Ri_visitati. A Taormina, per “Le Rocce” un futuro d’arte

by • 9 agosto 2017 • Mosaico, Patrimonio, Progetti1518

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Il villaggio turistico “Le Rocce” a Taormina, progettato negli anni cinquanta da Giuseppe Spatrisano, sta per tornare a nuova vita grazie all’intervento della Fondazione Fiumara D’Arte di Antonio Presti

 

Il passato

Il turismo costituì nel dopoguerra uno dei principali strumenti di cui si avvalse la nascente Regione Sicilia per attivare la ripresa economica e avviare le prime trasformazioni infrastrutturali e territoriali. La costruzione di strutture alberghiere fu affiancata all’istituzione degli Enti provinciali del Turismo, alla nascita di centri di ristoro e d’informazione per turisti, al recupero di gran parte del patrimonio architettonico e storico-archeologico, grazie a finanziamenti provenienti in parte dalla Cassa del Mezzogiorno e in parte dal Piano Marshall.

Nel 1952, l’Assessorato regionale al Turismo stanziò i fondi per la costruzione di una rete di villaggi turistici. La progettazione dei villaggi “La Pineta” ad Erice (1954), “La Pergola” sul Lago di Pergusa (1955), “Le Rocce” a Mazzarò, Taormina (1954-59) e “Le Dune” a San Leone (1965), venne affidata all’architetto Giuseppe Spatrisano.

La volontà d’incoraggiare un turismo di tipo comunitario, basato su un’idea di condivisione a stretto contatto con la natura, unita all’intenzione di costruire un luogo che assecondasse le forme, il linguaggio stilistico e la geografia del posto, un piccolo promontorio prossimo all’Isola Bella, muove il progetto delle “Rocce”.

L’architetto immortala la topografia nel disegno dei percorsi. Un sistema articolato, scandito da piccoli piazzali di sosta panoramici e cortili comuni collega le case sparse lungo il promontorio con i fabbricati dei servizi collettivi situati nella parte alta. Preesistenze, dislivelli e componenti naturali sono coinvolti nel funzionamento di questa promenade: alberi e agavi segnano l’ingresso alle case, rafforzano le singolarità dei differenti ambiti, assolvono il ruolo di cerniere nei percorsi; le modalità aggregative delle case stabiliscono la forma e il carattere più o meno privato degli spazi in comune e delle terrazze. Un percorso pensato in maniera fluida, che non si conclude nei belvederi ma prosegue ininterrotto dentro le abitazioni. Ciò che avviene fuori determina la sequenza delle vedute interne.

Una capacità di controllare la qualità dello spazio urbano che Spatrisano aveva appreso, negli anni della sua formazione, per le strade dei paesi siciliani, nei viaggi di studio condotti con il suo maestro Enrico Calandra; e che aveva perfezionato a Roma nei corsi di Plinio Marconi e Roberto Pane presso la Scuola di Architettura. Un’esperienza arricchita successivamente di nuovi significati costruttivi e paesaggistici importati da maestri come Gio Ponti, Josep Antoni Coderch, Josep Lluís Sert: le case, intese come dispositivo paesaggistico, sono modellate dal profilo del suolo, ruotano e si aprono a seconda dell’inclinazione del sole e degli scenari offerti dal paesaggio.

La costruzione del villaggio segue un comune principio generale: recinti portanti in pietra calcarea a vista, su cui si appoggiano i cordoli in cemento che reggono la copertura. Recinti che lungo il cammino cambiano altezza, trasformandosi in parapetti, contenimento, sedute. Un principio, che stabilisce una distinzione chiara tra la base in pietra che emerge dal suolo roccioso e il blocco superiore più leggero e bianco, coperto da manti rossi di piastrelle o tegole. Ogni casa non invade la vista alle altre. Il sistema delle coperture fa da quarta parete.

 

Nella foto di copertina e seguenti, il villaggio nelle immagini d’epoca (Palermo, Palazzo Branciforte – Fondo Spatrisano – Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese)

 

Il presente

La mort atteint les œuvres aussi bien que les êtres.
Qui fera la discrimination entre ce qui doit subsister et ce qui doit disparaître?
Le Corbusier, La Charte d’Athènes (1957)

Pochi mesi di chiusura nel 1971 hanno causato il saccheggio del villaggio e la successiva lenta agonia, trasformandolo per decenni in un paradiso terrestre in disuso. Tutti falliti i vari tentativi di recuperarlo o ipotizzarne una nuova gestione.

“Le Rocce” rappresenta una delle prime proposte “moderne” di architettura per lo svago e il turismo in Sicilia; una proposta che, pur mostrando in alcune parti un’eccessiva esigenza di trovare conforto nel linguaggio tradizionale, conteneva i presupposti per avviare una storia della balneazione locale consapevole e ricercata. Una storia che sembrava aprirsi con forti aspettative negli anni ’50 e si è chiusa velocemente già alla fine del decennio successivo, senza possibilità di essere sufficientemente fruita, capita e trasmessa.

Il recupero delle “Rocce”, come di gran parte del patrimonio moderno siciliano il cui destino spesso è determinato da avvenimenti casuali più che programmatici, dovrebbe stimolare momenti di confronto e approfondimento a partire dall’elaborazione di opportuni piani che affrontino la complessità e la singolarità dei temi che ogni progetto contiene, al fine di dare alla storia dell’architettura siciliana e della sua tutela, una contemporanea occasione di rinnovamento.

