Berlino: la “macchina pop” di Leo non si è spenta

by • 28 marzo 2018 • Mosaico, Patrimonio4009

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Visita all’Umlauftank 2, edificio per la ricerca universitaria costruito nel 1974 da Ludwig Leo: restaurato da HG Merz per Wüstenrot Stiftung, è tornato in funzione

 

BERLINO. Come un bizzarro organismo ibrido-cyborg, il risorto edificio per esperimenti energetici della Technische Universität di Berlino, Umlauftank 2 di Ludwig Leo, scatena da mesi la fantasia di fotografi e reporter accorsi da tutt’Europa per ammirarne l’appena concluso restauro. Potere dei colori, che gli danno un’aria da gigantesca creatura uscita dalla matita di Miyazaki o da un film Pixar, piantata nel verde intricato di una pendice nascosta del Tiergarten, poco dietro Zoologischer Garten e a ridosso della Charlottenburger Tor. Potere anche del felice revival delle architetture anni ’60-’80 sparse su tutto il suolo tedesco, capitanato dalla qui più volte citata Fondazione Wüstenrot, capace di far amare al grande pubblico persino i mostri brutalisti, e soprattutto di farle iscrivere al registro dei monumenti sotto tutela, finanziandone i restauri, organizzando una rete di collaborazione di esperti professionisti in conservazione del Moderno.

La sua storia è presto riassunta: il guru di una generazione di progettisti berlinesi wessi, Ludwig Leo (1924-2012), lo costruisce nel 1974 sulla Schleuseninsel, isolotto del navigabile Landwehrkanal che taglia Berlino sull’asse est-ovest. La fama dell’architetto in patria è inversamente proporzionale a quella fuori dai confini nazionali, molto ingiustamente: il visionario anti-divo adorato dai suoi studenti ne combinò qui una delle sue, creando un ibrido polemico col contorno monumentale e di grande fascino, sul limitare fra architettura, edificio industriale, macchina in grande scala, apparecchiatura scientifica di precisione, scenario fantascientifico. Manca solo che parli, l’UT-2, perché già respira di continuo e si muove da circa 44 anni a questa parte, coi dovuti acciacchi dell’età, come ovvio per chi vive da sempre sull’acqua. Vicinissimo all’arteria imponente della mai realizzata Welthauptstadt Germania di Albert Speer, quella Straße 17. Juni che ancora oggi collega verso est la Grande Stella di Siegessäule alla Porta di Brandeburgo, il suo alto, squadrato profilo blu elettrico dai mille occhi ci ricorda che l’architettura delle capitali europee non si è fermata alla maniera neoclassica delle proménade devastate dai bombardamenti e/o alle sue spesso imbarazzanti ricostruzioni di regime; e che prima del laboratorio-Potsdamer Platz c’è stato a Berlino un ricco e prolifico mondo di progettisti di edifici ed idee, spesso ingiustamente dimenticato. Qui le fascinazioni storiche, letterarie, artistiche e cinematografiche non lasciano scampo al visitatore: l’edificio di Leo per anni in avanzato stato di abbandono e corroso dalla ruggine, offriva un corretto contraltare ai noti, disperati scenari della stazione dello Zoo, vittima dell’incuria cui solitamente son destinate le architetture della sua generazione.

Tuttavia, chi s’addentra oggi oltre i binari, percorrendo il ponte pedonale che conduce all’isola sui cui sorge, ha davanti agli occhi ben altro spettacolo, davvero spiazzante. L’UT-2 abbacina lo sguardo coi suoi riflessi metallici persino in questi gelidi giorni di inizio primavera, oggi come 44 anni fa, grazie proprio a quella Wüstenrot Stiftung che ne ha finanziato gli studi di ricerca tecnica sui materiali e i macchinari d’epoca, condotti da diverse figure scientifiche competenti, alla fine incaricando lo studio di Stoccarda, HG Merz, di prenderne le redini in un triennale lavoro di cantiere (2014-2017). Con UT-2 è risorto anche il suo architetto primo, quel Leo caduto un po’ nel dimenticatoio dei media nonostante quasi tutte le sue opere realizzate sian sotto tutela, patrimonio architettonico tedesco, e dunque passibili di meritato restauro.

