Anteprima Marmomac 2017. Focus on Territorio & Design

by • 6 settembre 2017 • Design, Professione e Formazione1354

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Intervista a Vincenzo Pavan, co-curatore con Raffaello Galiotto della mostra che coniuga sperimentazione tecnologica e design industriale applicati a materiali litici della nostra Penisola

 

Dopo gli approfondimenti dedicati alla mostra Soul of City, la terza tappa di avvicinamento a Marmomac, la fiera dedicata a design, innovazione e tecnologie applicate al settore lapideo in calendario a Verona dal 27 al 30 settembre, riserva un focus sull’esposizione dal titolo Territorio & Design.

 

Lo scenario è sempre il padiglione centrale, The Italian Stone Theatre. Protagonisti sono 10 designer abbinati ad aziende italiane che utilizzano materiali provenienti dai diversi bacini della Penisola. 

Vincenzo Pavan, curatore con Raffaello Galiotto di Territorio & Design, ci offre in anteprima una riflessione che spazia tra nuove tecniche, domanda, conoscenza del materiale e dinamiche dell’immissione di ulteriori prodotti sul mercato.

 

Professor Pavan, come si coniugano oggi innovazione e design litico?

Il tema della mostra da noi ideata è proprio legato all’utilizzo più innovativo del marmo, ossia su come oggi progettisti e fruitori si pongano di fronte a possibilità offerte da nuove tecniche e innovazioni di linguaggi compositivi.

È necessario però fare una distinzione fra architettura e design. In architettura la reintroduzione negli anni ’90 dell’uso del marmo, dopo una quasi assenza generalizzata nei decenni precedenti, ha conosciuto uno sviluppo molto ampio con un impiego qualitativo a livello sia nazionale che internazionale. Attualmente si stanno usando marmi e pietre molto più che in passato, ma soprattutto attraverso questi materiali si stanno costruendo opere di successo, sviluppando linguaggi nuovi e significativi.

Per il design abbiamo invece una parabola diversa. Il design litico, inteso come design di prodotto, ha avuto una fase di grande vitalità e creatività tra gli anni ’60 e ’80 per poi decrescere nell’interesse dei progettisti nei due decenni successivi. Ciò è dovuto a vari fattori, ma in particolare alla difficoltà di inserire i materiali lapidei nel ciclo industriale. I prodotti in marmo erano prerogativa dell’artigiano e la qualità dell’oggetto dipendeva dalle sue capacità. Si trattava di prodotti di nicchia, costosi, oggetti artistici più che d’uso concreto e quotidiano.

Oggi per l’impiego creativo di questi materiali si apre un panorama completamente diverso grazie a macchine in grado di trasformare la pietra in forme molto complesse. Macchine a controllo numerico esistevano ancora 15 o 20 anni fa ma in realtà non venivano sufficientemente sfruttate. Ora abbiamo strumenti di ultima generazione e comincia a farsi strada la consapevolezza che attraverso essi si possono creare forme nuove e allo stesso tempo economicamente più accessibili.

 

 

Come nasce la domanda e quali meccanismi regolano la produzione?

Bisogna premettere che il prodotto di design industriale ha avuto sempre due livelli di mercato. Quello di basso costo ma con proposte formali assai innovative, per un pubblico molto ampio di acquirenti del ceto medio (penso a prodotti in acciaio, i bollitori e le caffettiere di Alessi o in plastica della Kartell) e poi vi sono i prodotti “eletti” dei grandi designer con un costo medio alto, destinato principalmente ai collezionisti. Queste possono essere creazioni più complesse, di acciaio vetro legno e anche marmo. Chi compra design in marmo compra sempre una firma, un nome. Penso al periodo “eroico” di Castiglioni, Mangiarotti, Sottsass, Scarpa, Zanuso e, più recentemente, a De Lucchi, Santachiara, Silvestrin fino alla Hadid.

Venendo invece all’aspetto strettamente produttivo, le aziende che operano con il marmo si posizionano in aree diverse. Alcune possiedono la cava e vendono blocchi o esclusivamente semilavorati, altre trasformano il materiale in oggetti non solo per l’edilizia ma anche di uso corrente per aziende dell’arredamento o in alcuni casi più virtuosi producono in proprio oggetti di design.

