Medellín, giardini e spazi pubblici intorno agli ex serbatoi

by • 27 novembre 2017 • Città e Territorio, Mosaico, Progetti1216

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In Colombia, visita all’ultimo tassello del progetto Unità di Vita Articolata, per interventi di trasformazione strategica in centri culturali, sportivi e ricreativi nel territorio di Medellìn

 

MEDELLÌN (COLOMBIA). Il progetto UVA (Unidades de Vida Articulada) ha conquistato fama internazionale grazie alla Mostra di Architettura della Biennale di Venezia del 2016 ed alla vincita degli Holcim Awards. Si tratta della trasformazione strategica e sistematica in centri culturali, sportivi e ricreativi di alcune aree nelle quali sorgono i serbatoi pubblici dell’acqua.

Esclusi dalle dinamiche urbane, i vecchi recinti che proteggevano le antiche infrastrutture sono stati demoliti con l’obiettivo di aprire gli spazi ai cittadini dei quartieri meno fortunati e offrire loro attrezzature pubbliche che mai avevano avuto. I luoghi verdi attorno ai depositi, ora rigenerati, cominciano a formare una grande rete che conferma l’interesse della politica urbana nel rafforzare i legami con le comunità, soprattutto con quelle che sono state in passato sotto il giogo della violenza. Uno strumento che la Municipalità, in associazione con la EPM, l’impresa dei servizi pubblici della città, ha usato per instaurare un nuovo rapporto di fiducia con i suoi rioni: lavorando a contatto con gli abitanti nell’elaborazione dei vari progetti, attraverso laboratori di progetto partecipativo, si è voluto trasformare ciò che era nascosto in zone aperte, verdi ed integrate al tessuto urbano.

Il progetto UVA tenta la fusione delle strutture esistenti con interventi nello spazio pubblico, innestando luoghi coperti completamente fruibili in connessione armonica con il sistema naturale esistente ed i flussi urbani. Le infrastrutture idriche rinate negli ultimi mesi come infrastrutture multifunzionali hanno rivitalizzato i quartieri: si è arricchita la dinamica locale, ottenendo nuovi punti di incontro per i cittadini, diventati importanti sedi di eventi e manifestazioni.

A Medellín sono quasi centocinquanta i serbatoi d’acqua che in passato sorgevano in periferia ma che l’espansione urbana ha progressivamente inglobato. Le aree dei serbatoi erano diventate luoghi insicuri e violenti, in quartieri totalmente privi di spazi pubblici e di strutture pubbliche di base. Attraverso il Dipartimento di design, guidato dall’appassionato architetto Horacio Valencia e dal suo braccio destro Camilo Restrepo, la “Fundación EPM” ha analizzato le aree «sotto gli aspetti di superficie utile, densità di popolazione, esigenze delle comunità, limitazioni geologiche» e ne ha poi scelte una trentina nelle quali sviluppare i progetti con l’obiettivo di realizzare spazi pubblici di qualità nei quartieri più poveri.

Il progetto UVA voleva essere un punto di riferimento per la promozione dell’istruzione, della cultura e della tecnologia, attraverso il ripristino della memoria collettiva e l’esaltazione dei valori paesaggistici esistenti.

Ad oggi si è completata la realizzazione di dodici Unità nella città di Medellín, e in quelle limitrofe di Bello e Itagui. Gli ultimi tasselli sono le UVA “San Fernando” e “Ilusión Verde”, la prima realizzata nel quartiere “El Poblado”, nel quale convivono, ma senza purtroppo instaurare particolari relazioni, cittadini di vari strati sociali.


 

UVA “Ilusión Verde”

Recentemente inaugurata, è un nuovo spazio dotato di campi da gioco, biblioteca e luoghi per la ricreazione dei bambini e delle famiglie, residenti e non. È una delle più grandi della città, con piú di 30.000 mq di spazio pubblico e trecento specie di alberi piantumati. Costruita grazie ad un accordo amministrativo tra l’Area metropolitana, il Comune di Medellín, la Fundación EPM e l’Inder (la società che amministra i centri sportivi pubblici della regione), si tratta di tre edifici perfettamente integrati nel paesaggio, tanto che a guardare dall’alto quasi spariscono all’interno dell’area, diventata un parco verde attrezzato per il commercio, la formazione, la cultura, l’istruzione e lo sport.

