L’architettura tra fumetti e caricature

by • 7 Febbraio 2019 • Reviews997

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Originali, ambigui e innovativi, descrivono l’architettura diventando anche casi letterari (e non solo) di successo. E c’è di mezzo anche lo ieratico Peter Zumthor…

 

Il fumetto come strumento di descrizione dell’architettura. L’architettura come scenografia di una storia disegnata. C’è dell’ambiguità – e contemporaneamente esiti inaspettati e affascinanti – in questo rapporto che trova, grazie ad un giovane autore francese e ad una recente pubblicazione, un punto di svolta che merita di essere indagato.

Atmosfera noir, una storia intricata e a tratti inquietante, disegni suggestivi a raffigurare pietre e montagne svizzere nella progressiva scoperta di Pierre, studente di architettura parigino. Sullo sfondo le Terme di Vals di Peter Zumthor, edificio emblematico che diventa, nelle ossessioni del protagonista, un luogo di misteri non risolti. A restituire graficamente il luogo, con un tratto elegante e misurato, ma anche potentemente espressivo con i suoi colori freddi e le sue ombre profonde, è Lucas Harari, 28enne fumettista francese. Il suo L’Aimant (titolo originale tradotto nella versione italiana in L’Attrazione) è diventato un caso letterario di successo vincendo anche numerosi premi. Rappresenta senza dubbio, al di là dell’interesse che può suscitare negli appassionati di fumetti, un originale, e per certi versi innovativo, strumento di comunicazione dell’architettura, dei suoi personaggi e delle sue vicende.

Uno strumento – quello del disegno a fumetto – che sta conquistando spazi sempre più ampi. Lo testimonia la carriera di Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, celebrato (fino al 10 marzo) a Roma – nella prestigiosa sede del Maxxi – con la sua prima personale, “Zerocalcare. Scavare fossati, nutrire coccodrilli”. Il suo “Kobane Calling” (2015) ha tratteggiato i luoghi e le città curde drammaticamente minacciate dall’avanzata dello stato islamico. Così, su un versante diverso, “Adrian”, la serie televisiva di Adriano Celentano trasmessa in queste settimane da Mediaset, che preconizza, grazie ai disegni di Milo Manara e alla sceneggiatura di Nicola Piovani, le città di un lontano 2068.

Il lavoro di Harari è ancora più specifico nei rapporti con l’architettura: non raffigura genericamente ambienti urbani ma seleziona un edificio, contribuendo a collocarlo in una dimensione a suo modo epica. E con il luogo emerge con forza il ruolo del progettista. Quel Peter Zumthor che, negli stessi mesi della pubblicazione del fumetto francese, è protagonista di altre pubblicazioni, non banali, che testimoniano l’ampiezza degli strumenti di racconto possibile. È la stessa casa editrice a produrli, la svizzera Scheidegger & Spiess, entrambi in inglese. Il primo è un piccolo e raffinato pamphlet, A Feeling of History, che riporta un dialogo tra lo stesso Zumthor e la studiosa Mari Lending che ha come punto di partenza il lavoro del Pritzker 2009 per le ex miniere norvegesi di Allmannajuvet: emergono profonde riflessioni sul senso della storia e del progetto, da una prospettiva personale e operante. Ad illustrare le pagine le raffinatissime fotografie di Hélène Binet, bianchi e neri che ritraggono le pavimentazioni di Dimitris Pikionis sui sentieri di accesso all’Acropoli di Atene. Media diverso per il secondo titolo:Peter Zumthor talks about his work” è un film firmato dal documentarista Christoph Schaub e descrive, con interviste e monologhi, le molteplici esperienze progettuali, dagli anni ’80 ad oggi, andando alla ricerca di quella sensibilità e di quei caratteri che la critica gli riconosce.

Ed è in qualche modo paradossale che proprio Zumthor, archistar schiva e non così conosciuta al grande pubblico, sia l’oggetto delle attenzioni del fumetto contemporaneo di Harari. Che va a reiterare e sviluppare – pur senza gli intenti ironici – una tradizione riccamente raccontata da Michela Rosso, docente al Politecnico di Torino, in un lavoro di ricerca pubblicato da Bloomsbury. Il testo – intitolato Laughing at Architecture. Architectural Histories of Humour, Satire and Wit – raccoglie 13 saggi (in inglese) di studiosi che si concentrano su caricature e fumetti come possibile chiave di interpretazione della storia dell’architettura, dal 1700 ad oggi, in diverse situazioni e realtà. Emergono testimonianze sorprendenti e divertenti, come un John Nash raffigurato in posizione poco “comoda” in cima al pinnacolo di una sua criticata chiesa londinese oppure Casa Milà di Gaudì, disegnata come fosse un garage per dirigibili zeppelin. Ma è soprattutto il Moderno, con i suoi radicali cambi di linguaggio, ad aver sollecitato disegnatori che nelle loro strip descrivono con incredula ironia alcune soluzioni distributive e di arredo rivoluzionarie, in qualche modo non accettabili per la cultura popolare dominante. Si tratta di fumetti pubblicati su riviste e giornali generalisti che, come sottolinea nel suo saggio Gabriele Neri, «aprono una finestra straordinaria sul rapporto tra l’architettura e la società in generale, evidenziando questioni con impatti molto profondi». È questo il ruolo rivestito dagli innovativi linguaggi applicati alla descrizione del progetto, da non intendersi come letteratura di serie inferiore ma invece come punti di vista alternativi, capaci di comunicare ad un pubblico diverso e ampio.

L’attrazione, di Lucas Harari, Coconino Press – Fandango, 2018, 152 pagine, € 23

 

 

 

 

 

 

A Feeling of Historydi Peter Zumthor e Mari Lending, Scheidegger & Spiess, 2018, 84 pagine, € 29

 

 

 

 

 

 

 

Peter Zumthor talks about his work. A biographical collage, di Christoph Schaub, Scheidegger & Spiess, 2018, DVD, 71 minuti, € 39

 

 

 

 

 

 

Laughing at Architecture. Architectural Histories of Humour, Satire and Wit, a cura di Michela Rosso, Bloomsbury Academic, 2018, 272 pagine, € 75

 

 

 

 

 

 

 

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