Ritratti di città. Weimar “Modellstadt der Moderne”

by • 2 luglio 2018 • Città e Territorio, Mosaico3016

Share
Il “progetto culturale del XXI secolo” parte dal nuovo Museo del Bauhaus collegato ai luoghi simbolici della città con un complesso ridisegno di significati e percorsi cittadini

 

«Ci troviamo catapultati in una mostruosa catastrofe della storia del mondo, in una trasformazione dell’intera vita e dell’intero essere interiore. Per l’individuo artista, tutto ciò è forse una fortuna, a patto sia abbastanza forte da sopportarne le conseguenze, perché ciò di cui abbiamo bisogno è il coraggio per l’esperienza interiore, allora improvvisamente può palesarsi proprio lì per l’artista una nuova via da battere»

(Walter Gropius, 1919-1920)

Turismo e classici in chiave nietzschiana

Weimar è una piccola cittadina con molti primati (storico-politico, culturale, identitario sia tedesco che europeo, artistico-musicale, di architettura, di pensiero, di dittature e di orrore); e con altrettanti complessi che l’hanno fatta vivacchiare per anni sul fil di lama, copiandosi all’infinito e nutrendosi del mito di se stessa. È mecca del turismo (tre volte tanto pernottamenti d’albergo rispetto al gigante Berlino) nato qui, nel senso moderno del termine, e in ininterrotta fioritura nonostante le guerre, i regimi e le mode che l’hanno governata. Meravigliosa e al contempo opprimente agli occhi di un visitatore senziente, si può provare a sopravviverle per più di un giorno armati dello strumento comportamentale che è stato a lungo sua stessa essenza, quello che i tedeschi chiamano Nicht-Verhältnis, ovvero prendendo le distanze da ciò che può stonare con un’idea di armonia generale, relativizzando sempre, senza troppo tematizzare. È l’approccio prediletto dalla maggior parte dei turisti nazionali (qui sulle tracce della deutsche Klassik e di quello che Nietzsche definì lo spirito antiquario della storia) o dei numerosissimi nostrani, che con altri europei ne prediligono l’altro, monumentale. La “Atene sull’Ilm” ha attirato dai tempi di Lucas Cranach il vecchio ad oggi, attorno ai suoi due mitici alberi, intellettuali ed artisti da tutto il mondo: sotto le fronde del ginkgo biloba della Platz der Demokratie o della quercia (Eiche) di Goethe, alla cui ombra il poeta nazionale compose i suoi Walpurgisnachte Fauste, poco più di un secolo dopo si sarebbero compiuti i più terribili crimini contro l’umanità nel lager, sortovi attorno, di Buchenwald. Da una parte la vita, dall’altra la morte; qui l’albero sui cui rami secondo il mito al posto delle foglie crescevano in perfetta, reciproca armonia indistinti esseri umani, là il tronco al centro di un inferno di prigionieri e carnefici, profanato da chi diceva di amarlo sopra ogni cosa, quintessenza patria, e infine ridotto in fiamme. Per libera iniziativa o per deportazione, per piacere o per disperazione il mondo intero è passato da Weimar.

Un numero non indifferente di visitatori tuttavia la visita non per Goethe, Schiller o Liszt: la cittadina del Land Turingia ex DDR è meta ambita di studiosi ed amanti di arte ed architettura per aver dato anche i natali al Bauhaus (1919) e visto il fiorire della sua prima, meravigliosa stagione con Gropius, Itten, Feininger, Albers, Meyer, Kandinsky e Klee. In meno di un secolo Weimar è stata un concentrato di storia del Novecento, di politiche e loro manifestazioni di potere in arte, architettura e disegno urbano: dal 1919 al 1933 con l’omonima Repubblica, dal 1933 al 1945 sotto la dittatura nazifascista e dal 1945 al 1989 con quella socialista.

Le aberrazioni ideologiche che hanno portato alla creazione del lager di Buchenwald, usato tanto dai nazisti quanto (dopo la capitolazione del Reich e alla stessa maniera) dalle truppe di Stalin, attirano infine un terzo gruppo di turisti, soprattutto scolaresche, sparuti superstiti e molti studiosi dagli Stati Uniti, alla ricerca d’insoluti “perché” o di possibili percorsi della memoria.