Pubblicazioni e monografie su Leo tornano sui banchi delle librerie e negli articoli delle riviste di settore. L’età della neue Welle, ovvero quanto di più lontano dal mito della Berlino di Moloch o dalla propaganda di questa o quella dittatura, risorge anche in architettura; la cultura pop trionfa, non avendo avuto bisogno di diventare leggenda, perché già realtà onnipresente nel nostro quotidiano. Così, l’intervento del composito team capitanato dallo studio di Stoccarda non aveva come fine quello di creare una nuova, insolita quinta scenica per eventi alla moda: l’UT-2 doveva rientrare in perfetto funzionamento. La sua funzione originale di strumento per la ricerca nel campo della dinamica e della progettazione dei sistemi marittimi, fluidodinamica e meccanica sperimentale dei fluidi rimane inalterata e/o migliorata anche a beneficio di chi vi studia e lavora. È nata anche una nuova cooperazione interdisciplinare di TU (Università tecnica) con UdK (Università delle Arti): pare che l’UT-2 riserverà ancora molte sorprese agli affamati di cultura, arte e scienza che bazzicano questi porti. Come se nel suo serbatoio rosa di movimento (trad. “Umlauftank”) abbiano ripreso a circolare, insieme all’acqua dei canali della Sprea, le idee del suo geniale creatore controcorrente, che per altro insegnò in entrambi gli atenei partner, dopo anni di fitta collaborazione con Oswald Mathias Ungers. Restaurando questa porta sul domani, divenuto nel frattempo il nostro quotidiano, Berlino dimostra che non è affatto solo la maniera a governare in città.

Umlauftank 2: ex centro di ricerca per l’ingegneria idraulica e la costruzione navale della Technische Universität Berlin – Berlino Tiergarten, Schleuseninsel

Anno di realizzazione: 1974

Architetto: Ludwig Leo (Rostock, 1924 – Berlino, 2012)

Proprietario / utilizzatore: Land Berlin/TU Berlin: Prof. Dr. Paul Uwe Thamsen, Boris Höppner, Carsten Funke, Prof. Dr. Andrés Cura Hochbaum, Julia Köller, Lars Oeverdieck, Karsten Rieck, Norbert Schönfeld, Martin Schwacke

Tubo di circolazione: L = 55 m.; Ø max. = 8 m.; Portata max. = 3300 mc

Edificio laboratorio: 5 piani distribuiti su 18 m. di altezza – sala laboratorio, postazioni di prova e misurazione, uffici; la sezione di misurazione disposta al secondo piano è aperta e visibile da tutti i piani

Superficie totale: 2.000 mq

Progetto di recupero e ripristino di architettura e apparecchiature scientifiche: HG Merz Architekten, Stoccarda (architetture e design): Prof. Dr. h.c. HG Merz, Stefan Motz; adb büro für architektur, denkmalpflege und bauforschung – Ewerien und Obermann, Berlino: Steffen Obermann, Ingo Haase (Denkmal Projekt); Heimann Ingenieure: Alexander Hensel; GSE Ingenieur-Gesellschaft: Sven Haase; BHR Ingenieurgesellschaft: Gunner Perlitz, Aron Farr; Müller-BBM: André Wittkopf, Helmuth Bachmann, Frank Hülsenberg; KLW Ingenieure: Dr. Wolfgang Menzel; BAM Bundesanstalt für Materialforschung und -prüfung: Joachim Fischer; USP Ultraschall Prüfservice: Thomas Hupatz; Dr. Susanne Salinger Ökologische & Ornithologische Gutachten.

Committente: WÜSTENROT STIFTUNG, Gemeinschaft der Freunde Deutscher Eigenheimverein e.V., Ludwigsburg

Durata lavori: 2014-2017

Costo opera: 3,5 milioni di euro

Costo previsto futuri interventi TU: 1,5 milioni di euro

Al fine di preservare l’appena concluso, laborioso intervento di restauro, è già stato elaborato per i prossimi 20 anni un piano di monitoraggio, manutenzione ed assistenza dettagliato, perché incuria e decadimento non segnino più la storia dell’edificio di Leo. Ciò consentirà alla TU Berlin, in qualità di utente principale, di prevenire ed utilizzare nella maniera più corretta l’edificio sotto tutela. Nel piano di collaborazione con la UdK è prevista anche l’organizzazione di visite guidate per il pubblico: un modo intelligente per un’ulteriore raccolta fondi per la salvaguardia dell’architettura-laboratorio.


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