MAD e Amateur, il successo dei cinesi da esportazione

by • 10 novembre 2017 • Inchieste, Mosaico1268

Share
Nona e ultima puntata dell’inchiesta sulla Cina e la scena dell’architettura globalizzata. Il curatore Filippo Fiandanese indaga il fenomeno della progettazione oltreconfine introducendo gli apripista MAD Architects e Amateur Architecture

LEGGI LE ALTRE PUNTATE

Nel corso della nostra inchiesta sui grandi studi internazionali di architettura abbiamo osservato l’indiscutibile successo che questi hanno avuto negli ultimi 15-20 anni in Cina, paese che per numerose grandi società di progettazione ha rappresentato – e tutt’ora rappresenta – un’importante quota di mercato. Se ricorressimo all’immagine della bilancia commerciale – quel dispositivo di contabilità nazionale nel quale si registrano l’ammontare delle esportazioni e delle importazioni di beni e servizi – nel settore della progettazione architettonica il saldo degli ultimi 15 anni tra le attività dei progettisti cinesi e dei progettisti esteri con lavori in Cina sarebbe enormemente deficitario: la voce export sarebbe quasi inesistente, soverchiata da un massiccio import.

Per lungo tempo l’esistenza di un mercato interno vastissimo ha fatto sì che la ricerca di nuove commesse al di fuori dei confini nazionali risultasse poco attrattiva. Tuttavia esistono, e pian piano stanno crescendo in quantità, commesse estere per architetti cinesi: studi privati da un lato ed alcuni grandi istituti di progettazione parastatali dall’altro hanno iniziato infatti a orientare la propria attività anche al di fuori del territorio cinese. Oggi appare quindi molto interessante iniziare ad interrogarsi su chi siano i pionieri dell’avventura estera e su quale linguaggio e immagine propongano nei loro lavori fuori dalla Cina. L’acquisto nel 2013 di PTW Architects, agenzia australiana fondata nel 1889, da parte di China Construction Design International (CCDI Group), società di progettazione con più di mille dipendenti, filiale di uno dei maggiori costruttori cinesi, è un esempio di questo nuovo interesse verso mercati esteri.

Anche la stampa specializzata cinese ha iniziato a dibattere la questione: “World Architecture”, la principale rivista di architettura in Cina, ha dedicato il suo primo numero del 2015 proprio al tema To Build in Another Place: Chinese Architects’ Practice Abroad, interessante testimonianza che qualcosa si sta muovendo. Il direttore Zhang Li, nell’editoriale, classificava quattro tipi di progetti, rivelando la grande influenza esercitata dal governo e dalle imprese statali nel settore:

– La prima tipologia, infatti, comprende i progetti commissionati dal governo o da imprese statali per edifici di proprietà dello Stato, generalmente assegnati agli istituti di progettazione parastatali. In questa categoria ricadono ad esempio le ambasciate. Li Xinggang, architetto con importanti collaborazioni internazionali come quella con Herzog&De Meuron per lo stadio olimpico, intervistato in una delle scorse puntate, si è occupato degli edifici per le rappresentanze diplomatiche cinesi a Madrid, Tallinn e Wellington.

– Un’altra tipologia di progetti in cui lo Stato riveste un ruolo di primo piano riguardano edifici donati dal governo cinese a paesi in via di sviluppo. Sin dagli anni ‘60 la Repubblica Popolare ha sponsorizzato la costruzione di complessi prevalentemente culturali in paesi amici, progettati, anche in questo caso, da istituti di progettazione parastatali. Tra i più recenti ed importanti, va segnalato il Conference Center dell’Unione Africana ad Addis Abeba, terminato nel 2012 su progetto del Tongji Architectural Design Group di Shanghai, agenzia che ha anche gestito l’intero processo di costruzione. Ciò testimonia la grande attenzione politico-economica rivolta dalla Cina verso il continente africano ed è presentato da “World Architecture” come esempio di progetto ispirato ad «amicizia» ed «unità» tra Cina ed Africa, «basato sull’interpretazione della cultura africana e sulle preferenze estetiche del popolo locale». Parole che stridono con la necessità di importare dalla Cina la maggior parte dei materiali da costruzione impiegati.

– La terza categoria raccoglie i progetti sviluppati all’estero da contractor cinesi e coinvolgono, principalmente, società di ingegneria.

