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Alberto VignoloWritten by: Città e Territorio Forum Patrimonio

Peschiera del Garda, l’Unesco e la ruota panoramica

Considerazioni sulla mercificazione del patrimonio e la disneyzzazione dei siti monumentali a seguito dell’installazione di una soverchiante attrazione turistica

 

PESCHIERA DEL GARDA (VERONA). Non passa giorno senza che si levi un appello finalizzato a inserire tra i siti patrimonio dell’umanità Unesco questo o quel borgo, città o paese: per non parlare di pizze, mandolini e altre varie amenità, da quando incautamente è stato istituito il concetto di “patrimonio immateriale” (una contraddizione in termini). Ma cosa succede quando l’agognato traguardo è finalmente acquisito? Una piccola e in fondo marginale vicenda di questi giorni appare esemplare, purtroppo, di una generale e assai ben nota tendenza alla mercificazione del patrimonio storico, architettonico e monumentale, già infaustamente definito anni or sono “giacimento” e dunque risorsa da sfruttare, benzina per il motore inarrestabile dell’economia turistica.

Prendiamo la piccola ma vitale cittadina lacustre di Peschiera del Garda, costruita attorno al nucleo pentagonale della fortezza veneziana cinquecentesca grazie alla quale, nel 2017, conquista il prestigioso blasone Unesco come parte di un sito seriale trasnazionale comprendente anche Bergamo e Palmanova, oltre ai siti croati di Zara e Sebenico, e a quello montenegrino di Cattaro.

 

Si fa presto a mettere un cartello

Che cosa succede da quel giorno? Apparentemente nulla: con ogni probabilità, i cassetti degli uffici comunali si sono riempiti di faldoni contenenti buoni propositi e grandi proclami, ma di fatto l’unico segno tangibile del riconoscimento è rappresentato dai cartelli stradali all’ingresso del centro abitato, giusto a fianco di quelli che ricordano improbabili gemellaggi con altre località, la cui unica finalità pare quella di assicurare allegre gite e lauti banchetti per i rispettivi amministratori. Un sostanziale nulla di fatto, cosa che potrebbe del resto essere considerata un buon successo.

 

Tutti sulla giostra

Ma ecco che nell’approssimarsi della primavera dell’auspicato ritorno alla normalità post pandemica, in vista del consueto assalto turistico, lungo la via di accesso che conduce al centro cittadino si vede sorgere passo dopo passo un’imponente struttura meccanica, proprio di rimpetto al magnifico disvelarsi delle mura rispecchiate nel primo tratto del fiume Mincio. Di primo acchito, per la quantità di ferro a piè d’opera e per le dimensioni delle gru al lavoro, poteva sembrare un impalcato a servizio del non lontano cantiere per il passaggio dell’alta velocità ferroviaria. E invece, un settore circolare dopo l’altro, ecco comporsi la sagoma di una grande ruota panoramica, sostanzialmente una giostra, ma grande. Molto grande.

L’idea romantica e dal sapore felliniano di un apparato effimero destinato a levare le tende dopo alcuni giorni di sosta deve infatti fare i conti con dimensioni che, come è noto, contano: eccome se contano. Il gingillo in questione raggiunge infatti i 45 metri di altezza, a soverchiare di gran lunga con le sue lucine ogni tetto del borgo lacustre.

E le mura, la fortezza, l’Unesco? Non siamo certo in una desolata periferia in cerca di riscatto, su docks metropolitani o su un Prater mitteleuropeo, esempi ben noti ma di tutt’altra scala. Siamo invece in un territorio, quello del basso Garda, che già vanta una spaventosa densità di parchi divertimento di varia natura, le cui strutture si possono vedere distintamente anche da Peschiera, lungo il profilo dello specchio lacustre. Ma Gardaland, il più grande amusement park d’Italia, seppure a due passi, è ricompreso nel territorio di un altro comune, Castelnuovo del Garda; e poco oltre, a Bardolino, un’altra ruota panoramica campeggia da un paio d’anni sulle rive del lago, in una posizione discutibile ma quanto meno lontana dal nucleo storico. Sarà stata forse una malcelata forma di campanilismo, un’assurda emulazione tra piccole municipalità – piccole davvero – ad aver fatto atterrare qui l’alieno disco rotante?

Quando nel 1975 Gardaland venne aperto come un luna park appena un po’ grandicello, l’idea alla base dell’impresa era d’intercettare i turisti che venivano sul lago attratti dalle bellezze dei luoghi. Col tempo i rapporti si sono completamente invertiti: il parco attrae milioni di visitatori che, con l’occasione, talvolta si trattengono sulle rive di quel grande bacino d’acqua dolce da cui tutto è nato. Finirà così anche per la ruotona di Peschiera, potenziale patrimonio rotante di un’umanità a testa in giù?

E mentre si dipanano questioni procedurali sulle autorizzazioni, in un contenzioso tra Soprintendenza e amministrazione comunale, si fa leva in ogni caso sul carattere temporaneo della struttura. Ma si sa come vanno le cose, in Italia: non c’è niente di più definitivo e inamovibile di ciò che nasce come temporaneo. A chi negare una sospensiva, uno slittamento dei termini, una proroga o una deroga?

Si potrebbe opinare che la ruota panoramica, oltre che strumento di sollazzo per grandi e piccini, possa essere intesa come una macchina ottica, una dinamica outlook tower mirata su quel paesaggio entro cui la fortezza di Peschiera del Garda, patrimonio dell’umanità, è incastonata. Si tratta però di una lettura fuorviante, perché nel momento in cui il dispositivo soverchia per dimensioni e impatto percettivo l’oggetto da osservare, il rapporto tra fini e mezzi va decisamente in crisi. E in una lettura semiotica, il mezzo rappresenta il messaggio: lo sfolgorio delle lucine, l’effimero del giro di giostra e l’ebbrezza del divertimento vacanziero fanno quasi dimenticare la muta staticità delle mura cinquecentesche, i paramenti in cotto bisognosi di cure e il lento passeggio sui parterre tra i bastioni.

Ultima questione non certo trascurabile, la struttura è privata e a pagamento: chi sostiene possa essere una forma di “valorizzazione” del sito ne fa di fatto mercimonio, scivolando in un atteggiamento che potremmo definire, con un termine di nuovo conio, “puttaunesco”.

Si è già detto molto del processo di disneyzzazione delle città monumentali, Venezia in primis, e anche le propaggini di terraferma della Serenissima non possono evidentemente che seguire a ruota – la metafora è calzante – tale destino. Facile nel nostro caso declinare questo fenomeno come gardalandizzazione, per assonanza e prossimità. Al di là dell’apparente immobilismo, il riconoscimento sancito dal brand Unesco produce un bel movimento: quanto meno di opinioni.

 

Autore

  • Alberto Vignolo

    Nato a Peschiera del Garda (Verona) nel 1968. Laureato in architettura al Politecnico di Milano, alla libera professione affianca la ricerca sulla comunicazione del progetto architettonico attraverso la redazione di articoli, saggi e monografie e l'organizzazione di mostre e iniziative culturali. Dal 2010 dirige la rivista «Architettiverona».

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Last modified: 4 Aprile 2022