Ritratti di città. (Re)Working London, living next to the industry

by • 24 luglio 2018 • Città e Territorio, Mosaico2086

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Londra si reinventa alla luce di pressanti sfide commerciali, politiche e demografiche. La risposta della capitale britannica si pone in una rinnovata identità urbana, mirata all’inclusione sociale

 

LONDRA. Per definizione cosmopolita e cuore pulsante dell’economia, la capitale britannica riesce a ritrovare anno dopo anno la forza di accogliere nuove sfide, politiche, storiche e urbanistiche. L’ultima che si prepara ad affrontare è la pubblicazione, a fine aprile 2018, del nuovo piano regolatore, il London urban plan framework, promosso dal sindaco Sadiq Khan. Il piano urbanistico prevede un investimento di circa 35 milioni di sterline, coinvolgendo circa 60 studi di progettazione, tra cui Fosters+Partners, artefici della pedonalizzazione di Trafalgar Square e della recente riqualificazione degli Old Spitafields Market, e PLP Architects, noti per aver progettato edifici vincitori di diversi premi nel campo della sostenibilità come The Edge ad Amsterdam.

 

The new London urban plan framework: sguardo indietro e passo avanti

Il nuovo piano urbanistico di Londra segna una rottura con i precedenti e vuole essere simbolo di quello che è un cambiamento iniziato negli ultimi decenni. La capitale britannica è sempre stata un polo di attrazione multietnico, in quanto a differenza di altre città storiche europee è stata baricentro di incontri di diverse culture grazie al suo duplice ruolo di capitale dell’ormai passato impero coloniale, e del tutt’ora presente ruolo che gioca in qualità di baricentro politico del Commonwealth. Per molti decenni, Londra si è evoluta dando vita a una straordinaria rete di spazi residenziali, piazze, mercati, parchi, uffici, edifici industriali. Così, il paesaggio urbano odierno – eredità delle generazioni precedenti – non ha solo modellato l’aspetto fisico degli edifici ma ha determinato un profondo impatto sui modi di vita, lavoro e studio dei londinesi.

Durante questa recente evoluzione urbana, iniziata nei primi anni 2000 durante la giunta del sindaco Ken Livingstone e continuata con Boris Johnson, Londra è stata attore principale di una crescita economica costante, la quale si riflette nel continuo cambiamento del paesaggio urbano: dal ridisegno dell’intersezione dei passaggi pedonali di Oxford Circus (2009), a cura dello studio Atkins, alla riprogettazione della spianata quale nuovo ingresso del V&A museum – l’Exhibition Road Quarter (2017), di AL_A (Amanda Levete Architects).

Reworking London vs Housing social crisis

Londra si prepara ad affrontare un’imminente ondata di crescita. Secondo i dati riferiti nel piano regolatore si prevede un aumento di circa 70.000 residenti all’anno fino al 2041, data in cui si stima il raggiungimento di almeno 10,5 milioni di persone, tenendo in considerazione Greater London e i suburbi. Un simile aumento demografico necessita quindi di una ridefinizione dello spazio urbano e soprattutto di una progettazione ad hoc di strutture abitative, che al momento non sopperiscono alla domanda sempre crescente. La crisi del social housing trova una risposta nel nuovo piano regolatore con una previsione di oltre 66.000 nuove strutture abitative, distribuite in spazi urbani che facilitino anche la generazione di posti di lavoro.

Nel mese di luglio si è concluso il festival annuale dell’architettura promosso dalla RIBA a Londra, che ha proposto come tema di riflessione l’identità sfaccettata della capitale. La progettazione architettonica proposta dalla giunta e voluta dai residenti segue uno schema di inclusività e di realizzazione di strutture che possano rendere la vita quotidiana dei cittadini migliore puntando sul re-working. Questa tematica propone un’architettura capace d’integrare spazi commerciali e industriali accanto agli spazi abitativi, trovando soluzioni condivisibili dalla cittadinanza.

Uno sforzo significativo che funge da prototipo riproducibile in altri contesti urbani londinesi è quello proposto dallo studio Egret West, che nell’area di Canning Town ha firmato il complesso di Caxton works E16: più di 330 nuove unità abitative che si dipanano su diversi livelli, i quali includono spazi adibiti a uffici, imprese e realtà artigianali, in modo da soddisfare la domanda di social housing, puntando a modelli di comunità residenziali coese in grado di limitare l’alienazione tipica delle metropoli e, possibilmente, abbassando i tassi di criminalità. La chiave di lettura che è alla base dell’innovazione del nuovo strumento urbanistico è infatti il recupero e l’implementazione di contesti industriali ormai in disuso.

Spazi urbani a misura d’uomo

Vi sono luoghi nella capitale britannica in cui la visione d’insieme del nuovo progetto di urban planning è già percepibile, poiché in stato di realizzazione e di previsto completamento per fine anno. Vale ad esempio – e finalmente! – per la riqualificazione urbana della centrale di Battersea, nella zona sud (tra gli altri, fino al 2013 progetti di dRMM, Simpson Haugh and Partners e WilkinsonEyre Architects; dal 2014 progetti di Foster + Partners e Gehry & Partners). Il comparto, noto negli anni ’80 e 90’ per essere ricco di spazi dismessi, trova ora una nuova contestualizzazione con la realizzazione di uno dei quartieri più estroversi, coniugando spazi abitativi, culturali, sociali e commerciali (completamento atteso nel 2020, ma qualcuno parla già di 2022). Inoltre, l’ex centrale termoelettrica diverrà a fine anno la sede ufficiale degli uffici amministrativi dell’azienda Apple, la quale prevede di trasferirsi dalla sua attuale sede irlandese.

Un altro piano di ridisegno urbano attualmente in atto riguarda la pedonalizzazione di una delle arterie pulsanti della capitale: Oxford Street, tra le più trafficate d’Europa, con un passaggio giornaliero di circa 500.000 pedoni. La nuova proposta (in questi giorni Transport for London e la Municipalità stanno decidendo chi seguirà i lavori che dovrebbero partire a fine anno) intende convogliare il traffico urbano degli autobus e delle corsie preferenziali dei taxi nelle vie limitrofe, limitando la congestione e riducendo i rischi per la sicurezza delle persone. Inoltre il livello del manto stradale verrà portato allo stesso livello del marciapiede, rendendolo più accessibile agli utenti su sedia a rotelle. Oxford Street sarà quindi in grado di ospitare una sequenza di piazze pubbliche fiancheggiate da alberi e panchine con 25 attraversamenti pedonali programmati, in quanto il traffico continuerà a correre da nord a sud attraverso la strada solo in punti definiti e circoscritti. Infine, installazioni artistiche occuperanno ben 800 metri di spazi, fluttuando sopra la via e illuminandola, in modo da ridefinire lo spazio urbano.

Infine uno degli ultimi progetti in fase di ultimazione è la realizzazione della nuova linea della metropolitana, la Elizabeth Line, che si estenderà da ovest a est per un totale di circa 97 km da Reading e Heathrow a Henfield e Abbey Wood. Su progetto dello studio Hawkins\Brown Architects, la nuova tratta intende ridurre il traffico nelle linee Picadilly e Victoria, aumentando l’accessibilità a luoghi come Liverpool Street, Paddington e il quartiere di Soho.

 

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