De Castelli e V-A-C Foundation

by • 22 ottobre 2017 • Senza categoria2153

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Intervista ad Albino Celato e Alessandro Pedron (APML Architetti), che a Venezia ha firmato l’intervento di restauro e riqualificazione di palazzo alle Zattere, sede della fondazione russa dedicata all’arte contemporanea

 

Abbiamo scelto due tra i progetti più recenti che vedono protagonista l’azienda trevigiana De Castelli specializzata nella lavorazione dei metalli e fondata da Albino Celato.
Un racconto per immagini e a più voci che, per entrambi i casi, trae spunto dalla documentazione fotografica di Alessandra Chemollo.

 

Architetto Pedron, la scala in ferro, vetro e pietra di Chiampo è elemento connotante del suo intervento. Come si è tradotto il lavoro fotografico di Alessandra Chemollo?

A.P. Alessandra ha documentato l’intero iter del cantiere compresa l’area della scala: conosceva gli spazi ben da prima che prendessero la forma attuale, prima ancora che creassimo l’elemento verticale di collegamento. Era naturale fosse lei a concludere l’opera di documentazione.

Volutamente non ho partecipato al suo shooting in palazzo: volevo potesse dare un taglio preciso e personale. Per la scala è stato svolto però un lavoro specifico. A palazzo alle Zattere era inevitabile che l’elemento verticale diventasse il segno caratterizzante e poiché la scelta materica è elemento integrante della scala stessa, le ho chiesto di realizzare qualche scatto ravvicinato, cosa che so non essere solita fare abitualmente.

 

Com’è giunto alla scelta del materiale?

A.P. In genere non mi lascio mai affascinare dai cataloghi, non amo innamorarmi di un colore, di una finitura, di un pezzo di legno: è il progetto che decide uno specifico materiale. Così è stato per De Castelli alla V-A-C Foundation.

I clienti avevano chiesto di mantenere tutte le parti restanti delle superfici più neutre possibile, considerata soprattutto la destinazione d’uso: uno spazio espositivo dove predomina il bianco, dedicato a mostre d’arte contemporanea.

La scelta di realizzare una scala in ferro era coerente dal punto di vista progettuale, funzionale alla logistica del cantiere e alle sue tempistiche: la prefabbricazione fuori opera avrebbe consentito di proseguire i lavori edilizi e di restauro. Così il primo materiale che mi è venuto in mente è stato il ferro chiamiamolo “originale” e semplicemente acidato e trattato per far sì che anche piccole situazioni di danno attraverso l’urto potessero essere rimediate e celate: se avessi scelto un elemento in metallo verniciato avrei dovuto considerare eventuali danni di trasporto logistico in una città d’acqua come Venezia.

Quindi abbiamo sviluppato un’ipotesi di progetto in tridimensionale e mi sono rivolto a De Castelli chiedendo di passare da spessori di lamiera addirittura sotto il millimetro, proposti dall’azienda come rivestimento d’arredo, ad uno spessore che arriva fino a centimetro e mezzo.

 

E Albino Celato ha raccolto la sfida…

A.C. La particolarità dell’intervento è stata trasformare una lavorazione che di solito viene dedicata ad una carpenteria pesante: abbiamo scelto lamiere di spessore importante, di 15 mm, utilizzandole come se fossero fogli, tagliandoli a laser e incastrandoli, creando profili HEB e HEA. Un gioco d’innesti e incastri in appositi fori che emerge molto bene dagli scatti fotografici. Si tratta di una struttura priva di saldature, composta come se si trattasse di un gioco di Meccano, che si differenzia da tutte le altre opere di carpenteria edile per le scale. Questa peculiarità si somma a quella delle rifiniture: ogni lamiera è stata poi definita con effetti di ossidazione délabré.

 

Immagine di copertina: © Alessandra Chemollo

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