Donazioni di sangue: un’iniezione di design e architettura

by • 13 giugno 2018 • Design, Mosaico1103

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Report su tecnologie e opere in occasione del World Blood Donor Day

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Qual è la differenza tra un donatore di sangue e un designer? Solo 15 giorni. Ebbene sì, poco più di due settimane separano, in questo gioco di specchi tra acronimi, due giornate universalmente celebrate: il World Blood Donor Day (WBDD), la cui ricorrenza è il 14 giugno, e il World Industrial Design Day (WIDD), che si festeggerà il prossimo 29 giugno e al quale dedicheremo contenuti di design di respiro comunitario.

Ogni anno, il 14 giugno, i Paesi di tutto il mondo festeggiano la Giornata mondiale del donatore di sangue. L’evento serve a ringraziare il popolo internazionale dei donatori di sangue e ad accrescere la consapevolezza della necessità di sangue e di emoderivati sicuri. La trasfusione di sangue è una componente essenziale delle cure sanitarie di emergenza. Le emergenze aumentano la domanda di trasfusioni e rendono la consegna ematica impegnativa e complessa. Ciò richiede un servizio ben organizzato, garantito solo grazie a comunità dotate di architetture e prodotti altamente performanti.

Abbiamo provato a delineare le interazioni tra le comunità dei donatori di sangue, organizzate in diverse associazioni di volontariato, e la comunità di architetti e designer che, vuoi per ispirazione, vuoi per appartenenza associativa e vuoi per semplice attività di mercato hanno messo a servizio del sistema la loro professionalità.

Partiamo dalla fobia per eccellenza. La tripanofobia, la fobia dell’ago, che allontana milioni di possibili donatori dal compiere il gesto. Due progetti potrebbero cambiare radicalmente l’approccio al prelievo, entrambi focalizzati sullo sviluppo di ausili in grado di perfezionare l’inserimento dell’ago. Il primo è un detector a raggi infrarossi per visualizzare la posizione delle vene, usato per la prima volta a livello mondiale dalla Croce rossa australiana. In pratica il dispositivo riduce l’errore dell’operatore inesperto nella ricerca del punto migliore in cui prelevare. Il secondo è una mini stazione robotica capace di identificare e tracciare la vena, verificare il target di inserzione e allineare l’ago per poi procedere con il prelievo finale. Il tutto utilizzando medical imaging, computer vision e machine learning.

Ma la donazione di sangue è anche un momento di relax in ambienti che, anno dopo anno, con particolare riferimento ai Paesi che investono nella sensibilizzazione al gesto volontario, anonimo e gratuito, si stanno affermando come architetture contemporanee di pregio, progettate per offrire esperienze di accoglienza che riducano lo stress del potenziale donatore.

È il caso del centro regionale sangue di Racibórz, Polonia, progettato da FAAB Architektura, un centro multifunzionale dotato di sale di accoglienza, preparazione e raccolta, depositi e laboratori avanzati per lo stoccaggio, il controllo e la lavorazione degli emocomponenti. Di notevole impatto l’uso di pannellature curve e planari realizzate in diverse tonalità di rosso, simbolo delle variazioni cromatiche offerte dal sangue a seconda se scorra nelle arterie o nelle vene. Molto interessanti anche i progetti del Blood Center di Christchurch in Nuova Zelanda, 3.850 mq di puro comfort per i donatori, e il Dana-Farber Cancer Institute – Kraft Family Blood Donor Center di Boston, progettato dalla società di architettura MDS/Miller Dyer Spear. La peculiarità di quest’ultimo sta nell’aver opposto in un grande open space le postazioni dei donatori a quelle dei pazienti, enfatizzando il legame fisico e solidale che si genera nel momento in cui parte del sangue di una persona inizia a scorrere altrove restituendo nuove possibilità di vita.

Capitolo a parte rivestono dispositivi, accessori e mezzi mobili, categorie merceologiche all’interno delle quali il design sta contribuendo a superare la logica prettamente funzionale, iniettando estro e umanità in oggetti che vanno dalla semplice palla antistress alla più attrezzata poltrona o autoemoteca.

La celebrazione del donatore, infine. L’Italia pullula di monumenti a loro dedicati: alcuni da ricordare, altri da dimenticare in termini di disegno, fattura, collocazione urbana o condizioni di abbandono. Per quanto rappresentino generazioni solidali che, come nel caso di AVIS, contano più di 90 anni di storia, molti di questi monumenti andrebbero ripensati o ricontestualizzati. Nel frattempo, il tempio internazionale del donatore di sangue, opera di Giuseppe Davanzo in Pianezze di Valdobbiadene (Treviso), ha chiuso le porte per mancanza di manutenzione. Nel dicembre del 2017, per la prima volta in oltre 50 anni di storia, non è stata celebrata la Messa di Natale e le immagini recenti raccontano di una triste ma inevitabile decisione per salvaguardare l’incolumità delle persone. Soprattutto nei luoghi simbolo del dono, è proprio il caso di dirlo, urgono trasfusioni economiche.

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