Il progetto appare come un sistema di fasce verdi che si adattano all’andamento naturale del terreno: una serie di edifici segue la topografia del lotto e dà vita ad un nuovo paesaggio che riesce a concatenare l’artificiale ed il naturale, l’esistente ed il nuovo. In realtà è il percorso stesso, in forma di una serie di comodi tornanti, che accoglie al suo interno gli spazi coperti. Il percorso verde collega in modo armonico la zona a monte con quella a valle, l’enorme centro commerciale “El Tesoro” con la zona residenziale e commerciale della transversal inferior, importante arteria urbana. Gli edifici si fanno percorso ed il percorso topografia: esempio unico in città di un’architettura che sembra sorgere dalla collina e che richiama al contempo alcuni esperimenti morfologici di Zaha Hadid.

Uno dei tre edifici accoglie la nuova biblioteca pubblica dove si combinano il comfort dello spazio, i servizi bibliotecari, le attività per promuovere la lettura e l’attenzione di tecnici che ricevono e accompagnano i visitatori della biblioteca. Sono rimasti a memoria del luogo e come punti di riferimento visivi, i due serbatoi cilindrici che fornivano acqua al sistema idrico comunale.

Il quartiere del Poblado è un’area in cui convivono cittadini di vari livelli socio-economici. Questo aspetto sollevava una premessa fondamentale: l’esigenza di equità e integrazione nella comunità. Il progetto ha sviluppato dunque una serie di connessioni pubbliche che hanno generato un sistema di terrazze su cui, oltre agli spazi coperti, trovano spazio i giochi per i bambini, le piste per la corsa, il campo sportivo ed i giardini.


UVA “La Imaginacion”

Situata nel quartiere “Boston” di Medellín, il centro culturale è l’esito di un concorso pubblico vinto dallo studio colombiano Collectivo 720 sulla base di un progetto redatto dagli studenti della Facoltà di Architettura dell’Universidad Nacional di Medellín, premiato dagli Holcim Awards per la sostenibilità. Accoglie gli abitanti di Villa Hermosa e Los Angeles, quartieri nei quali si sta lavorando intensamente per innescare un processo di rigenerazione culturale. Oltre ai suoi spazi aperti e le aree verdi, è stato progettato un auditorium all’aperto per i concerti e varie forme d’arte, quattro sale specializzate per le prove dei gruppi musicali, una delle piú forti richieste che la comunità ha manifestato quando l’opera era ancora in fase di elaborazione.

Il progetto, attraverso l’interazione con la natura ed il paesaggio urbano, cerca di migliorare la qualità della vita, l’interazione e lo scambio tra gli abitanti. Luoghi di incontro dei quali la città necessita urgentemente per stimolare lo scambio di conoscenze e interagire con i vari strati della comunità.

In sezione, il progetto ricorda la casa das Canoas di Oscar Niemeyer: un piano artificiale taglia in orizzontale la pendenza della collina. Nella parte alta si trovano il parco ed il mirador, i giochi per bambini e l’area pic-nic, purtroppo con troppa poca ombra e quindi pressoché inutilizzabile nelle ore diurne; nella parte bassa il centro culturale vero e proprio.

La pianta è dicotomica. Due grandi rettangoli definiscono una zona esterna in relazione diretta con il paesaggio, ed una interna, più intima e protetta, nella quale si sviluppano le varie zone per gli uffici, i servizi pubblici, le aule informatiche, i laboratori per la musica e la danza. Cerchi di varie dimensioni appaiono come grandi buchi nel generoso solaio in cemento, iscritti nella geometria euclidea di base. Uno dei cerchi in pianta è l’auditorium all’aria aperta, l’altro è una grande fontana con una passerella lignea nel centro.

Dal punto di vista urbano, il progetto, come segnalano gli autori, cerca la flessibilità e la continuità fra gli spazi verdi dei giardini pubblici, della città e delle attrezzature proposte: lo spazio pubblico funge da snodo e da asse di transizione tra architettura e città, cercando di generare nuove dinamiche nelle attività del vicinato. Dal punto di vista costruttivo, alcuni elementi sono stati razionalizzati e resi modulari per le economie di cantiere. Si è introdotto l’uso di materiali ecologici come il calcestruzzo con inerti riciclati, pneumatici disidratati, plastica riciclata.

La scelta delle tecnologie si è basata sull’utilizzo di risorse e materiali semplici e tipici dell’edilizia locale: ciò ha consentito di utilizzare efficacemente le conoscenze locali ed anche il lavoro non qualificato attraverso programmi di mutuo aiuto, sviluppati con l’obiettivo di coinvolgere la comunità.


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