La magnifica fabbrica. 240 anni (portati benissimo) del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta

by • 12 Dicembre 2018 • Progetti, Reviews936

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La mostra a cura di Fulvio Irace e Pierluigi Panza con allestimento di Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto ripercorre due secoli e mezzo di storia del principale teatro d’opera di Milano

 

MILANO. Presso il Museo teatrale alla Scala, la mostra “La magnifica fabbrica. 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta” celebra la lunga storia architettonica del Teatro, lo stesso che Stendhal definì «il primo teatro al mondo» e che ha visto il passaggio di re, imperatori, guerre, rivoluzioni, artisti, dive, ma anche diversi architetti che hanno costantemente ridisegnato la sua immagine. Inaugurato il 3 agosto 1778 con il compositore Antonio Salieri, il Teatro alla Scala festeggia una storia lunga quasi due secoli e mezzo che è stata specchio dei cambiamenti politici e sociali non solo della città, ma che s’intreccia anche con quella del Paese e che ha visto avvicendarsi diversi progettisti da Piermarini a Sanquirico, da Secchi a Botta.

La mostra, a cura di Fulvio Irace e Pierluigi Panza con l’allestimento di Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto racconta le vicende della “magnifica fabbrica” in sequenza cronologica attraverso pannelli che, come fossero le pagine di un grande libro, scorrono lungo tutte le pareti delle sale della Biblioteca Livia Simoni, al piano superiore del Museo teatrale. Una narrazione svolta attraverso una ricerca attenta e puntuale che descrive in modo didattico e chiaro gli eventi salienti che hanno contraddistinto i cambiamenti architettonici del Teatro alla Scala, recuperando molto materiale da diversi archivi storici ma anche utilizzando contributi video, compresi rari documenti filmati.

Scorrendo le grandi “pagine” dell’allestimento, scopriamo che la Scala, come la conosciamo oggi, nasce a seguito della distruzione, ad opera di un incendio nel 1776, del teatro che si trovava all’interno del Palazzo di Corte. Era la terza volta che andava a fuoco e perciò si decise di ricostruirlo in un’area più isolata e sicura, lì dove sorgeva Santa Maria alla Scala, da cui prese il nome. I lavori iniziati, nell’agosto 1776, si conclusero nel 1778 su progetto del PiermariniNel corso dei suoi 240 anni la fabbrica ha subito molti cambiamenti, come un corpo vivente in costante crescita che doveva continuamente aggiornarsi e adattarsi alle mutevoli esigenze del pubblico, del gusto, della moda e anche alle esigenze tecniche.

A metà mostra, il visitatore è accolto in un spazio allestito in modo da ricordare una “fossa d’orchestra”: trenta leggii, ognuno dei quali narra un pezzo emblematico di storia, con disegni, foto e planimetrie, prendono vita sulla parete di fondo attraverso una proiezione su uno schermo in forma di grande libro e raccontano la storia del Teatro in rapporto alla piazza e alla città. Inizialmente infatti, quando fu costruito, esso si affacciava su una via stretta. È solo nel 1856 che venne deciso l’abbattimento delle case antistanti così da creare un grande spazio chiamato, dal 1865, piazza della Scala.

Il percorso procede ancora con altre “pagine” perché, pur apparendo al di fuori sempre uguale, per tutto il Novecento il teatro continuò a cambiare. Come scrisse Luigi Lorenzo Secchi, architetto conservatore della Scala dal 1932 al 1982, «nel periodo di tempo che corre tra il 1821 e il 1830, per opera diretta e per ideazione o ispirazione di Alessandro Sanquirico, architetto e scenografo, la grande sala del Piermarini subì consistenti rinnovamenti, tanto che fu cambiato lo stile e l’aspetto di tutta la sala, anche nell’illuminazione, che si era basata dapprima sull’uso di candele e poi di lampade a olio». Nel 1831, l’architetto Giuseppe Tazzini fu chiamato a costruire l’ala porticata su via Filodrammatici. Anche la macchina teatrale richiedeva continui aggiornamenti, innovazioni e trasformazioni estetiche e funzionali: infatti Secchi ideò la distribuzione verticale del teatro, realizzando, nel 1933, le scale degli specchi, mentre fra il 1934 e il 1935 fu realizzata una radicale trasformazione: con questi interventi, la Scala assunse quell’ambientazione classica stile nuovo impero che la contraddistingue. Nel 1943 la Scala fu bombardata e dopo la demolizione e la messa in sicurezza delle strutture pericolanti, Secchi iniziò la ricostruzione.

Gli ultimi pannelli ci raccontano dei lavori più recenti dove la Scala, per mantenere il suo primato, ha affrontato grandi interventi di restauro per rendere il palco e la torre scenica più efficienti, modificando così anche il suo aspetto esterno. Un compito non semplice, portato avanti da Mario Botta dal 2002 al 2004, che si è affiancato al Piermarini, inserendo due nuovi volumi: «Non vi è altro modo di rispettare il passato se non essendo completamente moderni, diceva Carlo Scarpa», afferma lo stesso Botta. E sarà sempre l’architetto ticinese a condurre i lavori che partiranno nel 2019 – con chiusura prevista nel 2022 – che vedono l’aggiunta di un nuovo corpo di fabbrica attiguo all’edificio lungo via Verdi che garantirà nuovi spazi per le attività artistiche, tecniche e amministrative, rendendo ancora più efficiente e coordinata l’attività. Una torre di circa 36 m fuori terra che userà il linguaggio tipico dell’architetto ticinese ovvero geometrie precise, alternanza di pieni e vuoti e cura nel rivestimento. Ospiterà uffici, la sala per i ballerini e una per l’orchestra, mentre il palcoscenico diventerà ancora più profondo raggiungendo i 70 m con la predisposizione di un’area in cui sarà possibile eseguire il montaggio/smontaggio delle scene senza disturbare le attività di prova o spettacolo in corso.

Il percorso si conclude nel fastoso spazio del ridotto dei palchi, dove è possibile ammirare una maquette realizzata da Ivan Kunz, che riproduce con straordinaria minuzia costruttiva una sezione dell’edificio in scala 1:75, sottolineando le innovazioni e trasformazioni attraverso gli interventi di Botta, compreso il nuovo volume su via Verdi. Anche questo racconto è reso estremamente didattico attraverso un tablet da puntare sul modello in legno che, sfruttando la realtà aumentata, aiuta a capire meglio l’intricata e complessa macchina del Teatro.

La città cambia, ma la Scala rimane sempre un importante punto di riferimento, al passo coi tempi. Insomma, 240 anni portati benissimo.

La magnifica fabbrica – 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta

a cura di: Fulvio Irace e Pierluigi Panza

allestimento, grafica, installazioni multimediali: Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto

Museo Teatrale alla Scala

Largo Antonio Ghiringhelli 1, Milano

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