#OpenTaranto: il paesaggio va costruito insieme, non sprechiamo l’occasione!

by • 18 settembre 2017 • Città e Territorio, Forum2302

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di due componenti del gruppo vincitore del concorso per la Città Vecchia di Taranto

Alcuni mesi fa, questo Giornale ha avuto il merito di concentrare l’attenzione sul «caso» Taranto, in seguito al risultato del concorso di idee #Opentaranto, sottolineando sia le potenzialità che le criticità della situazione attuale. I dubbi sollevati nell’articolo sono condivisibili anche da chi come noi, parte del gruppo vincitore, ritiene che ora più che mai occorra dare un segno significativo e agire. Se tutto si blocca, incombe il pericolo che un’idea propositiva e coraggiosa come #Opentaranto si trasformi in un vicolo cieco, in un Closedtaranto.

Certo il Comune si è appena insediato e ha iniziato a lavorare, in una situazione non semplice, dove il palcoscenico è occupato quasi in toto dalla questione ILVA, tema beninteso fondamentale. A questo si aggiungono altri cantieri aperti come la gestione futura dell’Arsenale (in seguito al decreto attuativo della Legge del 2015 “Sviluppo Taranto”), il turismo e le varie strategie utili allo sviluppo sostenibile e compatibile del territorio (come stabilito dal CIS, il Contratto Istituzionale di Sviluppo).

La fase di transizione attuale, nell’incertezza delle decisioni da prendere in seguito a #Opentaranto, congiunta alla pluralità di attori coinvolti (istituzionali e non), ha come conseguenza l’inazione forzata e la frammentarietà delle riflessioni progettuali e dei conseguenti atti concreti. Un dato di fatto eticamente inaccettabile in una situazione di emergenza come quella di Taranto.

È nostra ferma opinione che la prospettiva adeguata per portare ora continuità e coerenza a Taranto sia quella paesaggistica. Infatti, applicare una visione paesaggistica equivale a privilegiare una timeline flessibile evitando un risultato anticipato e fissato una volta per tutte. Fare progetto significa troppo spesso per i progettisti stessi fermarsi nel momento in cui le modifiche in loco cominciano a essere messe in atto. Occorre invece pensare il progetto come un continuum aperto al futuro, cioè in evoluzione. Bisogna tenere conto poi che, a lungo termine, ciò che sopravvive in un territorio dato è sempre e soltanto il paesaggio, onde l’enorme responsabilità di chiunque intenda intervenire in un ambito così sensibile.

La prospettiva paesaggistica implica un altro aspetto essenziale: la trasformazione di Taranto può essere intesa soltanto come un tutt’uno, caratteristica peraltro principale del nostro progetto vincitore. Non è possibile isolare (come sta ora accadendo nella più classica tradizione italiana?) la Città Vecchia dalle altre componenti, come il centro ottocentesco, l’ILVA, l’Arsenale e lo stesso entroterra. La rinascita di Taranto non potrà mai essere confinata a operazioni singole, cioè di ripristino parziale, perché l’oggetto dell’intervento è un sistema vivo. Proprio durante gli ultimi decenni esempi virtuosi di progetti paesaggistici hanno dimostrato come vadano affrontate insieme, in un contesto aperto di estrema complessità, la condizione urbana stratificata, le infrastrutture, la gestione del sistema idrico, la tutela del suolo, la biodiversità, le attività umane e così via.

Non va dimenticata inoltre una peculiarità ulteriore dell’architettura del paesaggio esemplare, ovvero la qualità “riparatrice” del progetto. A tutt’oggi l’idea altamente antropocentrica di occupare il suolo e di costruire delimitando gli spazi residuali fra gli edifici viene confusa con il progetto paesaggistico. L’esperienza internazionale ha dimostrato invece la necessità di un approccio diverso; oggigiorno occorre innanzitutto riparare, risanare, ripristinare; bisogna avere il coraggio di intendere lo sviluppo non tanto come l’azione di riempire, colmare, densificare ma, al contrario, come quella di togliere, pulire, creare spazio vitale. La situazione di Taranto appare in quest’ottica paradigmatica e dovrebbe servire da laboratorio per il “caso Italia” in generale.

Proprio per sua stessa natura, l’architettura del paesaggio non può darsi senza il dialogo attivo e costante con chiunque sia coinvolto, direttamente o indirettamente, sul territorio. Il paesaggio va costruito insieme. Questo non vuol dire perseguire ideali astratti, bensì. Non esistono in questa luce siti o interventi troppo piccoli; ogni atto di ripristino – ovviamente pensato in chiave sistemica e secondo una prospettiva temporale a lungo termine – assumerà sia un valore simbolico che pragmatico.

Bisogna agire adesso per portare speranza e visione a Taranto nel prossimo futuro.

Immagine di copertina: #Opentaranto – Volo Lungomare Mar Piccolo (© MATE)

Il team dei progettisti vincitori

MATE Soc. Coop. | dott. urb. Raffaele Gerometta | Capogruppo

arch. Francesco NIGRO

SPSK | arch. Emiliano Auriemma, arch. Carola Clemente, arch. Matteo Giannini

prof. arch. Jose Maria EZQUIAGA

prof. arch. Paola Eugenia FALINI

ing. arch. Maria Cristina PETRALLA

arch. Daniele FREDIANI

 Consulenti

arch. Serena Baiani

arch. Giuseppe Berardi

prof. arch. Daniela Esposito

prof. dott. Michael Jakob

arch. Roberto Parotto

ing. Maria Antonia Pedone

arch. Marco Tamburini

dott. Roberto Turi

dott. Archeo. Michele Sicolo

prof. arch. Guglielmo Villa

Museion coop.| dott. archeo. Paola Iacovazzo

ElaborAzioni srl | ing. Maurizio Difronzo,

ing. Germana Pignatelli, ing. Alessandra Aquilino


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