Dove abita la memoria, la casa portoghese dell’architettura

by • 28 novembre 2017 • Mosaico, Patrimonio, Progetti, Reviews1573

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Inaugurata il 19 novembre su progetto di Guilherme Machado Vaz, la nuova Casa da Arquitectura ospita due esposizioni e un grande archivio

 

MATOSINHOS (PORTOGALLO). La Casa da Arquitectura, entità culturale senza fini lucrativi, è stata fondata nel 2007 a Matosinhos, vicino a Oporto, avendo occupato finora la casa di famiglia dell’architetto Álvaro Siza di Rua Roberto Ivens. Dal momento della sua fondazione, l’ente portoghese ha svolto molteplici attività sia nell’organizzazione di eventi legati all’architettura (ad esempio l’Open House), sia nelle attività culturali di visite guidate alle opere di Siza (15.000 visitatori dal 2009), sia nell’editoria (con otto libri pubblicati), oltre ad una serie di altre iniziative parallele.

Dato il crescente volume di attività e con la volontà di diventare un punto di riferimento per l’architettura portoghese, e grazie al sostegno del Comune di Matosinhos, la Casa da Arquitectura e Centro Português de Arquitectura ha aperto la sua nuova sede – poco distante dalla Casa originaria “di fondazione” – occupando l’area della Real Companhia Vinicola. L’antica fabbrica, edificata tra il 1897 e il 1901 dalla Società Meneres & Companhia, ha resistito alla progressiva occupazione della città; inoltre, a livello patrimoniale, rappresenta una testimonianza delle prime costruzioni industriali della zona. Il progetto di riqualificazione – affidato all’architetto Guilherme Machado Vaz che attualmente lavora per il Comune – ha voluto recuperare lo “spirito industriale” del luogo, cercando, ove possibile, di rifarsi al progetto originario. In tal senso, ne è stata recuperata l’originaria volumetria, i tetti a falde con le capriate lignee, i disegni delle aperture, e mantenendo l’aspetto industriale con muri intonacati e pavimenti in cemento. Le nuove funzioni hanno comunque reso necessario l’uso di nuove infrastrutture oltre che il rispetto della legislazione vigente: per questo l’unica “eccezione” al progetto originario consiste nella collocazione della scala antincendio, che diviene un oggetto scultoreo in cemento.

L’area totale della Casa da Arquitectura è di circa 4.700 mq (costo totale 10 milioni), di cui 900 mq dedicati alle zone espositive, suddivise in due aree: al primo piano una grande nave espositiva, che occupa quasi interamente la lunghezza dell’edificio, e al piano terra – con l’affaccio su un patio – una galleria. Anche le funzioni delle due aree sono chiaramente distinte: la grande “nave” ospiterà le esposizioni principali, mentre la “galleria” funzionerà come uno spazio flessibile, che sarà aperto a proposte curatoriali esterne. La Casa si completa inoltre con gli uffici e le aree gestionali, una biblioteca, un negozio, uno spazio educativo, e soprattutto con il suo nucleo principale, ovvero l’archivio.

L’archivio

Oltre ad essere infatti un nuovo polo espositivo, la Casa è soprattutto un grande archivio di architettura, ponendo tra i suoi obiettivi una “centralizzazione” dei materiali archivisti, sia fisici che digitali. L’archivio occupa circa 800 mq e accoglie (finora) più di 600 plastici, oltre a disegni, serigrafie, libri e materiali del fondo di vari architetti, tra i quali Álvaro Siza, Fernando Távora, Eduardo Souto de Moura, João Álvaro Rocha, Paulo Mendes da Rocha, e contando già 112.500 disegni e 12.000 rotoli. È stato progettato per poter crescere ancora, per diventare un punto di riferimento della ricerca in architettura, oltre ad avere un’area interamente dedicata a un grande data-base di raccolta di materiali digitalizzati, in collaborazione con gli archivi statali portoghesi.

