Treviso, Tobia Scarpa porta nuova vita a San Teonisto

by • 13 novembre 2017 • Mosaico, Patrimonio1848

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L’ex chiesa trevigiana rivive attraverso un progetto di restauro e rifunzionalizzazione commissionato da Luciano Benetton, che ha trasformato l’edificio sconsacrato in un auditorium

 

TREVISO. Cosa recuperare? Come riusare? Sono queste le domande basilari che si sono posti i progettisti capeggiati da Tobia Scarpa e designati dal committente, Luciano Benetton, per far fronte alle esigenze di recupero di un bene storico singolare, vincolato a un uso culturale quale l’ex chiesa di San Teonisto, una volta acquistata dalla Municipalità, nel 2010. Quantunque i danneggiamenti dovuti ai bombardamenti del secondo conflitto non ne abbiano determinato l’intera rovina, hanno senz’altro compromesso l’anima dell’edificio, caratterizzato a suo tempo da un florilegio di decorazioni pittoriche soprattutto nella parte sommitale (affrescata a metà settecento dalla mano di Jacopo Guarana), perdute nel crollo del tetto dovuto allo spostamento d’aria generato dalle esplosioni. Assieme a molto altro si sono persi pure la cantoria e il prezioso organo di Gaetano Callido posti sopra l’ingresso. Fortunatamente almeno una parte di artefatti s’è salvata, vuoi perché asportata in seguito alle vicende del periodo napoleonico, vuoi perché trasferita in altri luoghi nell’immediatezza dei gravi danneggiamenti di guerra: le opere pervenuteci attualmente sono suddivise tra Pinacoteca di Brera, Palazzo Montecitoriocollezioni dei civici musei di Treviso.

 

Da lì in poi, a (e di) San Teonisto sconsacrata, per lungo tempo sono rimasti solo apprestamenti più o meno provvisori con la destinazione a palestra e altri utilizzi non sempre consoni che ne hanno accentuato il degrado. Da qui la necessità d’un lavoro profondo di recupero iniziato nel 2014 e conclusosi nel mese di ottobre che da un lato ha previsto un comprensibile restauro filologico per quanto d’originale era sopravvissuto ai guasti, mentre dall’altro ha dovuto riflettere su una nuova intelligenza dell’edificio, prevedendo l’introduzione di funzioni compatibili con la natura spaziale di una fabbrica che ha perso la funzione primigenia per cui era stata pensata. Oggi lo spazio è stato donato alla Fondazione Benetton Studi e Ricerche  che si occuperà della sua gestione e della programmazione al suo interno. La destinazione d’uso immaginata è classica: auditorium /sala da musica con una capienza di 300 posti combinata a spazio espositivo. Quella che non era così scontata (e agevole) è stata la ri-modellazione dello spazio, reso trasformabile grazie a due configurazioni alternative. La questione è stata risolta prevedendo due ingegnose e pratiche piattaforme reclinabili a scomparsa azionate da meccanismi di sollevamento, normalmente occultate sotto pavimento: si tratta di piani completi di sedili che permettono di convertire rapidamente la sala da spazio contemplativo/espositivo ad auditorium con una panoramica teatrale e una resa delle sonorità concertistiche particolarmente efficace.

 

Oltre alla raffinata e importantissima attenzione prestata al collocamento e alla razionalizzazione degli indispensabili impianti tecnologici, per la parte del recupero architettonico è necessario sottolineare l’apprezzabile cesura fra il ricostruito soffitto voltato e le murature verticali, una fuga continua realizzata da una fenditura ad altezza variabile, particolarmente efficace nel rendere il distacco dovuto all’esplosione.

Grazie al prossimo ricollocamento di diciannove delle ventidue opere esposte in origine (quelle attualmente di proprietà delle collezioni civiche), si potrà avere un’idea abbastanza precisa del fascino perduto di questo luogo. Purtroppo non è possibile ipotizzare un ripristino delle perdute pitturazioni a soffitto, tuttavia, così come si sta verificando per l’operazione di ricostruzione scientifica del perduto timpano (in fieri), a partire da fotografie d’epoca, forse si potrebbe ipotizzare un’operazione di ricostruzione a tempo tramite una superimposizione evocativa della volta affrescata di Guarana realizzata tramite proiettori, impresa simile alle raffinate operazioni architettate da Peter Greenaway per molti celebri capolavori. Allo stesso modo, usando il metodo del clone realizzato da Adam Lowe di Factum Arte per le “Nozze di Cana” di Paolo Veronese a Venezia (Cenacolo Palladiano, Fondazione Cini), forse si potrebbe ovviare all’assenza dell’opera d’analogo soggetto (attribuita alla stessa bottega) che oggi adorna le pareti della Sala Gialla di Montecitorio a Roma.

 

 

Immagine di copertina: ® Nicoletta Boraso

 

Il progetto: restauro conservativo e adeguamento funzionale della chiesa di San Teonisto, Treviso; Committente: Fondazione Benetton Studi e Ricerche; Progetto architettonico: Tobia Scarpa; Progetto strutture: David Zannoner; Direzione lavori: Fabio Fregonese; Inizio lavori: dicembre 2014; Fine lavori: ottobre 2017; Superficie auditorium/sala espositiva: 340 mq; Capienza auditorium: 300 persone

 


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