 

“Modellstadt der Moderne”

Si può conferire a Weimar, in virtù di questa complessità e compresenza di caratteri, il titolo di “città modello dell’età moderna”? Una risposta, assai convincente, al quesito, si è provata a dare in occasione della mostra organizzata due anni or sono dalla Klassik Stiftung Weimar nell’ex museo del Bauhaus e appena replicata al museo della Facoltà di Architettura della Technische Universität di Berlino. Se si pensa al ruolo contraddittorio giocato da Weimar anche solo in ambito urbanistico-architettonico nel XX secolo, non si può che convenire con chi lo sostiene, ricordando che, nonostante la retorica classica, patriottica e reazionaria, il Bauhaus nacque qui tutt’altro che per caso, primato in terra di primati, svincolato dal complesso di stagioni che riconosceva ma da cui disconosceva qualsivoglia possibilità di affiliazione, in aperta polemica politica e sociale con tradizione, monumentalità, spirito antiquario, passato e presente, con animo critico e oltre l’oblio dell’uomo epigonale. Parrà forse ridondante al lettore non esperto di queste latitudini, ma per capire questo passaggio, urge ripetere che la forma urbis è sempre espressione delle azioni e inazioni umane. E qui a Weimar prenderne atto, attraverso un doloroso percorso di riconoscimento di responsabilità, significa salvarla da se stessa e dal rischio di ricommettere gli errori di un passato che urla la sua esigenza di racconto globale e senza omissioni.

“Topographie der Moderne”

La necessità di un approfondimento storico critico-analitico e senza più lacune ideologiche di comodo sull’intero assetto urbano di Weimar si presentò non più rinviabile nei giorni in cui nasceva la discussione sulla scelta dell’ubicazione del nuovo Museo del Bauhaus di Heike Hanada, che aprirà ad aprile 2019 per celebrare i cento anni esatti dalla nascita della scuola statale fondata il 12 aprile 1919 da Walter Gropius. (Di esso, del nuovo di Dessau, del restauro del berlinese – i tre cantieri sono in fieri – parleremo in futuro).

Il sito è di grande complessità e fascino, poco a nord-ovest del centro storico e in un punto d’incontro d’importanti preesistenze architettoniche novecentesche, disposte lungo tre differenti assi urbani. Essi corrispondono a tre diverse visioni politiche di governi cittadini tra loro conseguenti (repubblicano, fascista, comunista), e di un ipotetico ordine mondiale che da qui avrebbe dovuto contagiare il volto di molte altre città: l’asse del “progetto culturale” con Weimar-Halle (1926) della Repubblica di Weimar, modello per le nuove città “liberate”; l’asse del Gauforum nazista di Hermann Giesler (1936) da ripetere in oltre 40 città scelte personalmente da Hitler; l’asse del progetto DDR Jakobsplan con lo studentato “Langer Jakob” di Anita Bach (1970-72), modello di blocco socialista a Occidente, da ricopiare all’infinito in Germania e oltre cortina.

Visualizza la pianta interattiva

Weimar XXI

Il posizionamento strategico del nuovo Museo Bauhaus in un’area così sensibile costituisce la scintilla tanto attesa per innescare il nuovo “progetto culturale del XXI secolo” (Weimar XXI) che delle analisi di “Topographie der Moderne” vuole essere elaborazione e realizzazione pratica. Si parte così col ridisegno dei percorsi turistici e civico-educativi, spiegando singolarmente le stazioni del Moderno e inserendole in un progetto interattivo comune [come nella App “Topographie der Moderne / Places of Modernism”]. E nell’ottica a più ampio raggio della futura progettazione urbana e della scrittura di nuovi masterplan, s’introduce finalmente lo studio ermeneutico dei luoghi riscoperti al fine di evidenziare in maniera leggibile a tutti il substrato condiviso d’intime connessioni che rendono affatto estranea la contemporanea esistenza di Buchenwald e della Casa-Museo di Goethe, della Bauhaus Universität e delle ville di Nietzsche, Liszt o Schiller, dei meravigliosi parchi e dei “solitari” socialisti nella stessa, piccola città.