Nello spazio archivistico, la distinzione tra spazi consultabili e riservati, avviene attraverso l’uso di due materiali: delle “box” in legno segnalano gli spazi per i ricercatori, mentre gli spazi rivestiti in metallo identificano le aree riservate solo al personale, con umidità e temperature controllate. Il percorso dei materiali che giungono in deposito è stato studiato in maniera molto funzionale: una rampa permette di scaricare il materiale direttamente in una prima sala dove sarà analizzato, ripulito, igienizzato, e – in caso di fragilità – restaurato. Tutto avviene in sale distinte dotate di apparecchi specifici, ma collegate tra loro in un percorso continuo, per arrivare fino alle zone di archiviazione e consultazione finale.

Esposizioni in corso e future

Più di 12.000 persone hanno visitato la Casa nel fine settimana di inaugurazione (17-19 di novembre), che si è aperta con le due principali esposizioni. Poder Arquitectura, curata da Jorge Carvalho, Pedro Bandeira e Ricardo Carvalho – visibile fino a marzo 2018 – riflette sul tema del legame tra architettura e potere. Il tema del “potere”, riassunto in otto topici (collettivo, economico, tecnologico, regolatore, domestico, culturale, mediatico, rituale) è inteso come elemento che fonda e determina il legame tra l’architettura e la società, in cui però l’architettura stessa non è espressione di un unico potere, ma di un’interconnessione tra vari attori del progetto, in una difficile intermediazione.

Lo spazio della “Galleria” ha aperto ospitando la X BIAU – Bienal Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo, con il tema “Displacements”, commissariata da A.G. Paredes e G. Pedrosa, arrivando a Matosinhos dopo la presenza al Parco Ibirapuera di São Paulo, alla Triennale di Milano e più recentemente a Siviglia, e visibile fino a febbraio 2018. La Biennale Iberoamericana era stata marcata dalla presenza portoghese, premiando Eduardo Souto de Moura, ma anche contando con una forte partecipazione portoghese (Aires Mateus, João Mendes Ribeiro, atelier SAMI, Cristina Guedes e Francisco Vieira Campos), e attribuendo due premi ai libri di due autori, Andrè Tavares e Ana Tostões. Parallelamente alle esposizioni, Roberto Cremascoli ha dato continuità alla programmazione di Please Share! che indaga la necessità di allargamento del ruolo dell’architettura nella società, sul legame tra curatela ed editoria, e sul crescente bisogno di dialogo tra le diverse discipline.

Per il 2018 e 2019 sono in programma molti eventi, e altre esposizioni, delle quali segnaliamo: “Os Universalistas” – 50 Anos de Arquitectura Portuguesa (aprile-agosto 2018) curata da Nuno Grande, dopo essere stata alla Citè de l’Architecture di Parigi lo scorso anno; Arquitectura Brasileira Moderna e Contemporânea (settembre 2018-gennaio 2019) che presenterà un insieme di progetti realizzati in Brasile tra il 1927 e il 2017, con un nucleo principale sulla costruzione di Brasilia.

Riassumendo le impressioni iniziali, la Casa da Arquitectura si proietta con grandi ambizioni e obiettivi nel panorama architettonico, con un edificio indubbiamente funzionale, ma che (forse) come elemento “rappresentativo” avrebbe potuto ambire a una maggiore poetica.

Per i nostalgici, i critici e gli scettici, resta comunque il dubbio sul perché non sia stato attuato il precedente e iniziale progetto proposto da Siza; non per sfiducia verso le nuove generazioni, anzi, ma semmai perché questo luogo avrebbe potuto in qualche modo “omaggiare” il Maestro per il suo lavoro. Matosinhos, oltre ad accoglierne i natali, e la casa in cui ha vissuto la sua giovinezza (la Casa in Rua Roberto Ivens, appunto), deve in parte il suo riconoscimento internazionale ai progetti siziani: le prime case unifamiliari, il ristorante Casa de Chã di Boa Nova, e la Piscina delle maree.

Immagine di copertina: vista generale e la scala © Its. Ivo Tavares Studio


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