Ritratti di città. Cremona, da luogo di transito a smart land?

by • 10 maggio 2018 • Città e Territorio, Mosaico1889

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La città del violino divisa tra progetti sovradimensionati e interventi puntuali di rinnovamento, incluse ciclovie e autostrade dell’acqua

Cremona conta circa 72.000 abitanti ed è collocata nella zona meridionale della Lombardia in prossimità del Po, al di fuori dei bacini congestionati e densi dei grandi centri abitati. È caratterizzata dalla presenza di un ingente patrimonio architettonico storico (tra cui spicca il celebre Torrazzola torre in muratura più alta d’Europa) e la complessiva buona qualità del contesto territoriale. Il punto di forza dell’economia locale, composta principalmente da un tessuto di piccole e medie imprese, è il sistema agro-alimentare (agricoltura e industrie dolciarie) e quello legato alla tradizione liutaria, dal 2012 Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO (globalmente nota è la figura di Antonio Stradivari). Fa eccezione solo il colosso dell’acciaio Arvedi (oltre 2 miliardi di fatturato), azienda che anima da decenni anche molte attività cittadine.

La natura di Cremona appare però quella di “luogo di transito”, attestato su infrastrutture per lo più obsolete, che faticano a metterla in rete con i contesti più innovativi (pur ospitando alcune realtà importanti quali una sede del Politecnico di Milano, un Polo Tecnologico e il Dipartimento di Musicologia dell’Università di Pavia). Tra queste, spicca il preoccupante stato di conservazione dei ponti sul Po in tutta la provincia, pericolosa situazione diffusa nella bassa lombarda. Inoltre, non ha un aeroporto e lo stato dei servizi ferroviari è critico anche rispetto alle principali linee nazionali (basti pensare che è stato stralciato il collegamento con la vicina Piacenza).

Cremona è costretta a fare i conti anche con un contesto urbano e una distribuzione di servizi generalmente sovradimensionati. Il PRG 1999 aveva individuato degli ambiti critici all’interno del tessuto cittadino, stimando un’offerta insediativa rivelatasi eccessiva, la quale ha reso lo strumento ben presto sbilanciato e poco utile alla pianificazione cittadina. Di conseguenza, sia la maggior parte delle aree dismesse che il centro storico non ne hanno tratto alcun giovamento. Il PGT attualmente in vigore, che ha sostituito il PRG del 1999, è stato già sottoposto a variante nel 2013, sotto il coordinamento dello scomparso Pier Luigi Paolillo. Non sono poche le criticità evidenziate nel corso degli anni anche in questa seconda versione, tanto che è attualmente in fase di approvazione un’ulteriore variante parziale.

 

Nuovi progetti per la città

Dal punto di vista architettonico, sono poche le opere di rilievo realizzate negli ultimi 40 anni, tra le quali spicca l’ingresso della zona fieristica, progettato da Renzo Piano con il sistema costruttivo reticolare a tubolari d’acciaio brevettato da Arvedi.

L’occasione più importante di riqualificazione a scala urbana persa nel corso dell’ultimo decennio, è stata quella dell’Ambito di trasformazione ex Annonaria denominato Cremona City Hub. L’ambizioso concorso di idee, datato 2012 e vinto dal progetto “7 note per Cremona” (Pietro Chierici, Dario Cea, Jacobs Italia), non ha avuto seguito, tanto da essere quasi del tutto cancellato dal PII originario. Nel corso del 2017, infatti, la giunta Galimberti (sindaco dal 2014) ha deciso di adeguare la programmazione urbanistica alla congiuntura economica, stralciando le precedenti previsioni per l’area del parcheggio d’interscambio (con annessi fabbricati residenziali – direzionali) e per lo stadio (dove erano previsti anche spazi commerciali): 53.000 mq di superficie che, con questo stralcio, resteranno allo stato attuale. In particolare, rispetto alla pianificazione vigente, sono previsti -42,5% di superfici di vendita, -49% di aree residenziali, -72% di aree adibite a servizi.

È aumentata invece l’area destinata ad attività produttive accanto all’attuale polo CRIT (Cremona Information Technology, 12.300 mq), inaugurato lo scorso giugno. Proprio questo nuovo progetto, unico in grado di dare vitalità al comparto, va in controtendenza con alle spalle un investimento plurimilionario. L’edificio ospita le sedi di alcune società del settore delle telecomunicazioni ed uno spazio di coworking e di sviluppo per le startup avviato due anni fa, che raddoppierà presto la superficie attuale. Questo progetto ha l’obiettivo di trasformare Cremona in un polo di attrazione del digitale e in una “Smart Land”, sfruttando la declinazione della tecnologia in un territorio con necessità di digitalizzarsi. Si tratta di un edificio green, ma anche smart, affidato allo studio Locale ArkPabi (Giorgio Palù e Michele Bianchi architetti): l’intera struttura è progettata in ottica Building Management System, con un elaborato sistema di automazione che permette di gestire efficientemente gli impianti HVAC, l’illuminazione, la schermatura solare ma anche la sicurezza. Inoltre, può resistere a scosse di terremoto di livello notevolmente più alto rispetto alla classe sismica prevista dalle normative. Ulteriore punto di forza è costituito dalla vicina presenza del qualificato polo universitario del Politecnico di Milano.

