IN/Arch: una nuova stagione per l’Italia delle cento città

by • 25 aprile 2018 • Forum1221

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Riflessioni del vicepresidente IN/Arch a margine del congresso nazionale dell’11 aprile

 

A distanza di cinque anni dal Padiglione Italia alla 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2012, con il congresso svoltosi l’11 aprile l’IN/Arch ha dato vita a un nuovo momento di confronto allargato, mirato a delineare un percorso di sviluppo originale e concreto per il nostro Paese, come ha salutato Gabriele Buia, presidente dell’ANCE, che ha ospitato l’iniziativa.

Un percorso che sappia leggere nella permanenza del carattere policentrico e diffuso del nostro sistema produttivo e insediativo non un ritardo, ma un modello alternativo alla dilagante geografia megalopolitana.

Questa prospettiva, come ha spiegato nell’intervento introduttivo il presidente uscente dell’IN/Arch Adolfo Guzzini, richiede l’adozione di politiche di governo e di trasformazione del territorio di lunga durata, caratterizzate da scelte coraggiose sostenute da investimenti pubblici importanti sul piano delle reti infrastrutturali della mobilità, della banda ultralarga e della connettività diffusa, della gestione dei servizi, del trattamento dei rifiuti, delle strutture amministrative di governo dei territori e, non da ultimo, delle politiche del lavoro. Scelte mirate a un’integrazione virtuosa fra flussi e luoghi, come ha auspicato il sociologo Aldo Bonomi e documentato Carlo De Vito, presidente di Sistemi Urbani, attraverso la documentazione di alcune realizzazioni di RFI.

In quest’ottica il richiamo ai distretti produttivi del Made in Italy e al pensiero di Adriano Olivetti – così fortemente presente nel Padiglione Italia 2012 – continua a costituire un riferimento per riportare al centro del dibattito la qualità e la dignità del lavoro come cardine dello sviluppo e dell’accoglienza.

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Dall’architettura del Made in Italy…

Con il Padiglione Italia alla 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2012 l’IN/Arch ha posto all’attenzione del mondo il modo di produzione Made in Italy. Un modo di produzione che ha dato luogo a un’economia territoriale capace di esprimere la vocazione industriale più profonda del nostro Paese e di far fronte alla crisi della grande impresa avviatasi nella seconda metà degli anni Settanta.

In quell’occasione a Venezia l’IN/Arch ha dimostrato, attraverso una ricca documentazione di casi esemplari, come l’architettura, lungi dall’essere un semplice optional del luogo di produzione o di direzione, costituisca una componente fondamentale tanto del processo produttivo, quanto della commercializzazione del prodotto.

Sempre in quell’occasione l’IN/Arch ha rilevato come il sistema Made in Italy, cresciuto impetuosamente attraverso una sommatoria di iniziative individuali – solo talora coordinate in distretti produttivi – non fosse più in grado di far fronte alla crisi internazionale esplosa alcuni anni prima. Si rendeva necessario dar vita a una strategia territoriale alla grande scala già prefigurata, nell’immediato dopoguerra, da Olivetti.

Alle imprese, delle quali esaltava la capacità di esprimere l’eccellenza del modo di produzione nell’eccellenza del luogo di produzione e di direzione, l’IN/Arch proponeva di trasformarsi in una sorta di “rete olivettiana”, mirata a esaltare e sviluppare il sistema del Made in Italy. E di rappresentare tale eccellenza anche attraverso una costellazione insediativa che, nella storia ma anche nel presente, ha dato luogo alla straordinaria configurazione policentrica che caratterizza il nostro Paese: un invito al mondo produttivo italiano a fare del riequilibrio e della valorizzazione del territorio la grande opportunità di rilancio della nostra economia.

… a una nuova stagione dell’Italia delle 100 città

Se è vero, infatti, che metà della popolazione umana vive in città che occupano soltanto il 2,5% della superficie della Terrae che entro il 2030 ci saranno 41 megalopoli con più di 10 milioni di abitanti (a fronte delle attuali 28) – che dire della “resistenza” opposta dall’Italia alla concentrazione megalopolitana?

