Actopolis/1. Se l’arte mette in discussione l’identità di Zagabria

by • 3 aprile 2018 • Città e Territorio1127

Share
Prima di tre puntante sul progetto del Goethe-Institut and Urbane Künste Ruhr per interventi coordinati di revisione spaziale ad elevato coinvolgimento sociale. Report dalla capitale della Croazia

Leggi le altre puntate di Actopolis:

Se Sarajevo si riappropria dello spazio pubblico 

Se Belgrado ha smarrito il valore della cultura

ZAGABRIA (CROAZIA). ACTOPOLIS, the art of action, è un progetto del Goethe-Institut and Urbane Künste Ruhr, attivato su un periodo temporale di tre anni come campo di ricerca per alternative urbane. Di fronte allo stato di perdurante disagio innescato dalla crisi economica, in un periodo di profondi cambiamenti strutturali e sociali, ACTOPOLIS propone l’attivazione di un network interdisciplinare e transnazionale, in grado di progettare e coordinare azioni specifiche di revisione spaziale. Risorse limitate, fantasia, attivismo, consapevole volontà di azione urbana: la crisi costringe a fare scelte di valore, a battere nuove strade, cercando le condizioni per tradurre le dinamiche correnti e ampliare i contesti di identificazione e accettazione sociale. È in atto una riflessione sul ruolo delle discipline (arte, architettura e urbanistica), lontana dagli standard dei decenni precedenti, secondo un approccio che tende al reciproco superamento. ACTOPOLIS si qualifica perciò come una call to action per artisti, urbanisti, sociologi e volontari – attraversando discipline, confini nazionali e differenze culturali – delle metropoli dell’Europa orientale e del bacino della Ruhr, disposti a partecipare ad un laboratorio di condivisione e scambio di progetti, modelli e strategie d’intervento.

Sotto la direzione artistica di Angelika Fitz e Katja Aßmann, insieme ai co-curatori locali, sono state coinvolte sette città – Ankara/Mardin, Atene, Belgrado, Bucarest, Oberhausen, Sarajevo e Zagabria – in interventi coordinati di elevato coinvolgimento sociale, attraverso iniziative artistiche, happening, stimoli urbani e azioni effimere. Espletata in un primo periodo la fase organizzativa e di sviluppo progettuale (2015), nel 2016 sono stati realizzati 45 progetti distribuiti fra tutte le città partecipanti. Nel terzo anno di attività sono state raccolte le esperienze, esaminati i risultati ed organizzato un tour itinerante di mostre nazionali, accompagnato da conferenze e seguito da una pubblicazione in doppia lingua (Katja Aßmann, Angelika Fitz, Martin Fritz, ACTOPOLIS. Die Kunst zu handeln, Jovis. Goethe-Institut, Urbane Künste Ruhr, Berlino 2017).

In un tale inquadramento, Zagabria ha rappresentato un caso studio ideale perché città etnicamente omogenea – il 93% dei suoi abitanti sono croati – e dall’identità nazionale fortemente consolidata, sul limes europeo, messa alla prova dai recenti flussi di migranti nelle sue condizioni di cittadinanza urbana. “Spaces between (Living) Spaces”, un’iniziativa dell’artista Tonka Maleković, raccoglie le esperienze della migrazione economica ed esamina la fenomenologia d’identità in formazione negli spazi urbani d’intermediazione (geografica e culturale), per la costruzione di un mutato senso di appartenenza: una “Artopia dell’inclusione”. “The Road to Belonging” si connota, invece, come un intervento paesaggistico, progettato da Nikola Bojić in un comparto periferico di Novi Zagreb, laddove avrebbe dovuto essere realizzato un intervento di social housing rimasto sulla carta. In un tratto di strada abbandonato, al centro di una rotatoria incompiuta, un evento luministico attiva un momento di narrazione spaziale: la piantumazione di un albero ricorda i boschi sacrificati; un riflettore invia messaggi nel cielo in codice morse per simbolizzare un’occupazione – seppur effimera –, ricostruire l’appartenenza a un luogo stravolto da una visione urbana incompiuta. Interventi semplici, atti sostenibili che ricercano relazioni complesse.

 


Pin It

Comments are closed.