Dorotheen Quartier e Stuttgart 21, così si rinnova Stoccarda

by • 19 febbraio 2018 • Città e Territorio, Mosaico, Progetti1707

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Il complesso polifunzionale griffato Behnisch nel centro e un aggiornamento sul controverso megaprogetto ferroviario; ma la città fatica a trovare la propria identità e cerca nuovi elementi di raccordo tra un tessuto storico disorganico

 

Situata nel sud della Germania, adagiata ad anfiteatro sulle colline che delimitano il fiume Neckar, Stoccarda vanta non pochi primati: è una delle città guida dell’economia tedesca, patria di grandi industrie automobilistiche come Daimler Benz e Porsche, gode del più alto livello di benessere del paese, dispone di un’offerta culturale di prim’ordine. Eppure, a detta di tutti, la città manca di atmosfera. Anche se negli ultimi anni non sono mancati notevoli interventi quali la Staatsgalerie di Stirling, Wilford & Associates (1984), il Mercedes Museum di UN Studio (2006) o la modernissima biblioteca dell’architetto coreano Eun Young Yi (2011), Stoccarda a tutt’oggi non possiede una propria identità, con un centro storico sfregiato dalla guerra e ricostruito in modo disorganico, a piccoli isolati mal collegati fra loro.

 

Dorotheen Quartier

Nel tentativo di ricucire un assetto urbano anonimo e frammentario si è ora cimentato lo studio Behnisch Architekten con il progetto Dorotheen Quartier. «Era nostro scopo offrire al centro storico una nuova dimensione, vitale in ogni suo aspetto, con un’architettura attraente e caratteristiche diversificate» afferma Stefan Behnisch, titolare dello studio e figlio di Guenther Behnisch, mitico nome dell’architettura tedesca.

Su un’area ricavata dalla demolizione di alcuni manufatti postbellici sono sorti tre palazzi a utilizzo misto con uffici, appartamenti e locali commerciali: negozi, bar e ristoranti di lusso che hanno lo scopo di animare il quartiere fino a tarda sera. Caratterizzati da forme regolari seppur leggermente variate fra loro, i tre corpi di fabbrica si inseriscono come elementi di raccordo fra gli edifici simbolo della città (il municipio, il teatro comunale, il mercato coperto) e ne valorizzano la presenza annullando quell’effetto di “fronte e retro” che penalizzava le loro architetture. Ma al tempo stesso essi danno vita a un nuovo “pezzo di città” e contribuiscono a una rinnovata configurazione dello spazio pubblico attraverso la realizzazione di un sistema di vicoli, strade e piazze pedonali che intorno al complesso si addensano e si sviluppano. Accanto al piacere del passeggio e dello shopping, il DOQU, come i cittadini hanno prontamente ribattezzato l’insieme, offre inedite visioni di un contesto conosciuto eppure ridisegnato, contraddistinto oggi da angoli suggestivi e prospettive più ampie. Pur nel suo carattere contemporaneo il complesso rispetta le quote e le proporzioni del paesaggio urbano in cui si inserisce, mentre la cubatura inizialmente prevista è stata ridimensionata a favore della conservazione dello storico hotel Silber, già quartier generale della Gestapo, la cui demolizione era prevista e che un’iniziativa popolare ha voluto salvare a memoria di un seppur scomodo passato. Particolare attenzione è stata inoltre dedicata alla progettazione di quella che gli architetti definiscono la quinta facciata, cioè il tetto di copertura. Afferma ancora Behnisch «Grazie alla sua posizione collinare Stoccarda è una città da ammirare dall’alto. Logico quindi che nelle loro diverse configurazioni i tetti del DOQU rappresentino un elemento integrante del nostro progetto al pari delle facciate, un simbolo iconico da riconoscere anche da lontano».

Stuttgart 21

Inaugurato l’estate scorsa senza clamore, il DOQU non rappresenta soltanto un’importante tappa nel rinnovamento urbano, ma anche un tentativo di riscatto dell’immagine di Stoccarda dopo le travagliate sorti del faraonico progetto Stuttgart 21. Questo prevede la realizzazione di una grande stazione sotterranea per l’alta velocità accompagnata da un percorso di 33 km di binari interrati e dalla realizzazione di altre quattro stazioni sotterranee. Secondo i suoi sostenitori l’ambiziosa operazione incrementerà l’economia dell’intera regione e trasformerà la città in un crocevia di scambi tra l’Europa dell’ovest e dell’est. Inoltre l’interramento di gran parte della rete ferroviaria renderà un’area urbana di oltre 100 ettari disponibile per una nuova pianificazione edilizia. Concepito negli ormai lontani anni ’90 e affidato allo studio di Duesseldorf Ingenhoven Architekten, il progetto ha preso il via soltanto nel 2010. Nel frattempo è diventato un vero e proprio caso nazionale, al pari del controverso aeroporto BER di Berlino. Gli oppositori di Stuttgart 21, riuniti nell’associazione ambientalista Parkschuetzer (“I difensori del parco”) contestano gli alti costi dell’opera (quasi dieci miliardie la prevista demolizione di una delle poche testimonianze storiche rimaste in città: la maestosa Stazione centrale inaugurata su progetto di Paul Bonatz nel 1922, della quale verrà conservata solo la facciata classicheggiante. Essi denunciano inoltre vari rischi ambientali, dalla distruzione di alcune aree di verde pubblico al possibile danno agli equilibri della falda acquifera nella valle del Neckar a causa degli scavi. Intanto, fra improbabili annunci di fine cantiere entro il 2021 e accese manifestazioni cittadine, i lavori continuano. Ma nessuno è disposto a giurare su quando si concluderanno.

Chi sono Behnisch Architekten?

Lo studio Behnisch Architekten è stato fondato a Stoccarda nel 1989 da Stefan Behnisch, figlio del famoso architetto Guenter Behnisch, dapprima come filiale della Behnisch & Partner, quindi a partire dal 2005 come studio indipendente. Nei suoi quasi vent’anni di attività lo studio ha realizzato opere in tutto il mondo, dalla Landesbank di Hannover (2002) al Genzyme Center di Cambridge, USA (2004), dal Donnelly Center for Molecular Research di Toronto (2005) al WIPO Administration Office di Ginevra (2011). Tra le opere più recenti sono da ricordare l’Università di Lviv, Ucraina (2017) e il Karl Miller Center presso l’università di Portland (2017). Attualmente lo studio ha sedi a Stoccarda, Los Angeles, Boston e Monaco di Baviera.

Carta d’identità del progetto

Dorotheen Quartier, Dorotheenstrasse, Stoccarda

Cliente: EKZ Grundstücksverwaltung GmbH & Co KG

Competizione: 2010, 1st Prize

Progettista: Behnisch Architekten

Progettazione e realizzazione: 2012-2017

Superficie: 38.250 mq


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