Si tratta di un ritardo da colmare o di un potenziale modello alternativo a una modalità dominante di organizzazione del territorio che, come ha spiegato l’ecologo Carlo Modonesi, sta producendo danni irreversibili al pianeta?

L’Italia è ancora il Paese delle 100 città. Anche sul piano industriale il nostro Paese è caratterizzato soprattutto da imprese medio-piccole aggregate in distretti produttivi che solo raramente si trovano all’interno delle aree metropolitane.

Si tratta di un modello produttivo alla radice dell’attrattività che, sul piano turistico, l’Italia esercita ancora nel mondo – il Paese dei 30.000 borghi – come luogo dell’italian lifestyle, del buon vivere in un territorio nel quale insediamenti e paesaggi agricoli si fondono in maniera mirabile. Un modello di organizzazione del territorio caratterizzato non da grandi concentrazioni urbane, ma da un forte policentrismo.

Un policentrismo in grado di coinvolgere anche i territori rurali nei processi di crescita economica, come emerge da alcuni interventi presentati dall’architetto Aldo Cibic.

Un policentrismo capace di coniugare in modo nuovo – nell’epoca della connettività – i concetti di smart city, smart communities, resilienza, innovazione, sostenibilità ambientale, come ha messo in luce Antonio Decaro, presidente dell’ANCI.

Un policentrismo potenzialmente in grado non solo di garantire il benessere ai suoi abitanti, ma anche di offrire un modello diverso di accoglienza a quanti premono alle porte del nostro Paese, in fuga da guerre e miserie insopportabili.

L’urgenza di questa riflessione è testimoniata anche dal tema scelto per il Padiglione Italia alla 16. Mostra Biennale Internazionale di Architettura di Venezia, di prossima apertura, dal curatore Mario Cucinella:  “Arcipelago Italia – Progetti per il futuro dei territori interni”. L’attenzione della mostra sarà infatti rivolta, come ha sottolineato l’architetto Irene Giglio, all’Italia dei piccoli centri delle aree interne del Paese, dei paesaggi agricoli, dei borghi; una realtà «detentrice di un patrimonio naturalistico e culturale inestimabile che ci ha spinto – scrive Cucinella – a considerarne il rilancio come un tema altamente strategico per il nostro Paese».

Coniugare innovazione, solidarietà e qualità della vita

Ebbene, a oltre cinque anni dall’esperienza del Padiglione Italia 2012, dobbiamo registrare come la prospettiva da noi delineata nel 2012 sia rimasta in gran parte inascoltata: il mondo politico sembra sempre più ripiegato su se stesso e incapace di offrire un progetto al Paese; anche il mondo imprenditoriale, che per primo avrebbe dovuto leggere nella nostra proposta un’opportunità di sviluppo, appare spesso impantanato in una conduzione miope della quotidianità aziendale, venendo meno al compito e all’interesse di delineare prospettive davvero espansive.

Ne emerge un Paese decisamente meno unito e con disparità geografiche e sociali sempre più drammatiche. Un Paese incapace di perseguire quella coniugazione di innovazione, solidarietà e qualità che sola può promuovere un nuovo protagonismo italiano in Europa e, più in generale, sulla scena internazionale.

Il ruolo dell’architettura

L’architettura, come è sempre avvenuto nella storia del nostro Paese, non può non svolgere un ruolo decisivo in un percorso di ripresa: la rappresentazione architettonica dei luoghi di lavoro e di direzione è stata fondamentale per le imprese che, anche grazie all’impegno nella configurazione degli spazi di lavoro e di amministrazione, hanno saputo sferrare una sfida sui mercati internazionali all’insegna della qualità globale. Altrettanto deve avvenire per la rigenerazione delle città, dei territori e delle reti infrastrutturali e ambientali, in modo da avviare quella “Quarta Stagione dell’architettura del Made in Italy”. che l’IN/Arch ha proposto nel 2012. Una stagione – mirata a coniugare innovazione, benessere, bellezza e giustizia – che, secondo il neo-eletto presidente IN/Arch Andrea Margaritelli, è sempre più urgente inaugurare.


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