Ridisegno di significati e percorsi cittadini

Una volta inaugurato il nuovo Museo Bauhaus, il comitato scientifico promotore di “Topographie der Moderne” capeggiato da Harald Bodenschatz confida si apriranno anche le sperate prospettive politiche, a lungo impedite (con un picco dal 1989 ad oggi) per puro calcolo ovvero interesse turistico. Con ciò si spera anche di evitare il ripetersi di recenti orrori, come la riconversione dell’ultimo edificio del Gauforum (Halle der Volksgemeinschaft) a colossale centro commerciale con cinema multisala e parcheggio sotterraneo (il “Weimar-Atrium”, 2005), consentita dalle autorità non certo per scacciare lo spettro assai reale di un crescente revisionismo, bensì con grande superficialità e mostrando sprezzo per gli incomodi della storia. Da quest’ultima nessun edificio cittadino è avulso: non la casa natale di Goethe (pompata di retorica patria e divenuta museo nazionale per volere di Hitler), non la piazza della Stazione centrale (su cui si svolge incredibilmente ogni anno, nello stesso giorno della cerimonia per i caduti di Buchenwald, una manifestazione neonazista) né la Güterbahnhof, su cui furono dirottati i treni per le deportazioni o ancora la progressivamente scomparsa stazione di polizia della Gestapo (oggi Denkmal “Zermahlene Geschichte”) in centro città, o il Nationaltheater degli spettacoli judenfrei, il cui odioso ricordo si è pensato poter eclissare mettendovi avanti il monumento a Goethe e Schiller; senza dimenticare un Hotel Elephant oggi in gran spolvero, residenza preferita del Führer in città, e Buchenwald stesso, che bisogna voler visitare, nascosto com’è ai tour turistici dell’esaltazione del classico e di un’immacolata, romantica idea di cultura nazionale.

Il nascente nuovo polo modernista, che si propone come centro alternativo a quello medievale, sarà collegato ai suddetti luoghi e ad altre numerose isole cittadine (casa-archivio di Nietzsche, casa di Liszt, ecc.) lungo un asse ideale nord-sud che, partendo da Buchenwald, passa per la stazione, l’antico quartiere di St. Jakob e il centro storico, per arrivare alla Scuola di Van de Velde e alla Haus “Am Horn”. Ciò significa nuove fermate dei mezzi pubblici, nuovi percorsi di traffico, anche pedonali e ciclistici, con segnaletica e informazioni storiche, nuove attività ed eventi a tema negli ex distretti repubblicano, del Gauforum e DDR.

 Siti emblematici tra Novecento e DDR

Neues Bauen e progressismo nel “Kulturprojekt” repubblicano di Paul Schultze-Naumburg (1909-1926)

Il progetto che voleva creare un collegamento assiale e ideale fra i parchi a nord-ovest del centro storico e la torre dell’antica Jakobskirche, doveva allungarsi verso lo stadio con un complesso di zone verdi, residenziali e per lo sport. Il nome scelto era sintomatico del desiderio della nuova Weimar di farsi portavoce di un modello culturale di società democratica: moderna, repubblicana, universale. Si bonificò la periferia, si crearono nuovi alloggi per «una popolazione provata dalla Prima guerra mondiale», in un ibrido fra le nuove idee del nascente Bauhaus (il progetto di Paul Schultze-Naumburg) e la tradizione architettonica del disegno della prima Weimarhalle di Max e Günther Vogeler (1932). «Riforma sociale, non rivoluzione sociale era la parola d’ordine dell’epoca» (Manfredo Tafuri).

 

Demolizioni e manifestazioni di potere: il Gauforum di Hermann Giesler (1936)

La legge del 1937 per il “nuovo disegno delle città tedesche” nacque proprio a Weimar, il cui esempio avrebbe dovuto essere imitato nei nuovi fori distrettuali di oltre 40 centri scelti personalmente da Hitler. Il piano dei nazisti voleva sradicare la memoria dell’odiata recente Repubblica, facendo spazio ai nuovi edifici e luoghi del potere e della propaganda. In nessun altro luogo tedesco la distruzione del modernismo democratico fu, architettonicamente parlando, tanto violenta: si demolirono 150 complessi abitativi, 52 negozi e 27 officine, sostituiti dai cinque edifici colossali del foro attorno all’enorme distesa della Adolf-Hitler-Platz.