Le realtà che giungono a produrre in serie sono poche e costituiscono un’eccezione ma sono anche la parte più innovativa del settore, quella che trascina maggiormente verso l’innovazione in tecnologia e nel linguaggio coinvolgendo architetti e designer di talento. Si sta verificando una piccola trasformazione: aziende che oltre a lavorare il materiale diventano editrici di collezioni di design. Alcune creazioni hanno destinazione breve, quella di una mostra o di una fiera, in altri casi gli oggetti entrano a far parte di collezioni immesse sul mercato.

L’ambizione di Territorio & Design è di ampliare attraverso la sperimentazione la platea di progettisti e di mercato che si interessa al marmo.

 

E in merito alla tipologia dei prodotti?

Fino ad un periodo recente la produzione più ampia si concentrava sull’outdoor: giardino e arredo urbano. Ora si sta facendo strada la produzione che entra a far parte dell’arredo d’una casa, sebbene si debba ancora far riferimento a quantità limitate, questa è la direzione verso la quale spinge la mostra di quest’anno.

Con Territorio & Design si è puntato alla realizzazione di oggetti funzionali, producibili serialmente. Questa è la sfida che ci siamo proposti: vedere come dalla sperimentazione pura si possa arrivare ad un piano concreto di produzione sostenibile e accessibile al mercato medio.

 

Quali sono le tipologie di marmo del nostro territorio nazionale più utilizzate? Esiste una preferenza?

Come marmi nazionali si fa riferimento ai bacini classici per categorie limitate di prodotti. Ma questo è un problema culturale che non può prescindere dalla conoscenza del materiale. Quando si chiede ad un architetto o a un designer di realizzare un oggetto in marmo, se non si fornisce loro un’indicazione specifica, 9 volte su 10 scelgono il marmo di Carrara senza neppure specificare quale, ossia scelgono un marchio internazionale che funziona sempre per la storia che ha alle spalle.

 

Questo denota però una generalizzata scarsa conoscenza…

Diciamo che questo è la prima cosa che viene in mente. In realtà il fenomeno è più riferibile al design; nell’ambito architettonico la scelta del marmo è diversa. Ci sono architetti e culture riferibili a precisi contesti geografici come Spagna e Portogallo dove si usa quasi rigorosamente il materiale locale perché contestualizza meglio l’opera. Essa può veicolare anche un linguaggio astratto, minimalista; così, la pietra diventa l’elemento più forte che lega il progetto al sito, mentre per il design contemporaneo in quanto prodotto del mercato globale non è richiesto un legame con il luogo.

Nella mostra abbiamo cercato invece di legare la produzione al luogo. Tutti i materiali provengono da bacini produttivi italiani e quindi viene richiesta la conoscenza storica oltre che petrografica del materiale. Al progettista si domanda un salto di qualità: una competenza maggiore perché la pietra non si può usare in modo indifferente: richiede una profonda conoscenza fisico-meccanica e geologica.

Se è dunque vero che, in generale, designer e architetti non posseggono una padronanza approfondita dei materiali lapidei, tuttavia rispetto a 20 anni fa si rileva un crescente interesse, soprattutto in architettura, ambito in cui per vari decenni questo materiale è rimasto un po’ marginale.

Inoltre, il dato che aziende tradizionalmente operanti con il marmo comincino ad aprire un loro settore per edizioni, serie e collezioni di design introduce nuove prospettive future, una nicchia ancora limitata ma che fa ben sperare.

 

Designer e relative aziende in mostra

Blumerandfriends – Helios Automazioni

Giorgio Canale – Cereser Marmi

Lorenzo Damiani – Odone Angelo + Travertino Toscano

Giuseppe Fallacara & Micaela Colella – Bianco Cave

Odo Fioravanti – Grassi Pietre

Ludovica + Roberto Palomba – Margraf

Federico Rossi – QD robotics + Marble Studio Stagetti

Roberto Semprini – Ramella Graniti + Gruppo Tosco Marmi

Pio & Tito Toso – Remuzzi Marmi Bergamo + Cave Gamba

Paolo Ulian – Silvestri Marmi

 

In copertina: Marmomac 2016, The Italian Stone Theatre – The Power of Stone. “Spongia” di Raffaello Galiotto con Helios Automazioni


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