Atene come Caracas: esercitazioni globali di rigenerazione urbana

by • 14 febbraio 2018 • Città e Territorio1903

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Bilancio di “Reactivate Athens”, progetto finanziato dalla Fondazione Onassis e sviluppato all’ETH di Zurigo da Urban Think Tank sull’esempio degli interventi di riattivazione sociale e spaziale a basso costo in Venezuela

 

ATENE. La crisi economica internazionale, nel 2009, ha interrotto il processo di riassetto urbano intrapreso in occasione dei Giochi olimpici, causando il tracollo del settore edilizio. L’abbandono in massa della capitale ne ha depauperato l’area centrale, con una grande quantità di case vuote ed edifici dismessi (circa 300.000). Per contro, l’apertura del corridoio balcanico ha fatto affluire un’ingente quantità di nuovi immigrati che, per i notevoli problemi di alloggiamento, ha attivato contrastanti processi di solidarietà e conflitto. Particolari forme di gerarchia socio-spaziale e inedite dinamiche d’interazione tra i quartieri hanno travalicato le tradizionali barriere di distinzione economica. In un quadro di riferimento completamente mutato, hanno cominciato ad attecchire nuove visioni strategiche, destinate a percorrere sentieri non tradizionali in condizioni di sostenibilità sociale e basso impatto economico.

Queste le premesse di “Reactivate Athens”, un progetto finanziato dalla Fondazione Onassis e sviluppato all’interno dell’ETH di Zurigo da Urban Think Tank (U-TT), gruppo multidisciplinare fondato a Caracas nel 1998 da Alfredo Brillembourg e Hubert Klumpner. Le premesse del progetto si basano sull’esperienza che U-TT ha maturato in Venezuela, in condizioni di assoluta deregulation urbana e cronica mancanza di servizi, con infrastrutture viarie assenti o inadeguate, in una delle regioni più urbanizzate al mondo. Nel Paese sudamericano, U-TT ha messo a punto modelli d’intervento informali, per far fronte a una realtà metropolitana che sfugge ad ogni forma di controllo. La crisi perdurante e condizioni stringenti di austerità (applicate dal Fondo monetario internazionale in Sudamerica fin dagli anni ’80) hanno emarginato ampie estensioni urbane, abbandonate a se stesse, escluse dal centro e dalla ricchezza. La pianificazione modernista ortodossa si è rivelata del tutto inadeguata a risolvere i problemi sociali delle aree più degradate. Una visione più flessibile, orientata alla soluzione di bisogni sociali contingenti, alla scala medio-piccola, ha dimostrato una maggior efficacia – se ben calibrata e progettata – e un immediato impatto rigenerativo, in proporzione al grado di coinvolgimento sociale. Progetti come Metro Cable, nel quartiere San Agustín a Caracas, hanno permesso di modificare i requisiti di accessibilità del Barrio 903, integrandolo alla rete di trasporto urbana. I punti di aggregazione e interazione sociale – le stazioni della nuova funivia – hanno valorizzato il loro ruolo per la presenza di puntuali strutture di servizio alla scala di quartiere.

L’istituzione ad Atene dal 2013 di un laboratorio multidisciplinare – una piattaforma sperimentale aperta – in una delle aree più povere della città (vicino a piazza Omónia) è nata con gli stessi obiettivi: individuare soluzioni innovative ed efficaci in risposta a bisogni sociali specifici: necessità di alloggi, spazi flessibili, migliori condizioni di accessibilità urbana, servizi per la collettività. L’esperienza è stata raccolta nella recente pubblicazione Reactivate Athens (a cura di A. Brillembourg, H. Klumpner, A. Kalagas, K. Kourkoula; Ruby Press, Berlino 2017): 101 idee che non sempre restituiscono una risposta architettonica ma immancabilmente hanno una ricaduta spaziale. Si tratta di prototipi intelligenti; strumenti che prefigurano lo sviluppo di nuovi modelli resilienti, flessibili e a basso costo. Ad esempio, “Urban theatre” utilizza gli spazi delle stazioni ferroviarie per l’attivazione di eventi provvisori; “Plug In, Plug On” prevede una strategia per l’utilizzo di edifici lasciati in corso di costruzione o abbandonati; “Programmed Parklet” ipotizza usi temporanei per aree adibite a parcheggio. Ogni ipotesi indaga il potenziale spaziale che sta oltre il riconoscimento codificato di un ambito urbano. Si tratta dunque di progetti rivolti alla rivalutazione dei luoghi improbabili, in grado di assorbire quelle “zone neutre” che materializzano elementi di separazione per trasformarle in spazi a vocazione sociale.


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