 

Ridisegno e opposizione: “der Lange Jakob” alias Jakobsplan di Anita Bach (1970-72)

Appena insediato, il governo della DDR aveva manifestato il desiderio di andare oltre il solo riuso delle recenti preesistenze, puntando già negli anni sessanta al ridisegno del quartiere che prende il nome dall’antica chiesa di St. Jakob. L’indesiderata Halle der Volksgemeinschaft del vicino Gauforum fu oggetto di diversi studi di progetto fino a metà anni settanta, al fine di trasformarla in un edificio multifunzionale alla maniera dei Palazzi del Popolo (tra gli altri, der Republik a Berlino, der Kultur a Dresda). Avrebbe così fatto anche da quinta scenica all’enorme solitario a due ali dello studentato di Anita Bach (dal 1969 prima donna docente dell’allora Hochschule für Architektur und Bauwesen) situato poco più a Sud, all’angolo fra Jakob- e Friedenstraße. Costruito nel quartiere storico di Weimar, uno dei più antichi e ricchi di significato, e destinato ad accogliere alloggi a buon mercato, cucine e organizzazioni studentesche per mille inquilini, fu espressione della costante ricerca del regime socialista sul come trattare con significato le preesistenze naziste. Fra i tanti programmati, lo Jakobsplan fu uno dei pochi progetti realizzati: un aspetto curiosamente condiviso con i due casi precedenti. Per costruirne le sue due ali, 11 piani a sud e 12 a nord, furono anche qui demoliti alcuni edifici storici; perché anche la DDR voleva lasciare il segno e a suo modo dominare su tutto il resto.

 —

Cronologia

Altri cantieri ed eventi salienti dopo la caduta del Muro (1990-2023)

1990: prescelta con altre quattro città ex DDR, Weimar entra nel programma federale “Städtebauförderung”; è l’inizio di una grande stagione di restauri e riqualificazione urbana.

1996-98: (con aggiornamenti fino al 2017 per estensione ai siti di Dessau e Bernau): diventa, con le diciture “Weimar città del Bauhaus” e “Weimar classica”, patrimonio dell’umanità Unesco: oltre 15 siti vengono inclusi nella lista dei monumenti sotto tutela.

1999: viene eletta “Capitale europea della cultura” e vive un grandioso boom edilizio con investimenti per circa 2 miliardi di marchi. Inizia, in grande spolvero, un piano decennale di risanamento dell’intera città e di rilancio turistico internazionale. Si inizia per la prima volta a parlare di un “lato oscuro della Modernità” e di necessaria “buchenwaldizzazione” di Weimar, per il recupero della memoria dell’Olocausto.

2004-07: incendio nella rinomata Biblioteca Anna Amalia (appena restaurata da Grunwald & Burmeister Architekten): vanno in fumo circa 60.000 volumi dell’antica collezione e le splendide sale rococò in cui erano custoditi. Riapre dopo tre anni di lavori costati circa 13 milioni.

2018-in corso: come stabilito dal Masterplan 2008, la Klassik Stiftung verrà spostata dalla Goethe-Haus allo Stadtschloss, la cui conversione da castello a “palazzo di città” (budget di 40 milioni, finanziati da Bund e governo della Turingia) vede il progetto di Brenne Architekten dopo quello assai felice dell’Ensemble della Bastiglia (antica porta cittadina nelle mura sulla Burgplatz) di Hardt Goedecke Freie Architekten + Ingenieure.

2019-23: anche la Casa museo di Goethe sarà completamente rinnovata (restauro fondazioni, intero progetto statico e impianti per qualche milione di euro) e in sua vece, durante la chiusura, si pensa a un doppione nella Frauenplan, dirimpetto all’originale, come riflesso in uno specchio.

Piccolo lexicon

Neugestaltung des Lebens(riforma della vita, ovvero nello stile di vita) concetto fondamentale nella storia del pensiero tedesco e nelle arti d’inizio Novecento. Significava ridisegnare la vita di tutti i giorni, fino al più piccolo dettaglio e in una prospettiva salvifica terrena e umana (cambiamenti nella dieta, nell’abbigliamento, nei metodi di cura, nella sessualità) con leitmotiv autenticità, purezza, chiarezza, bellezza e naturalezza. Molti pensatori (come Nietzsche) la teorizzarono, ed altrettanti artisti (come Johannes Itten della corrente “spirituale” del primo Bauhaus di Weimar) ne misero in atto le misure nel proprio stile di vita.

