Actopolis/2. Se Sarajevo si riappropria dello spazio pubblico

by • 3 aprile 2018 • Città e Territorio1094

Share
Un progetto del Goethe-Institut and Urbane Künste Ruhr per interventi coordinati di revisione spaziale ad elevato coinvolgimento sociale. Nella seconda puntata la capitale della Bosnia-Erzegovina

Leggi le altre puntate di Actopolis:

Se l’arte mette in discussione l’identità di Zagabria 

Se Belgrado ha smarrito il valore della cultura

SARAJEVO (BOSNIA-ERZEGOVINA). Sarajevo è una città costretta in una stretta valle, attraversata dal fiume Miljacka, tra le alture del gruppo montuoso del Trebević, della Bjelašnica e dell’Igman. La sua conformazione allungata, imposta dalle particolari condizioni geo-morfologiche, racconta una storia urbana perfettamente leggibile nella successione, da est a ovest, di tre comparti urbani: la città ottomana – la “Gerusalemme d’Europa” con ben quindici sinagoghe –, quella austro-ungarica e quella socialista. Tutte accomunate dalla propensione all’occupazione delle sponde del fiume, alla ricerca di una visibilità, in una teoria variegata di edifici che rispecchia(va) la tolleranza multiculturale e religiosa della città. Durante il conflitto balcanico, un assedio durato 1.395 giorni ha annullato ogni relazione sociale: le logiche belliche hanno imposto dinamiche spaziali coercitive. Ampi settori urbani rientravano nella linea di tiro dei cecchini, appostati sulla collina di Zlatiste. La “Sniper Alley” è divenuta tristemente nota come la fascia di maggior pericolo, coincidente con le principali vie di comunicazione della città.

A Sarajevo ACTOPOLIS ha agito con l’obiettivo di difendere e promuovere la ridefinizione del ruolo dello spazio pubblico, per allontanare la diffidenza e la distanza istintiva verso gli spazi aperti innescata dalla guerra (quando le aree scoperte identificavano ambiti da cui scappare). È stato perciò individuato un “luogo”, il parco di Hastahana, al limite dell’impianto storico ottomano – non molto distante dal mercato di Markale (teatro di due stragi civili nel 1994 e nel 1995) –, nel punto di transizione con la città austro-ungarica. Il parco occupa il sedime di un vecchio ospedale militare sorto nel 1866 che ha introdotto in Bosnia, per la prima volta, una farmacia e trattamenti medici moderni. Durante la guerra l’edificio è stato pesantemente bombardato e poi abbattuto, lasciando un enorme spazio utilizzato in maniera diversificata (parcheggio, parco urbano, spazio giochi, area per attività ricreative e sportive), nelle condizioni ottimali di centralità urbana. In un processo di riqualificazione artistica e culturale, Hastahana è stata ripensata come un “nuovo ospedale”, dedicato alla cura dei problemi della città, puntando sull’offerta di spazi accoglienti, rivolti all’integrazione e allo sviluppo della socialità urbana.

Il ricorso alle discipline artistiche – per instaurare nuove relazioni di vicinanza e di appartenenza in contesti spaziali distrutti o danneggiati dagli eventi bellici – è una possibilità che a Sarajevo è stata esplorata anche sul piano architettonico, come nel caso della perfomance del violoncellista Vedran Smailovic alla Biblioteca Nazionale. All’interno del parco, l’installazione “Green Pavilion” agisce ancora nell’ambito della commemorazione, rievocando la presenza di un vecchio padiglione d’arte scomparso negli anni settanta. La nuova struttura diffonde un’interpretazione spaziale come supporto visivo per nuove iniziative, in un dibattito pubblico sugli spazi urbani nell’arte e nella cultura. Lo spazio fisico si arricchisce di una componente virtuale con il progetto “Sarajevo Cloud”un’installazione multimediale ancora predisposta per il parco Hastahana –, che può essere condivisa tramite una app per smartphone. I cittadini sono invitati a condividere nuove visioni del parco ma anche a presentare loro stessi proposte d’intervento, sfumando i confini tra spazi virtuali individuali e spazi fisici condivisi.


Pin It

Comments are closed.