Il paesaggio francese immortalato in tre decadi

by • 6 dicembre 2017 • Città e Territorio, Reviews1109

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Paesaggi come patrimonio, paesaggi utili e paesaggi da abitare nella mostra “Paysage français. Une aventure photographique, 1984-2017” presso la Bibliothèque nationale de France

 

PARIGI. È in corso, fino al 4 febbraio 2018 alla Bibliothèque nationale de France, l’esposizionePaysage français. Une aventure photographique, 1984-2017”, che ripercorre oltre 30 anni di fotografia del paesaggio in Francia, dalla celebre commessa pubblica avviata nel 1984, su iniziativa della DATAR (Délégation à l’aménagement du territoire et à l’action régionale), sino alla recente campagna condotta  autonomamente dal gruppo di giovani artisti di France(s) territoire liquide.

La Bibliothèque possiede una ricca collezione di scatti sul tema del paesaggio: opere della mitica missione DATAR, dell’Observatoire photographique national du Paysage, del Conservatoire du Littoral o di France(s) territoire liquide. L’importanza di questo fondo, che si arricchisce continuamente di doni e acquisizioni, testimonia l’impegno pubblico a favore della creazione contemporanea e sottolinea il posto d’eccezione che la fotografia vi occupa – come medium documentale od opera d’arte – interessando temi estetici, storici e sociologici. D’altronde, è a partire dal 2010, con l’esposizione La France” di Raymond Depardon, completata da France14, che presentava le opere della giovane fotografia francese, che la Bibliothèque nationale si è imposta come luogo di riflessione sulle mutazioni della Francia, della sua identità e dei suoi territori.

Sette anni dopo, per numero di opere presentate – oltre 160 autori e circa 1.000 fotografie – l’attuale esposizione, che si snoda in due gallerie attraverso quattro sale, secondo un percorso cronologico organizzato su focus tematici, centra l’obiettivo: ripercorrere, attraverso tredici – fra commesse pubbliche e progetti collettivi – tre decadi di fotografia del paesaggio e, grazie a questa chiave di lettura, anche la storia stessa della fotografia.

Nel 1984, alcuni fotografi, allora sconosciuti o già celebri, vennero inviati sul territorio francese, su iniziativa della Datar, per descrivere il paesaggio francese degli anni ottanta. È la prima di una serie di grandi missioni, finanziate dallo Stato od organizzate da collettivi di artisti indipendenti, che si succederanno per dar vita a un importante corpus. L’esposizione, che inizia proprio con l’esperienza del paesaggio condotta dai 29 fotografi nei quattro anni di missione della DATAR – da Robert Doisneau a Raymond Depardon senza dimenticare Lewis Baltz e Gabriele Basilico – si apre sul momento in cui i fotografi scelti possono affrancarsi dalla necessità di uno sguardo illustrativo verso il paesaggio urbano e naturale, per volgere le proprie ricerche verso un’attività maggiormente estetica o documentaria. Ma è con gli anni novanta che il paesaggio diventa “patrimonio” – bene culturale –, come mostrano i lavori realizzati per il Conservatoire du Littoral da Harry Gruyaert e John Batho. La mobilità del paesaggio e le sue trasformazioni sono illustrate dai lavori di Anne-Marie Filaire e Thierry Girard per l’Observatoire photographique national du paysage e da Bernard Plossu, mentre segue i lavori del cantiere del Tunnel sotto la Manica, con i colleghi della missione Transmanche. Degli anni duemila è la consapevolezza che il paesaggio, in fotografia, può farsi stile. Ecco allora la generazione di fotografi come Stephane Couturier, Thibaut Cuisset e Jurgen Nefzger, i quali attraverso serie puntuali che tengono conto dei limiti naturali o amministrativi, oppure attraverso lavori di ricerca di lunga durata, partecipano effettivamente alla valorizzazione dei luoghi. Infine, dagli albori degli anni dieci, il paesaggio non è uno spazio solo da descrivere attraverso la fotografia ma anche da abitare, come ben raccontano i lavori di Elina Brotherus, Fred Delangle e Thibaut Brunet, membri di France(s) Territoire Liquide.

Due sono gli aspetti che, al di là della rappresentazione di un territorio, colpiscono nella proposta espositiva. Da un lato, l’allestimento guida il visitatore in un percorso semplice, lineare, segnato da sorprese e astuzie che giocano con il concetto di promenade: una tavola rotonda di orientamento, un promontorio che funge da belvedere, la segnaletica mutuata dai sentieri. L’idea è che lo spettatore possa immergersi nel paesaggio fotografato, viaggiare, soffermarsi su alcuni punti di vista e scoprirne di nuovi, per appropriarsi dei luoghi come se stesse scoprendo nuovi territori.

L’altro aspetto riguarda la sistematicità con cui, negli ultimi quarant’anni, gli enti pubblici prima, e l’impegno civico dei fotografi poi, hanno scelto di lavorare su un territorio non solo con fini documentari e illustrativi, attraverso il linguaggio dell’arte: una ricchezza di punti di vista che trova pochi paragoni nel panorama internazionale. Tali azioni devono aiutarci a capire come, in Italia, guardiamo al nostro territorio e come tramandiamo le immagini della sua trasformazione.

 

Le missioni fotografiche in Francia dal 1984 a oggi

Mission photographique de la DATAR (1984-1988)

Mission du Conservatoire du littoral (dal 1985)

Mission photographique transmanche (1988-2005)

Trwa Kartié (1990-1994)

Observatoire photographique national du paysage (dal 1991)

Centre méditerranéen de la photographie (dal 1994), Pôle image Haute-Normandie (depuis 2001)

Euroméditerranée (2002-2009)

Clermont-Ferrand (dal 2004)

Retour en Lorraine (2009)

France 14 (2006-2010)

France(s) territoire liquide (2011-2014)

La France vue d’ici (2014-2017)


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