Broken Nature, le anticipazioni di Paola Antonelli per la XXII Triennale di Milano

by • 21 novembre 2017 • Design1393

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A cura di Paola Antonelli, Broken Nature: Design Takes on Human Survival è il titolo della prossima edizione dell’Esposizione Internazionale che indagherà il ruolo del design nel rapporto tra uomo e natura

MILANO. Se la XXI edizione dell’Esposizione Internazionale della Triennale ha segnato la ripresa, certo non semplice, di uno degli appuntamenti più importanti dedicati al design e all’architettura in campo internazionale, la prossima edizione, presentata in anteprima la scorsa settimana, conferma la decisione di dare una nuova continuità alla manifestazione.

La XXII Esposizione Internazionale della Triennale (1 marzo – 1 settembre 2019) parlerà di futuro ed intende mettere a disposizione strumenti critici per ripensare, con più consapevolezza e sensibilità, alle nostre abitudini e al nostro modo di vivere. Sembrano esserci tutte le premesse affinché possa essere la Triennale della svolta che sancisca il nuovo ruolo di Milano come meta attrattiva e al passo delle altre capitali culturali.

Il grande cambiamento è quello legato alla curatela, che nella passata edizione aveva visto la presenza di un numeroso comitato scientifico ed è per questo che forse, alla fine, ne è stata difficile una lettura unitaria. Questa volta, voce unica dell’Esposizione sarà Paola Antonelli, curatrice per l’architettura e il design al Museum of Modern Art di New York. Durante la presentazione al pubblico nel Teatro dell’Arte, Antonelli ha raccontato con chiarezza e semplicità il tema, in realtà complesso, della prossima Triennale Internazionale che si intitolerà Broken Nature: Design Takes on Human Survival. La “natura torta”, così la definisce la curatrice, si presenta indagata in tutte le forme di design, dal microbioma al microclima al biodesign passando per api, funghi, microbi e alghe che saranno il campo di sperimentazione come anche cyborg, robot e androidi.

La nuova edizione del 2019 intende indagare, a tutti i livelli, il rapporto dell’uomo con la natura, composto di complessi e numerosi legami che nel tempo abbiamo danneggiato, in particolare quando parliamo di risorse naturali ambientali, ma anche quelli che interessano i diritti umani. Sono legami che devono essere recuperati; in questo, il design può essere un elemento fondamentale non solo per fornire creatività ma anche mettere a punto strategie al fine di riconsiderare il nostro rapporto con la natura.

Abbiamo sentito parlare negli ultimi decenni, in tutti i campi del design, di “biologico”, “verde”, “ecocompatibile”, “sostenibile”, ma l’obiettivo è che i designer possano conferire a questi aggettivi significato e capacità d’azione, incoraggiando nuovi comportamenti. Broken Nature intende quindi investigare strategie, sia già testate sia nuove, aree e strumenti di potenziale intervento, portando alla luce questioni filosofiche fondamentali – ontologiche, epistemologiche ed etiche – rispetto a queste nuove strategie per la sopravvivenza umana, ma anche ricostituire il nostro rapporto di scambio con il contesto naturale in cui siamo nati. Vi saranno esempi di architettura e design da tutto il mondo che sposano l’idea di riparare e costruire connessioni, dove il punto di partenza sarà il design organico; considerando inoltre progetti di design dedicati alla giustizia sociale e a nuovi modi di generare mobilità e sviluppo economico, contando su una fruttuosa collaborazione tra design, scienze della vita e scienze sociali.

Un processo complesso che parla di design, ingegneria, arte, scienza e politica. Una visione finalmente internazionale aperta a tutte le suggestioni che saranno proposte in questi mesi di avvicinamento alla XXII con la convinzione, espressa da Antonelli, che il curatore non sia autore assoluto, ma conduttore attraverso stimoli di un processo aperto.