Da fine 2016 la Provincia di Messina, proprietaria, ha concesso il villaggio in comodato d’uso alla Fondazione Fiumara D’Arte diretta da Antonio Presti. I primi lavori di pulitura hanno fatto riemergere le pavimentazioni in mattoni, terracotta smaltata e ciottoli, liberando i sentieri. Le case hanno riacquistato visibilità e la struttura del progetto è riapparsa con chiarezza. Il villaggio è stato ufficialmente riaperto al pubblico il 27 luglio 2017, mentre il 5 agosto è stata firmata una convenzione tra l’Università di Messina e la Fondazione Fiumara D’Arte per avviare un progetto di ricerca sulla “rifunzionalizzazione del contemporaneo”.

 

Il villaggio nelle condizioni attuali (foto © Peppe Maisto)

 

Il futuro

Sebbene non ancora formalizzato ufficialmente, il progetto di riuso delle “Rocce” immaginato da Presti, fondatore di Fiumara D’Arte, avrà un carattere collettivo, spirituale e visionario, in linea con molti dei suoi interventi e delle manifestazioni avvenuti nell’ultimo trentennio nell’isola. Una proposta museologica a scala territoriale coinvolge non solo le “Rocce” ma anche i vicini paesi del messinese.
Sulla scia dell’Atelier sul mare, “Le Rocce” diventeranno un villaggio turistico dove ogni casa sarà affidata a un “creativo” (artista-architetto) tramite concorso; i nuovi interventi avranno un carattere temporaneo e dopo 4-5 anni dovranno essere smontati e rimontati in uno dei paesi coinvolti nel progetto. Presti immagina una rigenerazione continua che impedisca al villaggio di ripiombare nell’abbandono e che garantisca un “rinnovo creativo ed ecologico” esteso a tutto il territorio. Come lui stesso afferma, «Quello di Taormina è tutto un territorio fatto di comunità, bellezza e identità a rischio di estinzione, con pochi abitanti se non del tutto disabitato: penso a Savoca, Castiglione di Sicilia, Motta Camastra. “Le Rocce” si devono rigenerare non per se stesse ma per il territorio, perché se si rigenereranno in nome di una forma, di uno spazio e di un luogo, moriranno. La conoscenza delle “Rocce” dovrà essere centrifuga, dovrà generare e restituire bellezza a tutto il territorio. In tutto questo grande processo, saranno gli stessi autori (artisti) a continuare, negli altri paesi, il loro atto creativo avviato a Mazzarò».

A ottobre 2017 è prevista la pubblicazione del bando di concorso che stabilirà funzioni, forma e aspetto delle singole aree. Presti respinge l’idea di avere un unico progettista; egli ritiene infatti che questo possa imporre al luogo un carattere statico e autoreferenziale. Il promontorio ospiterà dei luoghi di contemplazione e riflessione, mentre la gestione del progetto sarà affidata a comitati di giovani creativi con durata triennale.

In merito al rapporto che dovrà intercorrere tra i nuovi interventi e i temi progettuali presenti nell’opera di Spatrisano non sono state ancora espresse delle considerazioni. «Sul futuro delle “Rocce”», continua Presti, «io vorrei lasciare una macchina creativa e propositiva che non deve mai contemplare nella sua esistenza la parola “conservazione” ma, al contrario, “creazione, innovazione e trasformazione”. Se noi pensiamo che, invece di dar vita a una forma la quale, in quanto “firmata” da un architetto-artista, ci costringa a conservarla immutata, non ci preoccuperemo più della nostra contemporaneità. Il nostro ruolo, in questo momento di necessità educativa e formativa, sarà dunque quello di generare conoscenza e pensiero, costruendo un luogo che avrà sempre una sua attualità, non diventerà mai museo, mai feticcio, mai autoreferenziale, interpretando “Le Rocce” come un respiro universale».

 

Chi è il progettista

Giuseppe Spatrisano (Palermo, 1899-1985) è una delle figure più complete della scena architettonica siciliana del Novecento: progettista, insegnante, storico e urbanista. Fu autore durante il ventennio fascista della Casa del Mutilato a Palermo (1936-39) e della progettazione di alcuni borghi rurali. Attivo soprattutto nel dopoguerra, realizzò in diverse località siciliane opere residenziali, scolastiche, sanitarie e ricettive (si vedano gli interventi INA-Casa a Petralia Sottana, l’Istituto Nautico a Palermo, i posti di ristoro della zona archeologica di Solunto e sul Monte Pellegrino e l’albergo delle Terme di Sciacca). Fu assistente di Enrico Calandra a Roma per la cattedra di Caratteri tipologici dell’architettura (1930-1933) e, istituita la Facoltà di Architettura di Palermo (1944), divenne docente di Caratteri stilistici e costruttivi dei monumenti ed Elementi di architettura e rilievo dei monumenti. Il suo archivio è ospitato presso La Fondazione Lauro Chiazzese di Palermo. Per uno studio approfondito della sua opera si veda V. Balistreri (con scritti di R. Piazza e A. Sinagra), Giuseppe Spatrisano Architetto (1899-1985), Fondazione culturale Lauro Chiazzese, Palermo 2001.


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