Se la città del futuro sarà verde, la campagna sarà ancor più grigia?

by • 20 giugno 2018 • Forum1170

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Riceviamo e pubblichiamo un commento al convegno «La città del futuro» (Milano, 5 maggio 2018), organizzato dalla Consulta Architetti Lombardia

 

Vorrei esporre le mie modeste riflessioni, ai fini di rispondere alla richiesta di partecipazione vivamente caldeggiata dalle autorità del nostro Ordine degli architetti di Varese.

Il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, ha rilevato con stupore come nell’ultima campagna elettorale nessun politico in gara abbia fatto uso della parola “città”. Non con minore stupore possiamo affermare che nel convegno, quando si parlava di Milano, nessuno abbia nominato concetti come “spazio urbano”, “trama”, “tessuto”, “identità”. Risulta assai curioso questo particolare fenomeno di amnesia semantica, perché se superati tali quesiti della problematica urbana odierna, occorre almeno sviscerarli criticamente nell’ambito e con gli strumenti propri della disciplina; e, quindi, annunciare solennemente la loro ineluttabile scomparsa.

Comunque sia, tale fenomeno ha partorito un’inedita morfologia urbana, che nell’ambito dell’esperienza milanese viene denominata ottimisticamente “città futura”/”verde”/”concorrenziale” (eufemismo per “città del mercato”), dove la qualità dell’architettura e dell’ambiente conformano il binomio vincente, ma non come processo morfogenetico d’inscindibilità del progetto d’architettura dal progetto urbano, bensì come fatto estetico di singoli episodi edilizi paradigmatici galleggianti spensieratamente in un deserto urbano senza confini percepibili, dove dai prati ivi prospicienti si possono ammirare quali eccezionali giganti autistici durante le scampagnate domenicali. Sarebbe questo impatto visivo, secondo la tacita concezione degli amministratori, la chiave della concorrenzialità di Milano nel panorama europeo?

Risulta assai curioso però che un tale inedito paesaggio situato nel centro della città abbia delle palesi connotazioni spaziali con il paesaggio agricolo. Infatti, il riutilizzo delle aree centrali dismesse, destinando grandi aree a verde, ha prodotto un singolare fenomeno spaziale di scambio e bilanciamento tra le diverse densità urbana ed agricola quale un vero fenomeno osmotico. Così facendo, a grandi progetti di riqualificazione urbana con abbondante spazio destinato al verde per le città dell’eccellenza, corrisponde inversamente crescita edilizia di ogni tipo altrove, con conseguente perdita di aree agricole nella campagna e caotica densificazione della periferia. Risulta ancora assai curioso che perfino l’estetica di uno e altro ambito siano di sconvolgente similitudine: l’area a verde del vuoto urbano somiglia volutamente a un campetto agricolo con delle boscaglie verticali (nella foto di copertina, uno scorcio del comparto di Porta Nuova).

Possiamo affermare quindi che la “città del futuro” sarà “verde”, così come la “campagna del futuro” diventerà ancora più grigia? Esperienze diverse dalla milanese, illustrate durante il convegno, ci sono a Lubiana, Amburgo, Barcellona, Londra e Bruxelles. In quelle città, si pensa ancora come pensava Muzio: con l’architettura si costruisce la città.


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