Actopolis/3. Se Belgrado ha smarrito il valore della cultura

by • 3 aprile 2018 • Città e Territorio1838

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Un progetto del Goethe-Institut and Urbane Künste Ruhr per interventi coordinati di revisione spaziale ad elevato coinvolgimento sociale. Nella terza puntata la capitale della Serbia

 

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BELGRADO (SERBIA). ACTOPOLIS si confronta nella capitale serba con una città che riflette le condizioni di un paese in notevole difficoltà, per la perdita dei suoi riferimenti storici in un contesto politico, economico e sociale radicalmente trasformato negli ultimi venticinque anni. È naturale nell’ex Jugoslavia distinguere il tempo tra un prima e un dopo le guerre balcaniche (1991-1995), ciò a maggior ragione in Serbia, stravolta dalle conseguenze delle guerre civili: sanzioni internazionali, inflazione monetaria, un enorme cambiamento demografico, frammentazione territoriale e un’instabilità economica accompagnata da questioni politiche delicate e irrisolte, in un paese che ha iniziato i negoziati per l’adesione alla Comunità europea. In un quadro di stringente ridefinizione degli assetti societari, sono saltati i meccanismi naturali d’integrazione e condivisione sociale in una cultura urbana in forte decadimento, svuotata anche dall’assenza di riferimenti culturali. Dal 2000 molte istituzioni statali sono state chiuse, temporaneamente o a tempo indeterminato, come il Museo nazionale, il Museo d’arte contemporanea e l’appuntamento annuale con il Salone d’ottobre di Belgrado, la più grande mostra internazionale dell’arte contemporanea in Serbia. Il drastico ridimensionamento delle politiche statali nelle produzioni culturali ha causato un impoverimento complessivo degli spazi ricreativi e di approfondimento critico, portando alla banalizzazione dell’apporto delle risorse artistiche. L’acritica adozione di modelli d’importazione ha portato all’affermazione di una “industria degli eventi” per l’intrattenimento, focalizzata su un target commerciale e omologante. Alternative folkloristiche d’immediata presa popolare hanno acuito la mancanza di un impegno rivolto alla ricostruzione di una memoria pubblica per l’arte contemporanea. È quanto si sta cercando di fare, nel tentativo di recuperare relazioni e legami con un’eredità culturale interrotta negli anni novanta.

Coordinato da Zorica Milisavljević, il progetto “City Guerrilla” istituisce un laboratorio creativo per giovani artisti e operatori culturali accomunati dall’impegno nello sperimentare micro-strategie in autoproduzioni artistiche ad alto grado di diversità. All’indifferenza viene opposto un incremento delle iniziative, anche informali, in situazioni e luoghi urbani molto differenti e dal variegato grado di coinvolgimento sociale (dall’appartamento abbandonato al piano terra del quartiere storico di Dorćol, alle piazze pubbliche, al centro underground di Matrijaršija). Azioni formally informal, atti di opposizione artistica contro il “fallimento dell’immaginazione collettiva”“Bgd Art map” fornisce un supporto divulgativo alle diverse iniziative artistiche e culturali: Aleksandar Nikolić localizza, su una mappa di Belgrado, le oltre novanta gallerie d’arte della capitale serba, con indicazioni puntuali sugli eventi e le micro-iniziative correnti. Si tenta di evidenziare la mancanza delle condizioni minime di visibilità, in una situazione culturale deficitaria, con l’offerta di un pubblicazione bimensile in doppia lingua ad ampia diffusione mediatica.

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