostenibilità. Approvato il 31 marzo 2022, il documento delinea la Bilbao dei prossimi 15 anni: il modello traccia obiettivi urbanistici (infrastrutture, zone verdi, uffici, edilizia residenziale…), insieme a priorità quali la sostenibilità e la lotta al cambiamento climatico, tentando inoltre di dare risposte alle richieste dei cittadini. Tra gli aspetti e gli interventi di maggior rilievo: Monte Pagasarri e zone limitrofe saranno conservate come spazio di particolare interesse naturale; sarà attuato il riordino dell’anello verde di 1.450 ettari intorno alla città, valorizzato come ecosistema, mentre verrà ampliata la rete di mobilità sostenibile; è previsto l’arrivo alla stazione di Abando dell’alta velocità, e si provvederà alla costruzione di nuove arterie ferroviarie e di nuove vie stradali di connessione esterna; infine, la costruzione di nuovi ponti e passerelle sul fiume (Punta Zorrotza-Burtzeña en Barakaldo, Sarriko-Zorrotzaurre, Olabeaga-Zorrotzaurre y Atxuri-Zamakola), insieme a nuove zone verdi su entrambe le rive, contribuiranno a valorizzare il corso d’acqua come asse vitale urbano.

Obiettivo strategico è anche quello di dare rilevanza al centro storico, con il potenziamento dei servizi alla cittadinanza e la predisposizione di zone urbane sicure. Con il suo intrico di vie, palazzi d’epoca, case popolari e facciate colorate, negli ultimi anni Casco viejo ha infatti parzialmente perso di valore nella visione di Bilbao da fuori, a favore delle opere delle grandi firme internazionali.

Immagine di copertina: il museo Guggenheim dalla torre Iberdrola

 

Autore

  • Marianna De Palma

    Giornalista, laureata in Lettere moderne presso l’Università di Milano, indirizzo Storia e critica del Cinema; Master in Discipline artistiche con tesi in Storia dell’architettura, perfezionamento in Letteratura illustrata presso l’Università di Padova. Autrice del volume "Pasolini. Il documentario di poesia" (Ed. Falsopiano), da anni scrive di città, viaggi, cineturismo, in diversi contesti cartacei e online (Viaggionelmondo.net, Vaghis). Ha vissuto a Barcellona, città che ha influito in modo irreversibile sul suo immaginario e sul suo approccio alla percezione, analisi e descrizione dello spazio

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Last modified: 18 Maggio 2022