Bruno Zevi sudamericano

by • 3 ottobre 2018 • Forum1013

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Gli esiti di un convegno internazionale in Brasile, nell’ambito del centenario della nascita dello storico e critico di architettura

 

SAN PAOLO DEL BRASILE. Si è svolto nello straordinario edificio FAU-USP di João Vilanova Artigas  il 27 e 28 settembre 2018 – in due giorni densi secondo un programma ricco e serrato – il convegno internazionale “Bruno Zevi e America Latina” che fa seguito alle iniziative del centenario zeviano proposte tra Italia, Israele e, appunto, Brasile, dalla Fondazione che porta il nome del grande critico italiano.

Il profilo complesso di Zevi, che tra le altre cose inventò e letteralmente e dichiaratamente presidiò l’interstizio tra cronaca e storia, è stato esplorato con contributi di alto livello tra Italia e America del Sud, di volta in volta mettendo in luce peculiarità, originalità e parti pris. Confermando dunque in modo sostanziale l’orientamento delle celebrazioni, per l’opportunità di continuare a studiare il lavoro di Zevi secondo punti di vista specifici, tuttavia molteplici, sono emerse – anche grazie ad approcci di volta in volta più o meno eurocentrici – novità e fertili contraddizioni.

Alla propria identità diasporica di membro della comunità ebraica, Zevi seppe sovrapporre – per l’urgenza delle leggi razziali del 1938 – un esilio iniziato in Gran Bretagna e proseguito con la laurea in architettura ad Harvard nel 1942 a coronamento degli studi intrapresi nell’Ateneo romano, insieme alla militanza in Giustizia e Libertà a New York. Nel 1944, rientrato in Italia e membro del Partito d’Azione, Zevi ebbe modo di diffondere la cultura incontrata negli States sia attraverso l’opera di Frank Lloyd Wright che con l’APAO (Associazione per l’architettura organica); analogamente, collaborò all’elaborazione del Manuale dell’Architetto, a suo modo parte operativa del Piano Marshall.

Con questo formidabile bagaglio esperienziale, per il Sudamerica di Zevi fu fondamentale tra le altre l’amicizia con i coniugi Bardi, presenti a San Paolo già dal 1946 – vale ricordare che già in Italia con Lina Bo e Carlo Pagani aveva fondato la rivista “A-Cultura della vita”. Con Lina Bo in particolare egli intrattenne negli anni un carteggio interessante quanto vario, fatto di notazioni talvolta personali, talvolta invece così centrate da anticipare testi che sarebbero carsicamente apparsi a stampa. La condizione di sradicamento, quindi di ponte tra diverse culture – oltre probabilmente alla personalità curiosa, aperta e dai tratti decisi – accomuna in grandezza il critico e l’architetta, contribuendo per molti versi alla difficoltà di comprenderne, ancor oggi, alcune rispettive posizioni tra provocazione e rivendicazione. In questo senso, ad esempio, è da leggere come emblematica la reazione di Zevi al visitare Brasilia, nel 1959; la sua pronta definizione di “kafkiana” della stessa città-capitale costruita ex novo ad orgoglio degli architetti ed urbanisti del pianeta non fu scontata, né banale, nè infine priva di reazioni. Incluso da parte di coloro che la ritengono frutto del suo essere “militante” wrightiano, quando i progettisti di Brasilia si dicevano corbusiani – anche se, dopo la vicenda del Ministero della Salute di Rio de Janeiro (1936), i rapporti degli stessi Lucio Costa e Oscar Niemeyer con Le Corbusier erano difficili.

Quel che gli atti del convegno – prontamente in corso di pubblicazione – offriranno dunque al lavoro delle prossime generazioni di storici contribuisce ad indagare ulteriormente il profilo di un uomo sempre aperto al nuovo anche attraverso l’attenta relazione con questa parte del mondo, per rivelarne criticamente di volta in volta sia i protagonisti quanto le situazioni meno usuali.

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