Metropoli Novissima: progetti e scenari per le periferie

by • 16 ottobre 2018 • Mosaico, Reviews1456

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Nel complesso di San Domenico Maggiore a Napoli una mostra curata da Cherubino Gambardella e promossa dalla Fondazione Annali dell’Architettura e delle Città sul lavoro di progettisti internazionali

 

NAPOLI. Partiamo dalla sede, il complesso di San Domenico Maggiore nel cuore del centro storico. Si accede alla chiesa salendo alla zona absidale dalla piazza omonima che si apre sul Decumano maggiore. La guglia di San Domenico è fulcro dello spazio urbano e i turisti ammirano sul basamento la promessa di femminilità della sirena bicaudata. L’ingresso al convento dove è allestita la mostra avviene invece dal cortile su vico San Domenico dove la cosiddetta facciata principale articolata su cappelle pronao e portale policromo è il palinsesto delle stratificazioni dal Tre al Settecento.

Centralità e stratificazione storica rappresentano una condizione apparentemente antitetica rispetto al tema dei tessuti urbani periferici indagato lungo il percorso della “Metropoli Novissima”. Con la percezione di uno spiazzamento salutare ci si avvia al viaggio negli scenari estremi, dalla Campania a San Paolo, da Johannesburg a Milano, e dalla contraddizione arriva la conferma di quanto risulta da tempo evidente: uno, che la “periferia” non può essere intesa come condizione geografica, bensì stato di marginalità. Nel centro di ogni città esistono lembi di frontiera bisognosi di “cura”; due, che la stratificazione è anche cifra di una condizione che può produrre nuove spazialità quando venga intesa come opportunità di sovrapposizione che non cancelli le tracce dell’esistente. Perciò l’assenza di una trama storica consolidata nelle slabbrature stranianti delle periferie possiede la stessa dignità di testo.

Il vuoto va riscritto. Forse più volte, come una filigrana di vocaboli. È questo l’intento che persegue e le suggestioni che suscita la mostra curata da Cherubino Gambardella, promossa dalla Fondazione Annali dell’Architettura e delle Città e allestita da Simona Ottieri per gambardellarchitetti. Vale a dire, interrogarsi sul futuro delle città e su come il progetto architettonico, in uno con il pensiero economico, sociale e geografico, potrà portare a sviluppo le grandi potenzialità dei luoghi periferici disseminati nel mondo globale.

Alejandro Aravena, Archea Associati, Stefano Boeri, Diller Scofidio + Renfro, Andreas Kipar, Francisco Mangado, Piuarch, Sauerbruch Hutton, Cino Zucchi, Beniamino Servino, alcuni dei 36 progettisti invitati insieme a tre Università e due istituzioni pubbliche, dimostrano che si può avviare un processo che trasformi la paura in accoglienza, la criticità economica in sostenibilità, l’anomia in una diversa riconoscibilità, la rassegnazione al degrado dei luoghi in traccia di consapevolezza verso la rigenerazione. Non sembri poco detto così, il percorso è lungo e contiene l’inganno che ogni luogo debole disponga quasi naturalmente di energie positive latenti. Non è così e l’incipit ha il valore di una direzione.

L’allestimento è parte centrale del tema. Il refettorio di San Domenico Maggiore viene occupato da un volume centrale sfaccettato, bucato, poggiato a terra in punti, in altri sollevato, dipinto di rosso. Questo è l’esterno. Dove si sussegue un catalogo di frammenti d’immagini di varie dimensioni e tipo, fotografie in bianco e nero e a colori, manifesti, visioni, disegni, attaccate con il nastro adesivo e commentate con didascalie che usano font diversi. Proprio come accade nelle sovrapposizioni delle periferie. Poi c’è un interno. Inaccessibile ma visibile dai buchi, definiti dagli autori “mirini”, disvela l’accumulo di oggetti di quotidianità domestica sospesi sul fondo delle scaglie di OSB lasciato al naturale. Bottiglie di plastica, panni stesi, mollette, stampelle, quadretti, grattugie, accappatoi: tutto il campionario immancabile nelle case di ogni tipo sociale e ad ogni angolo di mondo. Così il viaggio diventa sequenza sincopata tra spazi pubblici e privati. La teoria dell’istallazione rafforza il tema.

Ho partecipato all’edizione 2007 degli Annali dell’Architettura e delle Città allestiti con ben altri mezzi nel Palazzo Reale di Napoli. Colpisce la differenza di risorse messe a disposizione dell’iniziativa. Il tema del 2007: rivitalizzare luoghi urbani senza immaginare “contenitori” isolati, era praticamente una premessa a quello di oggi. Un lungo arco di tempo scandito da avvenimenti che hanno cambiato il mondo, basti pensare soltanto alla crisi economica del 2008, impone un pensiero critico e apre a una serie di domande senza risposta: siamo sicuri di poter prevedere le città del futuro? per lo meno con una visionarietà datata? saranno ancora smart? siamo sicuri che saranno ancora reattive categorie come accoglienza e sostenibilità? non saranno forse le città un network globale e ancora oscuro? perciò ha ancora senso mettere in mostra su una parete “immagini” di architettura, bidimensionali e parziali? sono ancora compatibili con le velocità attuali processi di comprensione così avviati?

Metropoli Novissima

10 ottobre – 15 novembre 2018

Complesso monumentale di San Domenico Maggiore

Piazza San Domenico Maggiore 8A, Napoli

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