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Francesco ArmatoWritten by: Design

Siamo ancora all’usa e getta?

La giornata della terra, il 22 aprile, è l’occasione per riflettere su iper-consumo, riuso, riparabilità e durata dei prodotti

 

Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri

(World Commission on Environment and Development, President Brundland G. H., 20 marzo 1987)

 

A Miami, nel 1996, Judith Arango organizza tramite la sua fondazione un grande evento sull’eco-design, dal titolo “Refuse”, coinvolgendo designer e aziende di tutto il mondo per percorrere una nuova strada: “creare” nuovi prodotti, per dare loro una seconda vita. Arango aveva collocato il design nella sfera più alta dell’etica per dare una nuova rotta alla produzione, una produzione industriale che potesse soddisfare le esigenze della gente e dell’economia senza danneggiare l’ambiente e le generazioni future. In quel periodo, purtroppo, la comunità internazionale non era ancora pronta a recepire una trasformazione così radicale.

Le manifestazioni pro-sostenibilità non hanno lasciato tracce profonde nella coscienza degli operatori del settore e neanche della gente. “High Tech Strategy”, la quarta rivoluzione industriale: industria 4.0, fabbriche sempre più digitali e interconnesse, interfacce touch e realtà aumentata hanno influenzato il mondo della produzione rendendola sempre più efficiente e più smart. I processi della quarta rivoluzione non hanno scalfito l’idea di ridurre le produzioni e ottenere prodotti riparabili con un ciclo di vita più lungo.

 

La lunga strada verso l’eco-compatibilità

Se, negli ultimi anni, i tentativi per migliorare l’impatto dei prodotti sull’ambiente sono stati numerosi, le varie iniziative intraprese non hanno influito molto sul cambiamento della produzione e nell’uso dei prodotti stessi. Eppure, viviamo in un momento molto particolare: cambiamenti climatici, perdita della biodiversità, aumento della desertificazione, crescita della popolazione globale e una dipendenza sempre maggiore di energia, cibo, materie prime e prodotti.

 

Produrre e consumare meno, riparare di più

È arrivato il momento di attuare e rendere esecutiva la proposta del Parlamento europeo [2016/2272 INI] e incentivare la riparabilità e la longevità dei prodotti. Osservare il mondo da un altro punto di vista, produrre meno, allungando i tempi di vita dei prodotti, eliminare o ridurre drasticamente la produzione con scadenze indotte. All’articolo 9, il documento redatto dalla Commissione europea invita a promuovere prodotti riparabili, “utilizzando tecniche di costruzione e materiali che rendono più facile e meno onerosa la riparazione del bene o la sostituzione dei suoi componenti”.

Gillo Dorfles, in un’intervista rilasciata a Sergio Zavoli nei primi anni novanta, racconta che gli oggetti e le forme invecchiano più rapidamente rispetto al passato, bisogna affezionarsi ad alcuni oggetti, tenere caro l’oggetto ereditato. Le mode si avvicendano rapidamente con un solo scopo, consumare sempre di più.

 

In attesa di un cambiamento culturale

Oggi la vera sfida è cambiare l’aspetto culturale, puntando a prodotti dalla bellezza senza tempo. Non esistono materiali giusti o sbagliati, ogni civiltà ha utilizzato i propri. Sono il processo realizzativo e il modo d’uso che fanno la differenza sull’ambiente. Molte sono le aziende che per la realizzazione dei loro prodotti utilizzano polimeri o materiali che potrebbero essere controproducenti per l’ambiente, mentre attraverso ricerche tecnologiche si possono realizzare oggetti d’autore dal ciclo di vita lunghissimo, oggetti che “incontriamo” nei negozi di modernariato o gallerie d’arte.

Cosa ben diversa sono gli oggetti monouso, realizzati quasi totalmente in plastica, come le bottiglie d’acqua e tanti altri prodotti industriali classificabili come “usa e getta”, che nella migliore delle ipotesi sono sottoposti ad un riciclo parziale. I nostri mari, ancora oggi, “accolgono” una quantità enorme di materiali non degradabili, siano essi visibili e recuperabili oppure dispersi e quasi invisibili come le microplastiche. Greenpeace denuncia che siamo ad un punto di non ritorno, la distruzione dell’ecosistema marino continua. Una recente indagine del “Science Journal”, The Per Charitable Trusts, rileva che entro il 2040 i nostri mari perderanno parte della fauna marina. Rosanna Orlandi ha presentatoalla Design Week 2020 la RO Plastic-Master’s-Pieces per interrogare il design sul tema dell’utilizzo della plastica e come aumentare la responsabilità nella progettazione e nell’uso di questa materia.

 

Da non consumarsi preferibilmente entro il

Marcel Wanders, designer olandese, lavora in una direzione diversa rispetto al riciclo. In un’intervista ha dichiarato “preferisco il riuso piuttosto che riciclare”. Consumare meno significa sfruttare meno energia e materie prime, ridurre (eliminare?) la produzione di tutti gli oggetti con scadenza “indotta”, come accade per la telefonia, l’informatica, gli elettrodomestici e tantissimi altri prodotti di consumo.

Si è perso quel lasso di tempo, quell’intervallo interessante, tra una tendenza e l’altra. Non c’è più il momento di apprezzare quello che si sta utilizzando; i prodotti vengono “divorati” da altri immessi sul mercato per sostituire quelli precedentemente acquistati e che spesso funzionano ancora, un consumo esasperato che compromette l’ambiente intorno a noi.

Prodotti senza tempo: una direzione che può apparire “fuori tempo” e per certi versi anacronistica, ma che potrebbe contribuire positivamente su una scala di produzione globale. Realizzare oggetti con un’alta qualità tecnologia, belli esteticamente e con la possibilità di poterli riparare. È dimostrato, da un’inchiesta delle Nazioni Unite, che molti prodotti conferiti in discarica sono ancora funzionanti e utilizzabili. Gli oggetti non sono affatto rotti, è il nostro modo di pensare che è “rotto”, le persone non riescono più a creare un rapporto di continuità con le cose. Una progettazione sostenibile che possa allungare il ciclo di vita dei prodotti di uso quotidiano.

Coniugare sistemi e processi tecnologici con l’arte, un connubio tra industria e artigianato. La cura dei dettagli e la scelta dei materiali permettono il passaggio di questi prodotti da una generazione all’altra, una continuità che lega l’utente alla memoria dell’oggetto e al tempo trascorso. Bellezza senza tempo e qualità tecnologiche possono essere gli ingredienti che rendono un prodotto riutilizzabile e partecipe alle nostre esperienze vissute. Una sostenibilità ha inizio da un’idea, percorre tutte le fasi produttive, i metodi, i processi e i nuovi concept di prodotti che cambiano gli stili di vita e di consumo.

 

Immagine di copertina: Maarten Vanden Eynde, “Globe” (2013, installazione permanente al parco sculture Vent des Forêts in Lorena, Francia – © Marjolijn Dijkman)

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Last modified: 21 Aprile 2021