Kunsthalle di Mannheim, l’arte è nutrimento per tutti

by • 10 settembre 2018 • Mosaico, Progetti3561

Share
Visita all’ampliamento del museo su progetto di von Gerkan, Marg und Partner: una “città nella città” in continuità con l’edificio Jugendstil

«Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di “passato”, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti»

Marguerite Yourcenar (Memorie d’Adriano, 1951)

MANNHEIM (GERMANIA). Se programmate un viaggio ad Heidelberg, per studio oppure diletto o piacere mistico di pellegrini della cultura e della filosofia moderna, non passate da Mannheim senza sostarvi: sarebbe un peccato perdersi lo spettacolo della sua rinnovata, ampliata Kunsthalle di von Gerkan, Marg und Partner (lo studio gmp Architekten con sede principale ad Amburgo) sul limen urbano del centro antico, con la luce del sole che ne investe prepotentemente dal tetto la nuova ala, o alla sera, quando s’illumina di riflessi di bronzo. Mannheim, città operosa fra i due fiumi, Reno e Neckar, e città universitaria del ricco Baden Württemberg, dove la cultura convive da sempre prospera con l’industria, riscopre grazie al “dono” della halle per l’arte di gmp una mai svanita liaison col proprio passato importante d’idee e progetti.

La sua realizzazione è stata vista dall’industriosa Mannheim come una chance imperdibile per raccogliere e mettere a frutto un’eredità morale ultracentenaria: nel 1907 l’architetto di Karlsruhe Hermann Billing (1867-1946) aveva costruito quella che sarebbe stata di lì a poco, per il genio di direttori, curatori e finanziatori di larghe vedute, la sede di una delle più importanti gallerie d’arte moderna e contemporanea del mondo. Oggi l’opera di gmp significa per la cittadinanza impegno per il futuro, perché «l’arte – così nelle parole della sua direttrice Ulrike Lorenz alla cerimonia d’inaugurazione – non sia più bene di lusso ma nutrimento per tutti», perché (ri)costruendo per la cultura, parafrasando l’Adriano di Marguerite Yourcenar, si può riscoprire «sotto le pietre il segreto delle sorgenti».

Il nuovo edificio sulla Friedrichsplatz, unito fisicamente al vecchio museo Jugendstil, è stato concepito per essere una “città nella città” (Stadt in der Stadt), sebbene fuori dall’impianto a maglia ortogonale della Quadratestadt barocca, con strade che al posto dei nomi portano le iniziali cifrate di una scacchiera. All’interno di un apparentemente semplice volume cubico si snodano, fra giochi d’incastri e sovrapposizioni, le altrettanto chiare cubature che costituiscono i singoli ambienti espositivi e funzionali. Ne risulta una composizione ricca di sorprese spaziali e giochi di luce.

Combinate come in un Lego, collegate fra loro da gallerie, ponti e balconate, le singole celle circondano l’enorme atrio centrale a tutt’altezza, una sorta di agorà aperta anche al pubblico non pagante, molto invitante. Si trova qui, anziché nel primo edificio di Billing, l’ingresso principale alla galleria d’arte contemporanea. Niente più leoni di guardia al vecchio portale da tempio antico, come in una fantasiosa architettura teosofica berlinese o newyorkese, od atmosfere cupe che molto piacquero ai nazisti: l’atrio del nuovo museo è al contempo sobrio e matericamente metafisico, liberato da corpi immobili, parte centrale di un ingegnoso raumplan. Dal solaio vetrato ad altezza vertiginosa irrompe la luce naturale che illumina tutti gli ambienti; esso è affiancato da una terrazza superiore da cui si gode il panorama sulla piazza esterna, sul monumento simbolo cittadino della Wasserturm e su una città ricca di suggestioni.