Nicht-Verhältnis: (nessuna relazione nel senso di “totale indifferenza”) la popolazione di Weimar ne è stata più volte accusata dai tempi della costruzione di Buchenwald, passando per la DDR, fino ad oggi. Per tutto il periodo nazista la città visse di quanto veniva prodotto dal lavoro forzato dagli internati nel lager, che fu riutilizzato tale quale nei primi anni dell’occupazione sovietica.

Die deutsche Klassik: con questa definizione non si intendono i classici greci e latini ma una stagione della cultura tedesca (1786-1832 circa; su tutti, Goethe e Schiller) nella fattispecie di un movimento letterario le cui caratteristiche principali sono il ritorno all’antico e il riuso delle sue idealizzate peculiarità artistiche.

I modi della storia secondo Nietzsche: «Sotto tre aspetti la storia appartiene al vivente: gli appartiene come a colui che agisce e che ha aspirazioni, come a colui che conserva e adora, come a colui che soffre e che ha bisogno di essere liberato. A questa triade di relazioni corrisponde una triade di modi della storia, per quanto è permesso distinguere un modo monumentale, uno antiquario e uno critico della storia». (Dalla Seconda considerazione inattuale: sull’utilità e il danno della storia per la vita, Lipsia, 1874).

Die Eiche (la “quercia”) e die Buche (il “faggio”): Buchenwald (lett. “Foresta di faggi”) venne costruito dai suoi stessi primi internati (1934) nei pressi del colle di Ettersberg segando i tronchi degli “alberi sacri” vicini a quello di Goethe, che fu risparmiato, rimanendo da solo al centro del quadrilatero del campo. Si dice che Goebbels stesso avesse scelto questo sito così sacro al popolo tedesco, modificandone forse per rispetto solo il nome ma di fatto profanandone per sempre il ricordo.

Halle der Volksgemeinschaft (“sala della comune popolare” o per le assemblee del popolo): edificio orientale del Gauforum, un’imponente sala con 20.000 posti a sedere, inaugurata da Rudolf Hess nel 1937 davanti a oltre 40.000 partecipanti.

Wende: (“svolta”) con questo termine s’intende il periodo che va dall’estate del 1989 all’autunno del 1990 insieme alla friedliche Revolution (rivoluzione pacifica) messa in moto dal popolo della DDR, che portò alla caduta del Muro di Berlino e si propagò in tutta l’Europa centro-orientale.

Städtebauförderung (“promozione – per sussidi statali – dello sviluppo urbano”): programma di finanziamenti per l’edilizia storica inaugurato in Germania nel secondo dopoguerra, reso ufficiale per legge (1971) in tutta la Repubblica Federale dell’Ovest e allargato in seguito alla riunificazione (1990) anche ai centri più importanti degli ex länder comunisti.

Bibliografia essenziale

Weimar – Modellstadt der Moderne? Ambivalenzen des Städtebaus im 20. Jahrhundert

A cura di Harald Bodenschatz, Center for Metropolitan Studies, TU Berlin / Architekturmuseum, Berlino 2018

 

Topographie der Moderne im Mittelpunkt einer Tagung in Weimar

Klassik Stiftung Weimare Bauhaus-Institut für Theorie und Geschichte der Architektur und Planung an der Bauhaus-Universität Weimar con Freundeskreis Bauhaus/ Weimar Moderne, Weimar 2017

 

Weimar. Modellstadt der Moderne? Ambivalenzen des Städtebaus im 20. Jahrhundert

Klassik Stiftung Weimar e Bauhaus-Universität Weimar, Weimar 2016

 

Socialdemocrazia e città nella Repubblica di Weimar

Manfredo Tafuri, in «Contropiano» n.1, 1971

 

Die Inszenierung der Stadt. Planen und Bauen im Nationalsozialismus in Weimar.

Karina Loos. Weimar, 1999

 

Weimar, from Enlightenment to the Present

Michael H. Kater, Yale University Press, 2014

 

Von Plan zu Plan: eine Wirtschaftsgeschichte der DDR (Schriftenreihe / Bundeszentrale für Politische Bildung)

André Steiner, Bonn 2007

 

Sull’utilità e il danno della storia per la vita

Friedrich Nietzsche, Adelphi, Milano 1973 e 2016

 

Europa in Weimar: Visionen eines Kontinents

Hellmut Seemann, Wallstein Verlag, 2008

 

Walter Gropius. Ausgewählte Schriften

Hartmut Probst e Christian Schädlich, Berlino 1987


Pin It

Comments are closed.