Se dilaga il paesaggio neomelodico

by • 16 luglio 2018 • Forum3116

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Riceviamo e pubblichiamo un commento su una fenomenologia territoriale (e una forma di sottocultura dominante) che, grazie alla camorra, sta caratterizzando il Napoletano e vaste aree della Campania

 

Non è molto che il concetto di paesaggio si è liberato dalla retorica della “bella veduta”. Per la Convenzione europea del paesaggio, infatti, è il «valore che le popolazioni locali interessate aspirano a veder riconosciuto per il loro ambiente di vita». Paesaggio, quindi, è lo spazio in cui viviamo, con il bello, il brutto, la qualità e il degrado, il romantico, l’a-romantico e il “neomelodico”. Da quando lo scrittore Peppe Aiello, definì “neomelodica” la musica della nuova Napoli, il fenomeno, come un blob inarrestabile, ha riempito tutto quanto sia espressione popolare a sud di Latina. Neomelodico è gorgheggi, matrimoni, soldi, eccesso, camorra; quindi, anche paesaggio.

Si tratta di un concetto in evoluzione; nulla è mai come è stato. Così, nel Sud neomelodico odierno, viale delle Galassie sta a Posillipo come il mercato di via del Cassano sta alla finestrella di Marechiaro e la mitica Dubai ai guappi della Sanità. Strane equazioni, sembrerebbe, ma è la napoletanità che cambia, il paesaggio che si trasferisce. Dal vedutismo dei macchiaioli ai video di Franco Ricciardi. E’ difficile capire se ambienti di vita, figli di un “Versace sottocosto”, abbiano disegnato le canzoni dei neomelodici o, invece, siano essi stessi la trasposizione formale di una musica densa di passione ma soprattutto di plagi, frasi fatte, eccessi e qualità apparente. Soprattutto, se anche i nuovi paesaggi riempiti di castelletti, archetti e finti capitelli, piscine cosmatesche e palme nane siano, dopo le canzoni, i nuovi risultati dell’influenza culturale delle «impressionanti quantità di capitale economico, politico e sociale che la camorra investe nell’industria neomelodica». Perchè c’è anche questo o, forse, solo questo.

Il paesaggio neomelodico, quindi, non si esaurisce nelle rappresentazioni trash di una storia dell’arte difficilmente esistita e nemmeno nel cartongesso dei “matrimonifici” meridionali. Se la classica napoletana si percepiva guardando il Vesuvio da via Caracciolo, la napoletana contemporanea si riconosce a partire dalle periferie, dove vivono, gorgheggiano, reppano e si registrano i cantori di Gomorra. È qui che viene teorizzato il paesaggio neomelodico. Forse come alternativa immaginata allo squallore del vissuto, forse come re-interpretazione soggettiva di una storicità legata ai simboli di potere, ricchezza, fasto. D’altronde, anche Carlo III scelse il rococò di Luigi Vanvitelli per gli stessi motivi. Ma questa volta, è dalle periferie che inizia il viaggio della persuasione.

Il paesaggio neomelodico è la cartina al tornasole di quanto un territorio abbia aderito, inconsapevole o meno, all’interpretazione del sociale costruita da quello che i suoi adepti non chiamano più camorra ma o’ sistemaIn concentrazioni diverse a seconda dei territori, infatti, è sempre visibile il segno di questa nuova omologazione culturale, veicolata con una canzone, sponsorizzata dal riciclaggio di denaro sporco, costruita consumando inutilmente suolo vergine, giustificata da ipotesi di artisticità, esagerata nelle forme, nulla nei contenuti. Proprio lo scollamento tra significato e significante è il marchio in grado di consentire al neomelodico di essere interpretato come «culturalmente rilevante dal proprio pubblico».

Così, per adesione inconsapevole ad una sottocultura dominante, il paesaggio neomelodico dilaga.

 

Immagine di copertina: la villa da oltre 4.000 mq in località Vaccheria (zona panoramica di Caserta) confiscata dalla Direzione antimafia di Napoli e dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), il 5 agosto 2011. L’operazione ha riguardato beni per un valore complessivo di 110 milioni confiscati al boss dei Casalesi Salvatore Belforte, di Marcianise (Caserta). (Fonte: ANSA/ Ufficio stampa DIA di Napoli)

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