Da “less is more” a “more and more”

by • 17 settembre 2018 • Design, Reviews1676

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Due testi investigano il rinnovato rapporto fra l’oggetto di design e l’utente, gettando uno sguardo attuale sul mondo del progetto

 

In che modo l’architettura e il design vengono vissuti nel quotidiano, come vengono scelti e fruiti e, ancora, che cosa comunicano, queste scelte, del nostro modo di essere? Due testi recenti investigano il rinnovato rapporto fra l’oggetto di design e l’utente, gettando uno sguardo attuale sul mondo del progetto. Da un lato analizzando il rinnovato interesse per la decorazione, dall’altro usando il linguaggio dei social network per far affiorare le suggestioni che scaturiscono dall’oggetto stesso.

L’ornamento non è + un delitto, spunti di riflessione sulla decorazione contemporanea, di Cinzia Pagni, Franco Angeli, 2018, 180 pagine, 26 euro

È passato più di un secolo dal saggio in cui Adolf Loos affermava che l’ornamento era un delitto e che contro di esso si doveva combattere la battaglia per un’architettura moderna, in cui unione di forma e funzione definivano oggetti, abitazioni, spazi. Nasceva così il Modernismo, con la sua sintassi rigorosa e univoca che nulla concedeva al desiderio dell’utente di dare un apporto individuale, di caratterizzare in maniera personale l’ambiente abitato. Quei tempi sono oggi lontani. Così Cinzia Pagni – architetto e docente alla Scuola del Design, al Poli.design e allo IED – sostiene che il tempo dell’architettura fatta di dotazioni minime e razionalizzazione degli spazi è finito e che progettisti e utenti mostrano un rinnovato interesse per la decorazione. Per dirla con le parole della storica dell’arte Giuliana Altea, la nostra epoca ha sancito il passaggio dal less is more al more and more. In una società flessibile, multietnica e ipertecnologica come la nostra, il linguaggio della progettazione, dovendo rispondere a nuove esigenze, è ricco di contaminazioni, non solo fra culture che provengono da paesi geograficamente lontani, ma anche fra ambiti di ricerca diversi fra loro: è il caso del binomio food e design, della tecnologia digitale applicata all’interior, dell’utilizzo di materiali presi in prestito dall’ingegneria, fino alla stampa in 3D. In questo contesto, il tema del decorativo torna ad essere espressione della complessità del contemporaneo. Il testo analizza la storia della decorazione, individuandone caratteristiche e origini storiche a partire da William Morris fino agli anni ’80 del gruppo Memphis, passando attraverso la Bauhaus e il Movimento Moderno per arrivare alle tendenze contemporanee. La decorazione si apre a una moltitudine di scelte estetiche e funzionali, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, che, come viene approfondito nel volume, danno ampio spazio alla personalizzazione. In un’epoca egoriferita come la nostra, in cui si sente l’esigenza di circondarsi di oggetti che rispecchiano il proprio modo di essere, è sempre più importante per il fruitore che la propria casa, così come abiti o cibo, siano affini alla propria filosofia, raccontino e rimandino alla propria personalità.

Lo sguardo delle cose, di Patrizia Di Costanzo, autoprodotto, 2017, 159 pagine (per ricevere copia, inviare richiesta a pdcpatrizia@gmail.com)

È  l’interpretazione individuale che viene data dell’oggetto a rendere l’oggetto stesso significativo e ad attribuirgli valore. Non un criterio intellettuale ed estetico aprioristico. Allo stesso modo, la narrazione delle emozioni che l’oggetto evoca in noi diventa essa stessa materia di riflessione. Così Patrizia Di Costanzo, architetto, docente dello Ied ed esperta di comunicazione del design, ha condotto la sua ricerca che dall’architettura l’ha portata ai social network e da qui alla carta stampata. Su Facebook l’autrice ha pubblicato per lungo tempo immagini di oggetti e luoghi, seguendo un filo personale di suggestioni, lasciando al lettore la libertà di trovare il nesso fra di essi e di lasciarsi trasportare in un viaggio di concatenazioni tutte da decifrare: un’esplorazione che lega immagini di architetture e di oggetti, di grafica e di arte ma anche di moda e di food associandole – per analogia o per contrasto, per dominanti cromatiche o per forma – in un continuo cambio di scala dal dettaglio al totale, dal bianco accecante al buio della notte. Ad un testo autografo essenziale è delegato il compito di raccontare il lungo percorso professionale di Di Costanzo, tutto al servizio del design, mentre brevi saggi interpretano suggestioni personali attraverso le immagini selezionate dall’autrice. Nel volume viene dato ampio spazio alle immagini, accostate fra loro in forma di collage e prive di didascalia, per proporre una riflessione emozionale sul progetto, senza che questa risulti condizionata dall’aura della firma. Vengono così portate allo scoperto le potenzialità della comunicazione digitale, confermando che l’architettura e il design rappresentano un modo di essere, di guardare le cose, di fruirne e di condividere la bellezza.

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