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Davide Tommaso FerrandoWritten by: Città e Territorio

Una «casa sull’albero» o un albero dentro una casa?

Torino. In un’area residenziale di pregio, la cui identità si lega alla prossimità di tre degli elementi paesaggistici più caratteristici della città (il parco del Valentino, il fiume Po e la collina) sorge un insolito edificio per appartamenti. I suoi tre fronti su strada, violentemente scomposti in un ordine tridimensionale di volumi aggettanti rivestiti in scandole di larice, pilastri in acciaio rettilinei e alberiformi, terrazzi irregolari e grandi fioriere, definiscono un’ambigua immagine urbana in costante oscillazione tra l’architettonico e lo scenografico, il cui reiterato richiamo a figure naturali è valso all’edificio il meritato soprannome di «casa sull’albero».
Nonostante la vantaggiosa collocazione, l’intorno più immediato all’edificio si distingue per una qualità urbana scadente, a causa del triste anonimato e della mancanza di servizi al piano terra degli edifici circostanti. Condizione a cui il progetto «reagisce» attraverso una facciata «parlante» che svolge una doppia e contraddittoria funzione rispetto al contesto: di apertura, attraverso la predisposizione di un nuovo landmark urbano capace di ridisegnare la geografia mentale dei residenti; ma anche di chiusura, nel momento in cui essa sottrae il progetto alla strada, costruendo una scenografia di alberi d’acciaio e fioriere che, dall’interno, svolge il ruolo di filtro visivo nei confronti di uno spazio urbano ritenuto non interessante e, dall’esterno, eleva una barriera impermeabile allo sguardo e all’uso del cittadino.
L’edificio occupa i tre quarti di un isolato disponendosi a C attorno a un rigoglioso patio centrale definito da grandi vasche alberate, al quale si accede dopo aver attraversato una «foresta» di pilotis sagomati ad albero che circondano uno specchio d’acqua artificiale. Undici corpi edilizi scatolari in calcestruzzo armato, alti cinque piani e leggermente sfalsati tra di loro, sono raggruppati a due a due e separati da sei corpi scala «freddi»: una scelta tipologica che consente di spezzare la monoliticità del volume e, al contempo, di attribuire a ogni unità immobiliare il carattere di una casa indipendente. I 63 appartamenti, tutti diversi (sebbene le soluzioni distributive prefigurate siano piuttosto convenzionali) e con tagli dai 45 ai 250 mq, sono dotati di un doppio affaccio su strada e su corte, su cui s’installa un catalogo di grandi terrazzi dalla forma irregolare la cui superficie complessiva, pari a più della metà di quella residenziale (4.000 mq contro 7.500 mq), conferisce al progetto un valore tipologico, introducendo un nuovo genere di spazio aperto/coperto all’interno dell’ambiente domestico.
Dal punto di vista del risparmio energetico, poi, il ricorso a pareti ventilate, pompe di calore ad acqua di falda e sistemi di recupero delle acque piovane, a cui si deve aggiungere l’effetto di controllo climatico naturalmente svolto dai quasi 4.000 mq di superficie alberata, permette di ridurre sensibilmente consumi ed emissioni di un edificio il cui costo di costruzione si aggira sui 2.200 euro/mq – fattore che non sembra aver intimorito i compratori dei circa 40 appartamenti già aggiudicati a prezzi tra i 3.500 e i 6.000 euro/mq.
Sebbene, infine, non risulti difficile ricondurre il progetto a una serie di possibili riferimenti (latente il richiamo alle case viennesi di Hundertwasser), il dialogo con il passato sembra qui proporsi nei termini della suggestione visuale, più che della rielaborazione disciplinare, fermandosi così alla superficie e negando il debito contratto con gli inevitabili precedenti. Ed è infatti nell’ottica di una strategia più commerciale che architettonica, perché principalmente volta a produrre un manufatto «unico nel suo genere», e dunque capace di sopravvivere all’attuale fase di stagnazione del mercato, che va letto questo intervento, le cui tante forzature formali (dal ridondante rivestimento in scandole di larice, alla letteralità con cui i pilastri in acciaio sono stati sagomati per ottenere l’aspetto di alberi stilizzati, al gratuito naturalismo formale dello zoccolo in calcestruzzo spruzzato e così via) sono l’esito di un’interpretazione eccessivamente letterale del tema «casa sull’albero». Una scelta che potrebbe rivelare un accostamento alla progettazione fin troppo accondiscendente nei confronti delle esigenze narrative del mercato, qui espresse attraverso la costruzione di una scenografica ma impenetrabile icona privata. Non c’è da stupirsi: i racconti servono a vendere… ma a che prezzo?

La carta d’identità del progetto
Strutture: Gianni Vercelli
Impianti: Risso
Ingegneria Strutture e rivestimenti metallici in cor-ten: Ccm Finotello, Pedro
Serramenti e opere in legno: Tesio
Opere in vetro: Bivetro
Facciate in larice: Scindele sa
Impianti meccanici: Pussetto &Pollano
Impianti elettrici: Pietranera
Illuminazione: Luce per
Sistemazioni esterne: Il Giardiniere di Angelo Bonifaccino
Progetto del verde: Lineeverdi
Controsoffitti e intonaci: Gyproc Ascensori: Otis Cemento
 
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Last modified: 18 Luglio 2015