Chi è Paola Antonelli

© Gianluca Di Ioia

Senior Curator del Dipartimento di architettura e design del Museum of Modern Art di New York, nonché direttore Ricerca e sviluppo dello stesso museo. È stata curatrice di numerose mostre, ha tenuto conferenze in tutto il mondo e fatto parte di diverse commissioni internazionali nel campo dell’architettura e del design. Ha insegnato alla University of California di Los Angeles, all’Harvard Graduate School of Design e al Master of Fine Arts della School of Visual Arts di New York. Laureata in architettura al Politecnico di Milano, Antonelli ha ricevuto dottorati ad honorem dal Royal College of Art e dalla Kingston University di Londra, dall’Art Center College of Design di Pasadena e dal Pratt Institute di New York. Nel 2006 ha ottenuto il National Design Award “Design Mind” dalla Smithsonian Institution, e nel 2007 è stata inserita nella lista dei venticinque cervelli più “visionari” dalla rivista “Time”. Nel 2011 è entrata nell’Art Directors Club Hall of Fame e nel 2015 è stata insignita della Medaglia AIGA. È autrice di molti libri, tra cui i cataloghi delle mostre Humble Masterpieces (2005), Design and the Elastic Mind (2008), Talk to Me: Design and the Communication between People and Objects (2011), Design and Violence (2015), e più di recente, Items: Is Fashion Modern?, la sua ultima mostra dedicata a 111 capi di abbigliamento che hanno avuto un forte impatto nel mondo negli ultimi cento anni, inaugurata al MoMA nell’ottobre 2017 che resterà aperta fino a gennaio 2018. Ora sta lavorando al libro States of Design.

Relazione programmatica

Il 2 agosto 2017 è stato l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui l’umanità ha consumato la quota annuale di risorse naturali rinnovabili del pianeta e ha raggiunto la sua massima capacità di assorbimento di CO2. L’Overshoot Day non si è mai verificato così in anticipo da quando è stato identificato per la prima volta negli anni Settanta. Un giorno come il 2 agosto si registra tutti gli anni, ma ogni anno accade sempre un po’ prima. Un ulteriore segnale che indica che l’uomo si è spinto troppo oltre. Il nostro rapporto con la natura – a tutti i livelli, dal microbioma al cosmo, comprese le comunità e le culture umane – è fatto da una miriade di legami diversi. Ogni volta che se ne danneggia uno, la perdita subita dalla natura è anche la perdita dell’uomo. Negli ultimi due secoli, alcuni – in particolare quelli riguardanti le risorse naturali e l’ambiente – sono stati troncati in maniera precipitosa e irreversibile. Altri legami ancora, danneggiati in passato, potrebbero essere recuperati, ma solo attraverso interventi decisivi. Altri equilibri, soprattutto quelli connessi ai diritti umani, sono una conquista recente, e sono ancora molto vulnerabili. Il processo di monitoraggio e recupero, di cui il design è un elemento fondamentale, richiederà un reale impegno da parte di equipe internazionali e interdisciplinari. Il design può fornire non solo creatività tattica, ma anche affinare la mira e fornire una strategia. L’obiettivo è riconsiderare il nostro rapporto con la natura superando deferenza e ansia inconcludenti, per indirizzarsi invece verso un senso di riconoscenza costruttivo. Anche a chi crede nell’Antropocene e nella Singolarità, e quindi si aspetta che la specie umana si estinguerà in un dato futuro (vicino? lontano?), il design può fornire gli strumenti per progettare una fine più elegante. Il design può far sì che la prossima specie dominante ci ricordi con un minimo di rispetto, se non per la nostra intelligenza, quantomeno per la nostra dignità e premura. In queste circostanze, non basta più essere politicamente e chimicamente corretti. “Biologico”, “verde”, “ecocompatibile”, “sostenibile” sono parole in voga negli ultimi decenni in tutti i campi del design, inclusa la moda e l’alimentazione. I designer possono conferire a questi aggettivi significato e capacità d’azione, incoraggiando nuovi comportamenti che implicano l’utilizzo di oggetti – dal mondo fisico a quello digitale, dagli scenari speculativi agli strumenti funzionali, dagli edifici e le infrastrutture ai videogame, e dai processi costruttivi per nuove entità biologiche ai vecchi nécessaire per il rammendo.

