I Maestri del paesaggio a Bergamo

by • 11 settembre 2018 • Città e Territorio1519

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Dal 6 al 23 settembre Bergamo ospita l’ottava edizione dell’evento: 149 appuntamenti e 79 progetti, tra i quali l’allestimento dell’olandese Pietr Oudolf

 

BERGAMO. Come ormai da otto anni a questa parte il mese di settembre porta nel capoluogo lombardo il caleidoscopico evento verde dei “Maestri del paesaggio”. L’International Meeting of the Lansdcape and Garden è diventato un consolidato appuntamento riconosciuto a livello internazionale. Quasi 1,5 milioni di persone hanno seguito le sette edizioni precedenti contribuendo a rafforzare l’importanza di una manifestazione che nei giorni scorsi è stata insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica italiana. Il programma è variegato e comprende, oltre all’immancabile meeting di conclusione, 79 progetti e 149 appuntamenti in città e in alcune località della provincia.

La piazza erbacea

Il baricentro della kermesse è, come sempre, l’allestimento temporaneo della “Green Square” in Piazza Vecchia. Il progetto di questa edizione è stato affidato ad una stella dell’architettura del paesaggio, l’olandese Pietr Oudolf, affermato a livello internazionale per aver progettato molti parchi pubblici e giardini privati, fra cui l’High Line Park (all’interno del progetto di Diller Scofidio+Renfro e Field Operations) e i Battery Gardens a New York, il Lurie Garden a Chicago e l’Hortus conclusus del padiglione 2011 della Serpentine Gallery di Londra firmato da Peter Zumthor. A Bergamo la sensibilità progettuale di Oudolf non genera gesti eclatanti e neppure installazioni egocentriche, ma si esprime in un garbato concept dove più di 10.000 piante erbacee si dispongono in grandi parterre di geometria astratta. L’orizzontalità della composizione dialoga con rispetto e armonia con l’architettura degli edifici che si affacciano sulla piazza e con la torre del Campanone. Un progetto sobrio – che lascia a bocca asciutta gli amanti degli effetti speciali – in cui risalta una ricercata semplicità espressa attraverso l’uso di vegetazione “povera”, composta secondo una tavolozza che mescola forme e colori.

 

La colonizzazione di Città Bassa

L’edizione 2018 verrà ricordata anche per aver finalmente superato le mura di Città Alta, come ci auguravamo nel 2015, proiettandosi anche negli spazi pubblici di Bergamo Bassa. Dopo i timidi cool point dell’edizione scorsa, le attuali plant zone sono cresciute di numero e consistenza (nove in tutto) e colorano alcuni punti del centro e dei borghi antichi, come nel caso di Largo Rezzara, dove alberi e verde contaminano allegramente le vie del centro pedonale.

Ai “Maestri” ora non rimane che compiere un ulteriore salto, verso la conquista degli spazi urbani meno centrali e più in periferia. L’influsso energizzante della kermesse e il suo potenziale attrattivo potrebbero così propagarsi in quegli spazi che meritano attenzione. Piazze solitarie, spazi pubblici indefiniti poco o mal utilizzati, frammenti dimenticati o senza un preciso carattere formale. Questo polimorfo “ensemble” – peraltro tipico delle città contemporanee – è una frontiera del paesaggio urbano pronta per essere conquistata, anche se ha meno “appeal” dei luoghi centrali finora prediletti dai “Maestri”. La carica positiva delle loro proposte potrebbe qui trovare terreno fertile e, magari, superare la soglia effimera dell’installazione temporanea, facendo in modo che i segni del nuovo paesaggio verde non siano solo passeggeri ma rimangano stabili e permanenti.

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