Nuova sede Lavazza a Torino: una “Nuvola” con i piedi piantati per terra

by • 16 aprile 2018 • Città e Territorio, Mosaico, Progetti4415

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Visita al nuovo quartier generale Lavazza; un pezzo di città nel quartiere Aurora su progetto di Cino Zucchi Architetti

 

TORINO. Confessiamo d’esser stati colti da un piacevole moto di stupore quando, all’inizio della cerimonia d’inaugurazione, per fare gli onori di casa, è salito sul palco l’attore Pierfrancesco Favino. Uno show garbato ma brillante e di respiro internazionale, lontano dal tristo e understated cliché sabaudo.

Così è stata presentata, giovedì scorso alla stampa e ai selezionati ma numerosi ospiti, la nuova sede Lavazza. Un intervento che, per la sua portata, può innescare forme di rivitalizzazione di borgo Aurora, laddove il marchio torinese ha conosciuto il passaggio dalla scala artigianale a quella industriale dell’espansione internazionale, senza tuttavia mai rinnegare le sue radici locali.

Un quartiere, Aurora, particolarmente depresso, in una città semi immobile e ripiegata sulla revisione al risparmio del PRG, in cui al momento si fatica a trovare progetti di rilievo. Con il grattacielo della Regione Piemonte praticamente terminato ma dall’apertura ancora incerta (e, causa il prolungato stallo del cantiere, bisognerà già rimettere mano a molte finiture), si prevedono tempi lunghi per le operazioni di trasformazione del complesso di Torino Esposizioni nel Parco del Valentino (che ospiterà un campus per i corsi di architettura del Politecnico e, fondi permettendo, la nuova Biblioteca civica), così come per la realizzazione della Città della salute nelle aree ex Fiat Avio del Lingotto (con il grande punto interrogativo legato alla dismissione dell’ospedale Molinette, che lascerà uno dei più grandi e importanti vuoti urbani collocati lungo la direttrice infrastrutturale definita dal tracciato della linea 1 della metropolitana). Qualche movimento si registra sul fronte delle ex proprietà militari: sono infatti in corso i lavori di riconversione dell’ex Caserma Lamarmora in un complesso di co-living, co-making e co-working su progetto di Carlo Ratti Associati, mentre dovrebbero partire le trasformazioni dell’ex Caserma Amione in “cittadella della pubblica amministrazione” (per la quale a novembre il Comune aveva firmato un Accordo di programma con Ministero della Difesa, Mibact e Agenzia del Demanio) e dell’ex Caserma De Sonnaz.

 

Il progetto

L’intervento, firmato da Cino Zucchi Architetti, è l’esito di un concorso a inviti (a cui avevano partecipato anche Mario Cucinella, Luciano Pia e Frlan+Jansen) lanciato per realizzare un’operazione fortemente voluta dalla famiglia Lavazza, concertata con la Città e durata dieci anni.

Il lotto di partenza era costituito da un’area industriale dismessa che occupava un intero isolato, di cui si sono conservati la “cattedrale” (un’ex centrale eretta a fine Ottocento per la trasformazione dell’energia elettrica) e un altro fabbricato. Quest’ultimo è stato destinato a diventare archivio storico e un vivace museo aziendale dal polisemico allestimento affidato agli specialisti Ralph Appelbaum Associates (curatori, tra gli altri, del museo aziendale Ikea ad Älmhult e di quello Lego a Billund, dove occupa parte del nuovo edificio progettato da Bjarke Ingels Group) che, raccontato dalla non lontana scuola Holden fondata da Alessandro Baricco, tiene insieme storia, processi di lavorazione, costume, design (le macchine per il caffè), comunicazione (come dimenticare “Caballero” e “Carmencita” di Armando Testa, la cui agenzia ha curato anche tutta la visual identity del progetto Nuvola; o ancora, il calendario o gli spot televisivi con il caffè in paradiso?) e interazione col pubblico.

L’ex centrale elettrica ospita invece uno spazio eventi e congressi da oltre 4.500 mq nella navata unica e, ai fianchi, da un lato la sede dell’Istituto di Arti Applicate e Design (IAAD, operativo già dal 2013) e dall’altro la mensa aziendale (che è anche bistrot aperto al pubblico) e il ristorante gourmet a filiera corta voluto dallo chef catalano Ferran Adrià per l’allestimento massimalista e dai tematismi piuttosto improbabili di Dante Ferretti.

