Il Premio Città di Oderzo ritorna e allarga gli orizzonti

by • 22 novembre 2017 • Mosaico, Professione e Formazione1287

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Dopo un’interruzione di due anni torna il premio che la cittadina della Marca trevigiana dedica alle architetture del Triveneto. Novità della XV edizione: due nuove sezioni speciali oltre i propri confini

 

ODERZO (TREVISO). Compie vent’anni il Premio Architettura Città di Oderzo, giunto alla XV edizione, e nel farlo, dopo una “pausa” biennale, oltrepassa i suoi stessi confini. Nato nel 1997 dalla collaborazione tra Comune, la Provincia di Treviso, l’Ordine provinciale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e Fondazione Oderzo Cultura Onlus per premiare opere realizzate nelle regioni Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, aggiunge quest’anno due sezioni speciali: Architettura dei luoghi del lavoro al tempo del 4.0, relativa ad opere individuate in tutto il territorio nazionale e Architetti veneti nel mondo. Il riconoscimento, oltre ad un’alta qualità dei progetti selezionati, porta con sé una storia e vent’anni di architettura di un territorio abitato: due elementi che gli consentono di aspirare a diventare un premio su scala nazionale.

Parlare dell’architettura di un luogo significa parlare di una comunità, della cultura, della necessità di avere ancora una qualità del costruito, in un periodo in cui quest’ultimo è diventato in molti casi rappresentazione del progettista, anziché degli uomini che andranno ad abitarlo, così come ribadito dal presidente della giuria, Nicola Di Battista, direttore uscente della rivista “Domus” (gli succederà Michele De Lucchi), nell’editoriale del numero luglio-agosto 2017: “Noi non vogliamo recidere il filo che lega in maniera indissolubile la nostra disciplina alla società civile e alla vita degli uomini, non vogliamo rinunciare alle nostre prerogative in merito al buon abitare e, infine, non vorremmo mai che la nostra epoca passasse alla storia come quella che ha rinunciato all’architettura”.

La XV edizione ha visto 127 progetti partecipanti, 86 per la sezione consueta dedicata al Triveneto, 33 progetti riferiti ai luoghi del lavoro e 8 per architetti veneti nel mondo. La giuria, composta da Valentin Bearth, Franco Bernabè, Claudio Feltrin e Patricia Viel, ha individuato infine 12 opere. Il primo premio è stato assegnato agli architetti Paolo Ceccon e Laura Zampieri (CZ studio associati, già selezionati nel 2014, alla XIV edizione, per la riorganizzazione del piazzale della stazione di Padova), per l’intervento di recupero e sistemazione degli spazi verdi e dell’isola di Sacca Sessola a Venezia: un progetto che ha saputo leggere l’esistente e ridare vita, oltre a nuove funzioni, ad un’isola meno nota della laguna veneziana.

A Sacca Sessola difatti, isola artificiale altrimenti detta Isola delle rose, il recupero del giardino storico è stato complementare a quello della struttura ospedaliera oggi trasformata nel JW Marriott Venice Resort & Spa su progetto di Matteo Thun & Partners. L’approdo all’isola avviene anche grazie alla riapertura di un canale interrato dal quale si accede ad una piazza in cui sorgono due degli edifici recuperati ad uso pubblico (ex chiesa ed ex dopolavoro). Il disegno del suolo consiste nella sistemazione dei viali esistenti, la realizzazione di nuovi percorsi, la conservazione dei giardini storici e la progettazione di un orto-giardino con una rotazione delle coltivazioni per la rigenerazione naturale dei terreni. “Un progetto – si legge nelle motivazioni della giuria – che cerca di ridare un senso al lavoro dell’architetto prendendosi cura di un luogo abbandonato per donarlo di nuovo agli uomini del nostro tempo, dimostrando che la distanza tra architettura e paesaggio è solo strumentale e ideologica; ma difatti sono la stessa cosa e hanno lo stesso obiettivo: fare vivere meglio gli uomini”.

I progetti segnalati per la sezione Triveneto sono stati: 36 alloggi nelle ex Conterie a Murano (Venezia) di Giorgio Macola; Cittadella della Giustizia a Bassano del Grappa (Vicenza) di Boris Podrecca; Museo Bailo a Treviso dello Studio MAS (Marco Rapposelli, Piero Puggina) con Heinz Tesar; ristrutturazione e ampliamento del rifugio Alpe di Tires (Bolzano) di Senoner Tammerle Architetti, sistemazione ambientale di un antico percorso celtico a Gemona del Friuli (Udine) di Sandro Pittini.

La sezione Architettura dei luoghi del lavoro ha premiato opere in cui l’architettura instaura un rapporto con l’impresa ed esprime quella bellezza di cui parlava Adriano Olivetti ne La città dell’uomo: “Siete voi lavoratori delle fabbriche e dei campi, ingegneri e architetti che, dando vita al mondo moderno, al mondo del lavoro e dell’uomo e della sua città plasmate nella viva realtà gli ideali che ognuno porta nel cuore: armonia, ordine, bellezza, pace”. I progetti vincitori: centro produttivo Agostini shoes a Noventa Padovana (Padova) di MIDE architetti; Faber Headquarters a Udine di Stefano Gri e Piero Zucchi;  magazzino automatico di Fiorini International SpA a Trecastelli (Ancona) di Nazzareno Petrini; Kristalia new headquarters a Prata di Pordenone di Sandro Burigana e Dino De Zan.

Per il Premio Architetti veneti nel mondo, infine, ha laureato l’Atelier Marco Bagnoli a Montelupo Fiorentino (Firenze) dello studio Toti Semerano e il Polo municipale di Gembloux (Belgio) di studio Demogo. Quest’ultimo riconoscimento è l’emblema di una nuova generazione di progettisti diventati europei mantenendo, però, quell’approccio appreso nelle scuole di architettura italiane; profesionisti che hanno avuto l’occasione di esportare le loro opere grazie a concorsi internazionali, come nel caso rappresentativo dello studio trevigiano Demogo, approdato in Belgio grazie al premio Europan 10 nel 2009. Non casualmente questa nuova sezione speciale è stata dedicata ai due giovani architetti veneti mancati il giugno scorso nel rogo della Grenfell Tower a Londra: Marco Gottardi e Gloria Trevisan.

La mostra, allestita da Pierangelo Scattolin negli spazi di Palazzo Foscolo, verrà in seguito ospitata presso i vari Ordini e infine giungerà alla Biennale di Venezia 2018. Si tratta di un allestimento concepito per essere itinerante: i supporti lignei creano uno spazio-percorso e reggono i pannelli esplicativi delle fasi progettuali. Fotografie, disegni, schizzi mostrano che l’opera architettonica è il risultato di un processo che vede coinvolti diversi saperi e protagonisti che presuppone la lettura di un luogo, in quanto il progetto ne comporta sempre una trasformazione. Per questo vengono esposte anche le foto del cantiere, per mostrare che nella bellezza dell’architettura finita si cela anche la fatica della costruzione.

 

In copertina: l’allestimento della mostra a Palazzo Foscolo (Oderzo) durante la cerimonia di premiazione del 14 ottobre (© Irene Meneghelli)

 

 

 


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