Parco dei Paduli, fiori dalle discariche

by • 18 ottobre 2017 • Città e Territorio, Mosaico2051

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La curatrice delle attività culturali del parco salentino illustra «La Terra Matta», programma di eventi nato per reagire all’abbandono dei rifiuti attraverso una call per artisti

 

PROVINCIA DI LECCE. La natura abitata dall’uomo suscita un’emozione ambivalente: da un lato c’è lo stupore che guarda ancora al paesaggio come palinsesto dell’eredità culturale del passato, dall’altro il dolore legato all’ipertrofico consumo e scempio dei luoghi, che storicamente considera di nessuno quello che è di tutti e che tuttavia spesso opera una seduzione. Parafrasando Eugenio Turri che in un saggio scrisse «il paesaggio che accoglie i depositi della storia è silente, fermo, non parla non racconta evidentemente», potremmo dire che il paesaggio costellato dai simboli della surmodernità racconta molto di più di quanto forse vorremmo conoscere del nostro tempo.

Su questa premessa, per una settimana, dal 25 settembre, si è svolta la residenza artistica legata al progetto «Terra Matta» nel Parco dei Paduli, parco non parco ovvero parco di fatto ma non soggetto giuridico, bosco di ulivi di 5.500 ettari riemerso dalla rimozione di un passato agricolo difficile grazie al lavoro che dal 2003 l’associazione LUA insieme agli enti locali tesse in questo territorio interno della penisola salentina, tanto da essere candidato nel 2014 dal MIBACT a rappresentare l’Italia al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa.

La residenza è stata costruita attraverso una call pubblica, che chiedeva agli artisti di proporre una riflessione su una criticità ambientale sempre più rilevante, costituita dalla consuetudine dell’abbandono di rifiuti di ogni sorta nelle campagne del parco, campagne mai state esteticamente rasserenanti dove fino a qualche anno fa ciò che era rifiutato veniva riutilizzato: un frigo diventava rimessa di attrezzi, una vecchia rete da letto il cancello che segnava la proprietà. Oggetti che cambiavano senso e significato sommandosi in un nuovo abaco della ruralità; variazioni di uno stile che faceva un uso estremo dello scarto, segno che in qualche modo la società ancora non riusciva ad attuare separazioni definitive dalle cose. Tra venti candidature arrivate sono stati scelti due artisti, due visioni differenti.

Fabrizio Bellomo e l’edicola votiva dedicata a San Rocco

Un’edicola votiva in pietra leccese, assemblata da un tagliatore e operaio in un crocicchio, dove su un cumulo di rifiuti si è formato un cretto, lo sversamento del resto del cemento di una betoniera. Con tale atto performativo Bellomo opera la mimesi di una devozione popolare, la cui radice è antica ma che è sopravvissuta lungo le strade, vestendosi di fiori di plastica e lumini perpetui, con motivazioni diverse fino ai nostri giorni. Il San Rocco è un’ulteriore tappa dell’artista nel Salento, partita l’anno scorso con una residenza sul paesaggio di pietre di Cursi che ha dato vita al progetto in divenire Villaggio Cavatrulli. Ancora una volta, Bellomo ricerca nei linguaggi universali lo strumento per favorire momenti di riflessione sui territori, in un rapporto diretto con i principali interlocutori (in questo caso contadini, cacciatori, o semplici abitanti), ed è per questo che le opere parlano, cercando di toccare i contrastati rapporti tra uomini e natura.

Cyop e Kaf e le sagome Don Chisciotte

Sagome che svaniscono e riappaiono tra le nuvole e dialogano con una pala eolica in lontananza sono invece i due Don Chisciotte, collocati ai margini di una cava abbandonata divenuta discarica nel tempo, dell’Omaggio a Bodini di Cyop e Kaf, i secondi artisti selezionati. Vittorio Bodini, ispanista e poeta salentino, nelle sue poesie descrive i paesaggi metafisici di questa terra che molto hanno in comune con i paesaggi pianeggianti, color ocra descritti nel romanzo di Cervantes, a cui lui stesso dedica una traduzione per Einaudi nel 1957. I due cavalieri, uno accompagnato dal cavallo Ronzinante, l’altro protetto da uno scudo che si fa foglia di ulivo, a ricordarci dove ci troviamo, invitano a guardare in alto e a distogliere lo sguardo dalla terra matta, interrogandoci sulla doppia natura dell’animo umano. Cyop e Kaf è un collettivo partenopeo che non ama definirsi e che adotta gli spazi urbani (Napoli e Taranto) come dispositivo per «risvegliare l’anestetizzato “spirito critico” di gran parte del popolo italiano», invitandoci ad aprire il cuore più che gli occhi.

A consacrare le opere, l’1 ottobre una processione laica con le comunità ha attraversato il parco, circondata da spauracchi, animali fantastici nati dal laboratorio per bambini, parallelo alla residenza, condotto da Ruggero Asnago e Elena Campa, artisti e illustratori, un viaggio tra il creato e il rifiutato di questo lembo di terra.

 

Dal 23 settembre all’1 ottobre nel Parco Agricolo dei Paduli si è tenuto il programma di eventi “La Terra Matta”, progetto che nasce dalla rilevazione del fenomeno dell’abbandono di rifiuti, che formano vere e proprie microdiscariche, costituendo un forte elemento detrattore del paesaggio ed ostacolo alla fruizione a 360 gradi del Parco e dei suoi sentieri.

La persistenza di tale fenomeno ha determinato l’occasione per avviare un esperimento collaborativo che attraverso la conoscenza, il camminare, la narrazione e la pratica artistica ha l’obiettivo di costruire una riflessione collettiva intorno ad un vero e proprio atto contro il paesaggio, la sua cura e la sua fruizione.

Il progetto, a cura dell’associazione LUA, finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito di InPuglia365 – Estate, sostenuto dai Comuni dell’Unione delle Terre di Mezzo (Nociglia, Botrugno, San Cassiano, Sanarica, Giuggianello, Surano e Supersano), Abitare i Paduli, Legambiente e da UNPLI Unione Nazionale delle Pro-Loco d’Italia, si inserisce all’interno delle attività di “Creature dei Paduli” (arte, turismo responsabile e pedagogia) con l’obiettivo di riqualificare luoghi trascurati all’interno del territorio per reinserirli in un nuovo itinerario di fruizione del Parco Paduli.

Il Parco Paduli è situato al centro della penisola salentina e si estende per 5500 ettari, non un “parco istituito” ma un’idea nata dal basso che ha accresciuto la consapevolezza del valore paesaggistico del territorio orientando le strategie di sviluppo urbano nei Comuni che lo delimitano. Il progetto ha motivato alcune giovani associazioni a mettere in pratica innovative attività di gestione di un bene agricolo (“Abitare i Paduli”) ed ha contribuito come “progetto pilota” alla redazione del nuovo Piano Paesaggistico della Regione Puglia. È stato candidato dal MiBACT a rappresentare l’Italia al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2014.

Nel 2016 è stato selezionato tra i 20 progetti presenti alla Biennale di architettura di Venezia, Padiglione Italia “Taking Care – progettare per il bene comune”, ed è inserito nell’elenco delle buone pratiche agricole dell’Ispra, Istituto Superiore Per la Ricerca e l’Ambiente del Ministero per l’Ambiente e le attività agricole.


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