“Disegno Ergo Progetto”, al MAXXI

by • 18 aprile 2018 • Reviews2151

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All’efficacia comunicativa dello schizzo è dedicata la mostra “Disegno Ergo Progetto. Idee e forme intorno all’architettura”, al MAXXI fino al 6 maggio, negli spazi del Centro Archivi

«Preferisco il disegno alle parole. Il disegno è più veloce e lascia meno spazio per le bugie»: così Le Corbusier esprimeva tutta la forza che un’immagine, fosse anche solo uno schizzo su un tovagliolo di carta, può avere nel rendere l’idea di un progetto architettonico. Perché è da lì che parte tutto, da pochi segni che delineano una forma, volumetrie essenziali, poi una struttura, un’idea che già contiene in nuce tutto il progetto che sarà e anche di più, l’atmosfera, la dimensione emozionale, altrimenti non leggibili.
Proprio all’efficacia comunicativa dello schizzo è dedicata la mostra “Disegno Ergo Progetto. Idee e forme intorno all’architettura”, al MAXXI fino al 6 maggio, negli spazi del Centro ArchiviUn’esposizione che fa luce sulle riflessioni e le fantasie di 21 fra i più grandi architetti degli ultimi cinquant’anni a partire dai disegni autografi, portando al pubblico visioni poetiche e pratiche progettuali che compongono il loro ritratto.
Le figure sacre di Alvaro Siza, in cui è riconoscibile lo stesso tratto sicuro ed essenziale delle composizioni architettoniche, i collage di Yona Friedman in cui la sua Ville spatiale solca il cielo sopra l’Isola Tiberina, i suggestivi chiaroscuri e il tratto dinamico dei paesaggi di Alessandro Anselmi, le visioni a pastello di Luigi Pellegrin che creano scenari futuri e surreali, e ancora i disegni di Carlo Scarpa per la mostra su Frank Lloyd Wright alla Triennale di Milano nel 1953, le geometrie luminose degli acquerelli di Lauretta Vinciarelli, le linee vibranti, aggrovigliate delle litografie di Giovanni Michelucci, il segno minuzioso di Costantino Dardi.
Attraverso la concentrazione e rarefazione di segni, un tratto grafico più diffuso o insistito, più inquieto o disteso, è possibile leggere l’originalità creativa, la cifra stilistica individuale che rappresentava il loro fare architettonico. Una mostra che svela i tanti aspetti che caratterizzano la pratica professionale, ma che prima di tutto racconta della poetica e delle capacità visionarie dei protagonisti, in un dialogo aperto, senza mediazioni, con il pubblico.
Il percorso espositivo ha il suo fulcro sulle pareti del Centro Archivi, dove trovano trovano posto più di 40 tra disegni, progetti e schizzi a partire da “La Città Analoga” di Aldo Rossi, in cui sono presenti tutti gli elementi della città e della sua raffigurazione, dalla rievocazione storica alla sintesi dell’archetipo e alla composizione per parti. Le opere testimoniano come l’architetto guardi al progetto tramite il disegno, componga una sintesi formale per astrazioni, tracciati, campiture di colore e, grazie allo schizzo, definisca la composizione di un’idea, prefigurando immagini, elaborando dettagli. Si tratta di disegni realizzati a matita, a inchiostro, a pennello e ad acquerello, talvolta a penna, come nel caso di Carlo Scarpa, nello spazio esiguo del retro di un pacchetto di sigarette, oppure tratteggiate a china nera sui tovaglioli della compagnia aerea Iberia nel caso di Alberto Campo Baeza.
La mostra si apre con l’installazione sonora Voce di Architetto_parole di architettura, che raccoglie le riflessioni di alcuni tra i maggiori protagonisti dell’architettura internazionale, restituite attraverso le loro voci: aforismi vocali, accompagnate da suoni metallici che, come in una partitura musicale, fanno da contrappunto alle opere, riportando l’architettura ad una dimensione poetica, ma anche vissuta in prima persona nella pratica progettuale. 
Con “Disegno Ergo Progetto” il MAXXI Architettura inaugura una linea di ricerca che coinvolge anche i nuovi fondi acquisiti nelle collezioni, come quelli di Luigi Pellegrin, Franz Prati e Pierluigi Eroli, per indagare su come il disegno costituisca l’alfabeto della costruzione architettonica, in una ricognizione dei diversi modi di disegnare, nel processo creativo e spaziale, prima ancora che architettonico.
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