Ritratti di città. Firenze dai Medici al neoliberismo in tempo di crisi

by • 27 settembre 2017 • Città e Territorio, Inchieste, Mosaico1657

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Una nuova inchiesta del Giornale, a cura di Cristina Donati: gli attori, le criticità, i programmi e le sfide del capoluogo toscano

Firenze ha avuto molti attori, qualche protagonista, ma pochi registi. Tra i più notabili: i Medici, i potenti banchieri che costruirono quell’Umanesimo su cui ancora oggi si gioca il destino della città. È infatti la riconversione del patrimonio storico, il tema su cui si concentrano gli sforzi dell’Amministrazione Comunale e gli interessi dell’imprenditoria privata internazionale. Così, sotto la guida del sindaco Dario Nardella, il disegno urbanistico di stampo neoliberista teorizzato dalla Giunta Renzi con la politica dei “volumi zero”, trasformerà la città dall’interno dei suoi “contenitori” storici. «Andiamo avanti, ebbe a dire Lorenzo Perra, ex assessore all’Urbanistica del Comune, con la grande sfida del recupero […] che porterà nei prossimi anni a dare nuova vita a contenitori dismessi di grandi dimensioni e a riqualificare aree importanti, ricucendo le ferite della città».

Ma, come sempre, nella città dei Guelfi e Ghibellini, questa politica di rigenerazione divide i fiorentini: da una parte, i sostenitori della doverosa e ineludibile valorizzazione del patrimonio dismesso; dall’altra, coloro che denunciano la gravità di un’alienazione impropria del patrimonio pubblico che viene ceduto ai privati per operazioni di immobiliarismo speculativo.

È doveroso ricordare che per ogni intervento privato che necessita di una variante urbanistica, il Comune riceve oneri di urbanizzazione che contribuiscono a finanziare la manutenzione ordinaria della città; cioè, la cura del verde, del tessuto stradale e di tutti quegli elementi che costituiscono il decoro urbano, propedeutico alla civitas. Manutenzione trascurata da anni che affligge in particolar modo le periferie.

Molti quindi i palazzi di pregio nel centro storico e nel tessuto nevralgico di metà Ottocento che sono in attesa di un sostenibile piano finanziario che li renda appetibili a finanziatori provenienti dai mercati dominanti come Cina, Emirati, Russia, Stati Uniti.

Tra le più prominenti operazioni figurano quelle che, grazie all’accordo siglato nel 2014 tra Agenzia del Demanio, Ministero della Difesa e Comune, riguardano l’individuazione di nuove destinazioni d’uso per sette beni militari della città. Tra questi, l’ex Caserma Lupi di Toscana, in attesa dell’atto finale del concorso, e l’ex Caserma Cavalli, il “granaio dell’abbondanza” della famiglia Medici che, grazie ad un ingente investimento della Fondazione CR Firenze, potrà trasformarsi in un centro dedicato alle nuove tecnologie digitali.

Nella fascia limitrofa al centro storico, sono in attesa di nuova vita il complesso Telecom in via Masaccio e il Palazzo delle Poste in via Pietrapiana, entrambi a firma di Giovanni Michelucci. In fase di completamento invece l’ex Palazzo del Sonno di viale Lavagnini, dove al posto degli uffici delle Ferrovie è nato il primo “The Student Hotel”, a cui seguirà un altro nell’area abbandonata di viale Belfiore e forse un terzo all’interno della Manifattura Tabacchi, il cui futuro è ancora sospeso.

Sono queste solo alcune delle “grandi opere” in corso che affiancano altri importanti sfide che incidono pesantemente sul futuro della città, che oramai si fregia del suggestivo titolo di “città metropolitana”. È stato infatti varato il Piano strategico metropolitano che fornisce gli strumenti per sperimentare un nuovo modello di governance territoriale, da cui ci si attende il nuovo “Rinascimento metropolitano”.

Nonostante questa ambiziosa visione, la città combatte con le criticità di sempre che, espresse in cifre, si riassumono in  una città di circa 400.000 residenti e un flusso di oltre 16 milioni di turisti l’anno. Un fenomeno che pare aver colto di sorpresa e che però costituisce la principale fonte di salvifica economia per una città desertificata della sua imprenditoria storica.

L’architettura contemporanea è ancora la grande assente, se si esclude il nuovo Centro civico dello studio Rogers a Scandicci e il nuovo Teatro dell’Opera di ABDR. Gli interventi di maggior rilievo hanno riguardato opere di restauro, come i Musei degli Innocenti (progetto di Ipostudio) e dell’Opera del Duomo (Natalini Architetti).

Così, in un contesto complesso, in cui la cultura locale non può più esimersi dal dialogo con le dinamiche imposte dalla globalizzazione, le principali sfide del futuro riguardano i seguenti macro-ambiti:

  1. la gestione del flusso turistico
  2. la manutenzione ordinaria della città a rischio degrado
  3. il completamento delle infrastrutture per la mobilità con le nuove linee della tramvia e la nuova pista dell’aeroporto
  4. la rigenerazione degli spazi pubblici di quartiere (e cioè mercati, circoli, biblioteche e tutti quegli spazi dove esprimere la creatività, la cultura, la socialità e la solidarietà).
  5. la ricerca di un’identità contemporanea

Sfide epocali che trasformeranno il volto della città e non solo. È infatti importante chiedersi quale nuovo modello sociale si sta formulando per Firenze. Perché, come ci ricordano le dichiarazioni dell’UNESCO, «investire non significa solo risolvere i problemi ma anticipare quelli delle generazioni future».


L’inchiesta

a cura di Cristina Donati

Introduzione

Ritratti di città. Firenze dai Medici al neoliberismo in tempo di crisi

Interviste

Dario Nardella: i miei primi mille giorni da sindaco di Firenze

Giovanni Bettarini (assessore all’Urbanistica): così non svendiamo Firenze

Eike Schmidt (direttore): il futuro degli Uffizi tra tutela e valorizzazione

Una domanda a

Fabrizio Rossi Prodi (Ordinario di progettazione urbana e architettonica; Fondatore Rossi Prodi associati): Architettura contemporanea prêt-à-porter

Francesco Gurrieri (Ordinario di restauro dei monumenti; Presidente della Classe di Architettura dell’Accademia delle Arti del Disegno): Città e Università, un unum del futuro

Gabriele Del Mese (Fondatore Arup-Italia e progettista TAV Firenze): Alta velocità: quale avvenire?

I progetti

Firenze, le grandi opere a “volumi zero” in otto cantieri (sulla carta)


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