Biennale di San Paolo in cerca di curatore

by • 2 luglio 2018 • Professione e Formazione1726

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Per la prima volta l’Istituto degli Architetti del Brasile mette a bando la curatela della 12° edizione della Biennale di Architettura di San Paolo

 

SAN PAOLO DEL BRASILE. Una buona notizia da questa parte dell’oceano: «Per la prima volta nella storia della Biennale di Architettura di San Paolo lo IAB-SP – ovvero l’Istituto degli Architetti del Brasile, sede di San Paolo – indice un concorso ufficiale per il progetto di curatela della 12a edizione». È un segnale importante, volontà della nuova generazione che ha assunto la guida dell’Istituzione scegliendo di abbandonare concretamente vecchie prassi – inclusa quella della cooptazione diretta del curatore, ovvero dello staff curatoriale.

La call, che si chiude il 10 luglio, richiede la presentazione di un progetto completo di collaborazione, con cronogramma e quanto serve alla definizione della proposta; la scelta avviene con la pubblicazione di una shortlist, cui seguono colloqui con i responsabili dei 4 progetti finalisti scelti ed infine la divulgazione del risultato entro il 17 agosto. Dopodiché inizierà la vera e propria curatela; la Biennale si aprirà nel settembre 2019, per concludersi in dicembre – dunque con un tempo non eccessivo, ma almeno congruo per poter sviluppare credibilmente il lavoro. A garanzia degli intenti è stata nominata una giuria di profilo internazionale, composta da 8 donne e 3 uomini.

Durante questa fase di pubblicazione della call sono stati organizzati due incontri pubblici (andati anche in streaming) con architetti, urbanisti, artisti, attivisti e curatori, per discutere idee e contributi in senso pubblico sui temi: “Contesto: Brasile, oggi” non per caso tenutasi al Teatro Oficina di Lina Bo Bardi ed Edson Elito – opera attualmente insidiata dalla costruzione di alcune torri residenziali nelle immediate adiacenze, che ne altererebbero il significato – e “Critica e curatela”, nell’auditorium dell’Istituto Moreira Salles in Avenida Paulista, opera dello studio Andrade e Morettin recentemente inaugurata. Oltre a contribuire con esperienze personali maturate in attività consimili, i qualificati discussant hanno condiviso suggestioni, insistendo in particolare sull’allargamento dei temi dall’architettura alla città – alle rappresentanze di genere, al riconoscimento delle minoranze, all’eguaglianza sociale, al razzismo, alla violenza, al ruolo delle elite culturali rispetto alla situazione di segregazione che è nell’area metropolitana di San Paolo, con i suoi oltre 20 milioni di abitanti. Non sono mancati bagni di realismo, criticando l’esiguità del budget (l’equivalente di 200.000 euro) ben riconoscendo però l’importanza di questo passo intrapreso dallo IAB-SP e la necessità d’implementarlo nel senso della trasparenza e del coinvolgimento. Ancora, è stato richiamato il senso storico delle precedenti Biennali di architettura di San Paolo – riflettendo sui successi ma anche sulle criticità – anche richiamando un recente libro di Elisabete França, Arquitectura em retrospectiva. Non in ultimo, pensieri limpidi quanto pressanti – anche in paragone ad altre Biennali di architettura del pianeta – sono stati indirizzati verso l’internazionalizzazione della prossima Biennale, che dovrà da un lato garantire radicamento e dall’altra avere significato di apertura al mondo, avvenendo in una metropoli costituita da migranti.

Tutto sembra andare nella direzione della buona pratica; chissà se servirà anche da guida per superare l’unico criterio monocratico e autoreferenziale che ha finora contraddistinto la scelta dei curatori delle Biennali italo-veneziane.

 

 


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