– Infine il caso più interessante: i progetti stranieri commissionati ad architetti cinesi che si propongono nel mercato globale, permettendo a questi ultimi di acquisire un inedito ruolo internazionale, competendo con studi internazionali e non tutelati da legami con il governo o imprese nazionali come avviene nei precedenti casi. Da questo punto di vista un luogo emblematico per osservare le prime mosse degli architetti cinesi fuori dai confini nazionali è Parigi. Nei prossimi anni la capitale francese potrebbe ospitare le realizzazioni di due studi che incarnano due modalità di fare architettura in Cina, e nel mondo, profondamente differenti. Da un lato MAD Architects, i cui edifici dalle forme plastiche rimandano chiaramente alla modellazione parametrica, alla negazione di qualsiasi tradizione e e contesto. Dall’altro lato, Amateur Architecture Studio, diretto da Wang Shu, premio Pritzker nel 2012, con la moglie Lu Wenyu. Le realizzazioni di Wang, al contrario, mostrano una sapiente reinterpretazione della tradizione costruttiva cinese, dei materiali e delle tecniche costruttive, combinando ad un linguaggio contemporaneo un desiderio di memoria.

 

MAD Architects

Fondato nel 2004 nella capitale cinese da Ma Yansong dopo gli studi a Pechino e Yale, è sicuramente l’agenzia cinese più attiva all’estero, con filiali a Los Angeles e New York. Il Nord America è il continente dove si è finora concentrato il maggior numero di lavori esteri di MAD, dopo le prime realizzazioni in patria. A Mississauga, Canada, lo studio cinese ha progettato una coppia, già realizzata, di torri a pianta ellittica a sezione variabile, mentre a Chicago è in costruzione il Lucas Museum of Narrative Art, un’istituzione culturale promossa dal regista ideatore della saga cinematografica di Star Wars che sarà ospitata in un edificio le cui forme morbide ricordano delle tende bianche.

La prima commessa europea è stata invece il progetto per la radicale trasformazione di un edificio degli anni ‘70 in un complesso residenziale di lusso a Roma, in via Boncompagni 71. La proposta è caratterizzata da terrazze in cui le vetrate curvilinee interrotte da solai aggettanti contrastano con le linee dritte dei piani orizzontali. Sempre in Italia nei mesi scorsi Ma Yansong è stato uno dei cinque architetti – assieme a Stefano Boeri, Francine Houben, Benedetta Tagliabue e Cino Zucchi – chiamati a presentare il proprio scenario sul futuro degli scali ferroviari milanesi.

Tuttavia, il suo primo progetto europeo ad essere costruito vedrà presto la luce a Parigi, anticipando i tempi lunghi dell’operazione romana. L’edificio residenziale, anche in questo caso contraddistinto da linee curve, tanto delle vetrate quanto dei solai, sta sorgendo nell’area di Clichy-Batignolles, sito ex ferroviario in profonda trasformazione su cui sta per essere ultimato anche l’imponente Città giudiziaria disegnata da RPBW. Sempre a Parigi Mad Architects figurava anche tra i sette gruppi inizialmente selezionati, tra 700 candidature pervenute, per il concorso per il rifacimento della Tour Montparnasse. La proposta si contraddistingueva per il rivestimento in vetro disposto in modo tale da trasformare la facciata del grattacielo in un gigantesco specchio concavo che avrebbe dovuto riflettere l’immagine capovolta della città sottostante. Lo studio cinese non è stato selezionato per la terza fase che ha poi portato all’affermazione del gruppo francese Nouvelle AOM.

Wang Shu

Passando invece al premio Pritzker, Wang Shu, il 19 luglio è stato annunciato che la proposta avanzata dal suo studio Amateur Architecture, assieme ai francesi Joly&Loiret e Lipsky+Rollet, è stata scelta per la riconversione di un’area ex industriale ad Ivry, periferia sud est della capitale francese. Il progetto è stato selezionato nell’ambito di “Reinventer la Seine” call for project in due fasi rivolta a gruppi costituiti da architetti ed investitori per trasformare 21 siti lungo l’asse della Senna da Le Havre a Rouen passando per Parigi. Il vincitore del premio Pritzker 2012 sino ad oggi aveva lavorato quasi esclusivamente in patria, se si eccettuano conferenze ed esposizioni all’estero e la realizzazione di una micro opera in Austria: una pensilina in legno per una fermata dell’autobus a Krumbach, tra le colline della Bassa Austria. Il progetto francese, su una delle aree più interessante tra quelle proposte dalla call, è quindi il primo progetto estero importante di Wang. In questo caso la memoria su cui l’architetto si è trovato a lavorare è quella di un ex impianto di trattamento acque che sarà conservato e sopraelevato per ospitare attività di produzione innovativa e ricerca, affiancato a nuove residenze e servizi. Una volta realizzato il complesso a bordo Senna, sarà interessante osservare se la maestria di Wang, la sua capacità d’interpretare la memoria dei luoghi, riuscirà a produrre un risultato brillante anche fuori dal contesto cinese da cui l’architetto ha sempre tratto ispirazione. Sarà altresì avvincente vedere, a distanza di qualche chilometro, due linguaggi contrastanti, due immagini antitetiche dell’architettura cinese di oggi che inizia ora a diventare internazionale.


Pin It

Comments are closed.