Nel design contemporaneo, etica ed estetica possono convivere e prosperare. Broken Nature proporrà esempi di design a tutti i livelli il cui spessore morale non comporta una mortificazione estetica e sensuale. La mostra riunirà esempi preesistenti e nuove proposte. Investigherà strategie sia già testate che nuove, ed esplorerà aree e strumenti di potenziale intervento. Individuerà questioni filosofiche fondamentali – ontologiche, epistemologiche ed etiche – che devono essere messe in luce rispetto a queste nuove strategie per la sopravvivenza umana. Attraverso una serie di opere su commissione e prestiti, la mostra evidenzierà come gli approcci del design non siano finalizzati solo a correggere il corso autodistruttivo dell’umanità, ma anche a ricostituire il nostro scambio con il contesto naturale in cui siamo nati. Broken Nature rivolgerà l’attenzione ad esempi di architettura e design da tutto il mondo, che sposano l’idea di riparare e costruire connessioni, dal biodesign e dalla biologia di sintesi alla co-creazione, e dall’edilizia ecosostenibile all’autoassemblaggio e ancora oltre. Il punto di partenza sarà il design organico, un concetto antico quanto l’ingegno umano. Nel corso della storia, architetti e designer hanno considerato la natura il migliore creatore, ingegnere e costruttore. Nella sua pratica di progettazione, la natura considera la bellezza e l’efficienza, pianifica con intelligenza e sensibilità e opera secondo un approccio “cradle to cradle”, costruendo con determinazione e secondo una visione del futuro a lungo termine. L’umanità ha sempre aspirato a questa saggezza e a questa padronanza. Lo studio e l’applicazione delle norme e delle forme della natura è stato storicamente etichettato come “design organico”, un termine ampio che abbraccia una varietà di esempi, tra cui l’Art Nouveau, la manifestazione architettonica dello stile di vita ideale nel secondo dopoguerra, alcuni sottocampi della robotica, oggetti biomimetici prodotti in base a principi di sostenibilità, il movimento Gaia, l’uso ottimale di materiali, e molti altri ancora. Oggi ci troviamo in una nuova fase dell’evoluzione del design organico. Se in passato l’imitazione della natura era incentrata principalmente sulle sue forme, più di recente i designer hanno cercato di assimilarne anche i processi e la saggezza lungimirante. Grazie ai progressi compiuti non solo nella scienza e nella tecnologia ma anche in ambito culturale, i designer hanno imparato a unire le forze con vecchi alleati, dai batteri ai bachi da seta; a pensare in termini di sistemi, reti e famiglie anziché per interventi e oggetti discreti; e a trarre ispirazione anche dall’efficienza e dalla precisione delle strutture e infrastrutture di altre specie. Tra i vari strumenti di riparazione, Broken Nature considererà anche progetti di design dedicati alla giustizia sociale e a nuovi modi di generare mobilità e sviluppo economico, contando su una fruttuosa collaborazione tra design, scienze della vita e scienze sociali.

Broken Nature ci permetterà quindi di riflettere sul rinnovato rapporto tra design, ingegneria, arte, scienza e politica. Le varie comunità non stanno lavorando in maniera isolata – sovrapponendosi come un diagramma di Venn solo quando necessario – ma attraverso contaminazioni e influenze reciproche. L’architetto e artista Neri Oxman definisce questa interazione “ciclo di Krebs della creatività”. Secondo Oxman, questa collaborazione è simile a un ciclo metabolico in cui le discipline si nutrono le une delle altre e si trasformano a vicenda. È un cambiamento importante, scaturito dal mondo accademico e dall’esperienza sul campo, di cui politici e legislatori stanno iniziando ad accorgersi. La XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano definirà e darà visibilità a questo movimento, mostrando l’urgenza e l’energia che stanno animando alcuni dei progetti più interessanti in circolazione oggi, e mettendo in luce nuove forme e comportamenti che trasformeranno la natura in una vera compagna nell’avventura della nostra specie.


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