L’impianto, nel tener conto delle preesistenze, nega la continuità delle cortine su strada, dischiudendo generosi spazi esterni (per la sistemazione paesaggistica di Camilla Zanarotti) che garantiscono la permeabilità del lotto e la sua fruizione semipubblica nelle ore diurne. Così, l’edificio che ospita gli uffici (operativi da settembre scorso), costruito ex novo e certificato LEED Platinum, presenta un profilo mistilineo che riduce l’impatto del volume, trattato in maniera unitaria a livello d’involucro ma movimentato da altezze diverse e dallo svuotamento di terrazze in copertura.

L’articolato pattern compositivo della pelle esterna, slegata dalla distribuzione degli spazi interni e contrassegnata da un certo formalismo proprio dei lavori di Zucchi, si fa cifra distintiva che unifica l’intervento: ritroviamo infatti il motivo dei rettangoli allungati e delle lamelle in parte delle pavimentazioni esterne, nelle recinzioni, nel volume di servizio e nei grigliati in intradosso dello spazio congressi, nella fitta listellatura di controsoffitto dell’atrio dell’headquarter e nel sinuoso vano scala che, su un fianco, lo sfonda per condurre agli uffici. Un dichiarato omaggio al Teatro Regio di Carlo Mollino, ma anche un vago richiamo a certi dispositivi aaltiani. Una plastica spaziale e una grammatica organica che introducono un’inconsueta nota di contrappunto nella città dell’uniforme griglia geometrica e del rigore delle facciate (che tuttavia qui non esistono).

Un imprevisto in fase di cantiere ha rallentato i lavori ma si è fatto ulteriore dono alla città: il rinvenimento ipogeo dei rilevanti resti di una basilica paleocristiana del IV secolo, i cui 1.600 mq sono stati musealizzati e resi visibili dalla strada attraverso una “palpebra” vetrata.

 

Un primo bilancio

A chi si domanda, magari guardando a Torino da punti di osservazione più dinamici e attrattivi, se il bicchiere sia mezzo vuoto o mezzo pieno, noi preferiamo rispondere che è mezzo pieno. Torino si arricchisce di un nuovo landmark urbano in un’area difficile in cui il periodo d’oro delle rifunzionalizzazioni del Basic Village e del Cineporto (entrambi firmati da Baietto Battiato Bianco nel 2001 e 2008), dell’ex CEAT (Studio Rolla e Vittorio Neirotti, 2006), dell’ex Tobler (Franco Cucchiarati, 2009) e del non lontano Campus Luigi Einaudi (2012) sembrava prefigurare un futuro di rigenerazione oggi in difficoltà.

Al di là dei giudizi sulle scelte architettoniche, la Nuvola, oltre a dare forma a un’idea di apertura e permeabilità con la città, materializza un investimento di 120 milioni da parte di un’azienda glocal da 2 miliardi di fatturato e di una famiglia che, in un undestatement molto sabaudo, da sempre supportano in modo discreto la vita della città anche sponsorizzando diffusamente eventi e attività culturali.

Il privato ha agito come attore e decisore, riconfermando a forte voce il legame con una città a cui spetta altrettanto di fare la sua parte, creando le condizioni per trasformazioni le cui responsabilità non possono, né devono, essere delegate.

 

Immagine di copertina: © Andrea Guermani

 

 

La carta d’identità del progetto

Progetto architettonico: CZA-Cino Zucchi Architetti

Progetto urbanistico: PICCO Architetti

Progetto strutturale: Ai Engineering

Progetto impianti e certifcazione LEED headquarter: Manens Tifs

Landscape design: CZA-Cino Zucchi Architetti e Camilla Zanarotti – Atelier G’Art

Direzione lavori: A.T.I. 3 Consulting (Vittorio Neirotti)

Responsabile del progetto: Paolo Corradini

Coordinamento sicurezza (progettazione e esecuzione): Studio Rousset & Associati (Pietro Rousset, Stefano Rousset)

Impresa: Colombo Costruzioni

Impresa per le OO.UU.: Co.ge.fa (Alessandra Fantini)

Audit e collaudo generale: Italsocotec (Paolo Napoli, Marco Filippi)

Cronologia: concorso 2009; cantiere 2012-2017; inaugurazione 12 aprile / 8 giugno 2018

Costo: 120 milioni


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