Altri progetti per la città sono ancora legati alla facoltosità dell’ottantenne cavalier Giovanni Arvedi, come ad esempio la copertura della curva sud dello Stadio Zini. Quello legato ad un possibile ampliamento del palazzetto dello sport, o della costruzione di uno nuovo vicino al Polo Tecnologico, passa invece dalle ambizioni della squadra di pallavolo femminile Pomì Casalmaggiore e di quella di pallacanestro maschile Vanoli, militanti entrambe nelle rispettive massime serie. Si tratta però di interventi puntuali e non di ampio respiro per la città.

 

Il centro storico tra desertificazione e rinnovamenti isolati

A soffrire della sfavorevole congiuntura economica è in particolare il centro storico, sempre più povero di esercizi commerciali e residenti (-5,8% tra 2001 e 2011; dati CRESME). L’effetto più evidente del sempre più frequente decentramento del commercio verso le fasce più esterne della città, lo si può notare nel degrado e abbandono della Galleria XXV Aprile, per decenni cuore della vita cittadina.

Un tentativo di rigenerazione è stato messo in atto nel 2014 dall’appena insediata giunta, con la pedonalizzazione del centralissimo corso Garibaldi. Sull’asfalto sono state posate “onde colorate” (che dovevano rappresentare il Po), accompagnate da alcune aree tematiche dedicate ai bambini, come dal progetto donato gratuitamente alla città dallo studio Qun\\New Urban Question (Paola Ceriali, Teresa La Gala e Michele Giardullo). L’installazione, sperimentata per soli due mesi, si ispirava al parco pubblico Superkilen di Copenaghen progettato dallo studio danese BIG. Un tentativo interessante, pur limitato nel tempo e inconfrontabile con l’originale, di aggiungere un tocco di contemporaneità ad una delle vie più frequentate del centro storico.

Il fiore all’occhiello del centro è il Museo del violino, situato presso il Palazzo dell’Arte. La ristrutturazione e rinfunzionalizzazione del complesso, che ospita anche il contiguo auditorium, è datata 2012 e ha visto, anche in questo caso, lo zampino della Arvedi (tramite la Fondazione Arvedi-Buschini) e dello studio ArkPabi (che si è occupato anche degli spazi esterni dell’antistante Piazza Marconi). Lo stesso studio si è occupato anche del recupero delle ex Colonie Padane, sorte lungo il Po in epoca fascista. Il progetto ha rivalorizzato anche il parco circostante, al fine di riportare tutto il comparto alla sua funzione originaria, grazie alla realizzazione di un centro ludico ricreativo per la stagione estiva. Il recupero del complesso, inaugurato lo scorso autunno, è stato reso possibile dalla convenzione tra il Comune e, ovviamente, la Fondazione Arvedi Buschini che ha finanziato i lavori.

Le ciclovie e il rapporto con l’acqua

Come tutti i territori padani in prossimità del Po, Cremona è circondata da un’interessante rete di ciclovie, quali la Ciclabile dell’Antica Regina Cremonese che la unisce, con il suo “Sentiero del Po”, con la “Greenway dei navigli Cremaschi e Cremonesi”, che costeggia la fitta rete dei canali della zona. La città sarà anche lambita dalla dorsale cicloturistica lungo il Po denominata VENTO, progettata dal Politecnico di Milano.

Il rapporto con l’acqua è una componente importante nella storia della città, e si rispecchia nell’ancora attuale dibattito riguardo al porto fluviale, il più ad ovest del Mar Adriatico, lungo il sistema idroviario padano-veneto. Attualmente, il Porto canale è un polo logistico intermodale dotato di strutture fisse e mobili atte a garantire la movimentazione di ogni tipo di merce fra acqua, ferro e gomma. Le banchine sono direttamente collegate alla linea ferroviaria Codogno-Cremona-Mantova tramite un raccordo che verrà ampliato su progetto dell’onnipresente gruppo Arvedi, che lo ha in gestione. Per quanto riguarda la viabilità su gomma, già dal 2008 è allo studio di Autostrade Centro Padane s.p.a. un raccordo autostradale di 12 km, per collegare il Porto canale con il casello della A21 di Castelvetro Piacentino, tramite anche la realizzazione di un terzo ponte sul Po.

Nonostante decenni di proclami e un recente interessamento della Regione, di fatto esiste solo a livello teorico un sistema di navigabilità del fiume. Sarebbe un importante volano per l’economia locale, soprattutto se si realizzasse il canale (detto “autostrada dell’acqua”) Milano-Cremona-Po. Attualmente, sono stati realizzati solo 14 km dell’infrastruttura, fino a Pizzighettone, dei 65 previsti. I tecnici dell’AIPO (Agenzia interregionale per il fiume Po) hanno predisposto ad inizio 2016 un nuovo studio di fattibilità ma, al momento, non è dato sapere se il progetto avrà un seguito, anche se la Commissione europea l’ha inserito tra gli interventi prioritari.

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