I prospetti esterni hanno un che di fiabesco grazie alla rete metallica del cosiddetto mesh in acciaio inossidabile color bronzo che ammanta la cubatura sottostante con disegni discontinui, velandola senza nasconderla nelle ore diurne, simulandola – illuminandosi al calare del sole – in quelle notturne: è uno spettacolo che merita d’essere vissuto anche da chi non intende visitare il museo, preferendo una passeggiata all’aria aperta. Gli elementi che compongono il mesh emanano una luce calda come il colore della pietra arenaria dell’edificio primi-Novecento; la loro maglia è disegnata secondo differenti cadenze spaziali e geometriche, cosicché i giochi di chiusura e trasparenze che ne scaturiscono lasciano intendere gli spazi interni e intravedere talvolta le opere che li popolano, soprattutto nel caso dei numerosissimi gruppi scultorei. Sembra una gigantesca cotta di maglia di cavaliere, una tunica ferrata che alla luce del sole guadagna vita e dà profondità, generando diverse prospettive e mettendo volutamente in evidenza i punti deboli dell’armatura, la carne del corpo che dietro vi si nasconde. Questo perché i pannelli (3,30 x 20 m) davanti alle superfici delle finestre sono costituiti solo da delicati “fili” verticali, come fossero filigrane, mentre davanti alle aree chiuse hanno potenti montanti orizzontali.

All’interno i 13 cubi bianchi che abbracciano l’atrio centrale costituiscono il luogo ideale per le nuove avanguardie artistiche. Sono spazi intelligenti, reversibili, che permettono ai curatori tutte le possibili combinazioni e dialogano con le opere che di volta in volta ospitano (di Friedrich, Dahl, Manet, Sisley, Géricault, Delacroix, Pissarro, Cézanne, Kokoschka, Munch, Macke, Delaunay, Dix, Beckmann, Grosz, Bacon o Rodin, Rosso, Brancusi, Barlach, Degas, Matisse, Moore, Giacometti, Segal, fra gli altri). Incoraggiando il pubblico a passeggiarvi attraverso, a goderne da vicino le bi/tri dimensionalità e a fruirne come se fossero oggetti -sì speciali- della quotidianità, portano con sé un chiaro messaggio che nega categoricamente i banali postulati di quella breve, atroce stagione che anche qui a Mannheim fece di tutto tabula rasa: modernità e contemporaneità non sono caos o “degenerazione”; la loro intima essenza è ordine, anima e ragionamento.

Kunsthalle Mannheim

Friedrichsplatz 4, 68165 Mannheim

Architetti: gmp Architekten – von Gerkan, Marg und Partner, Hamburg
Committente: Stiftung Kunsthalle Mannheim

Progetto: Meinhard von Gerkan e Nikolaus Goetze con Volkmar Sievers

Concorso internazionale 2012primo premio su 29 partecipanti
Team di progetto fase di concorsoUlrich Rösler, Mira Schmidt, Steffen Lepiorz, Liselotte Knall, Kai Siebke, Frederik Heisel
Team progetto
3DMarkus Carlsen, Tom Schülke, Jens Schuster, Christoph Pyka, Kenneth Wong, Björn Bahnsen
Realizzazione progetto finale:
Liselotte Knall, Kerstin Steinfatt
Team di progetto finale: Ulrich Rösler, Raimund Kinski, Amra Sternberg, Viktoria Wagner, Hanna Diers, Michèle Watenphul, Anna Falkenbach, Felix Partzsch, Dominika Gnatowicz, Nicola Knop
Fasi successive
Sven Lemke, Kevin Puhmann
Technische Gebäudeausrüstung IQ Haustechnik Giesen-Gillhoff-Loomans GbR Jörg Gillhoff, Heiko Giesen, Markus Loomans

Impianti elettrici: Bremer GmbH Peter Bremer
Progetto statico: schlaich bergermann partner GmbH Sven Plieninger, Rüdiger Weitzmann, Sandra Küstner
Facciate: DS-Plan GmbH Martin Lutz, Herwig Barf, Jochen Schindel
Impianti luminosi: ag Licht GbR Klaus Adolph, Daniel Walden, Ngurah Clifton Pinatih
Antincendio: hhpberlin Christoph Klinzmann, Isabelle Schatton, Gunnar Buhl

Agosto 2014demolizione dell’edificio noto come Mitzlaff-Bau, costruito nel 1983 e del bunker nazista sottostante; interramento e spianamento dell’area che occupavano e su cui oggi sorge la nuova Kunsthalle

Dicembre 2017consegna delle chiavi

Giugno 2018grande apertura al pubblico dei nuovi spazi espositivi

Superficie totale: 17.366 mq

Costo totale dell’opera68,3 milioni (50 milioni dalla Fondazione Hector di Werner Hector, il resto di donatori privati)

(Visited 3 times, 1 visits today)

Pin It

Comments are closed.